I verbi

ci passano in rassegna
con pronuncia sardonica c’immettono
tra le papille gustative e le corde vocali
ci scrivono le azioni sillabate nel registro dei segni
ci mettono la pen(n)a tra le mani
a tatuarci le tacche dei mattini
o matte dei tacchini (piccole libertà d’amanuensi)
ché veramente seri sono pochi

ci prescindono
come i pifferi che invece di suonare…

ci trattengono quando ci destiamo
dagli assetti (anche affetti) supini
ci tossicchiano intorno balbuzienti
ci rendono refusi inadempienti alle minime regole
ortostatiche
non ci reggiamo in piedi
e loro ci propinano levare andare fare dire ingurgitare
e noi
– verbicitanti, occhi lucidi –
lessicodipendenti incontenibili
ci siamo arresi e ci scriviamo addosso.

il medico prescrive: un cucchiaio di silenzio
lontano dai tasti

Cristina Bove

Cento grammi

(…anche meno…)

Cento grammi, bastano cento
grammi per fare del male.
Cento grammi di follia
nella mente dell’uomo
per spegnere un sorriso
senza morire.
Cento grammi per non diventare
più uomo di domani, esser padre,
cento grammi per non correre più
dietro a un pallone e distruggere
un povero sogno che aiuti
a crescere ignorando la guerra
per pochi istanti.
Cento grammi in un inganno
Per non poter più tendere una mano
e regalare una carezza, per non
poter impugnare un cucchiaio
Cento grammi, bastano cento grammi.
Cento grammi di odio perché
agli occhi non sia data la luce.
Bastano cento grammi di riso o
farina per sopravvivere.
Bastano cento grammi di polvere
grigia e aspra per morire su una
mina antiuomo.

Claudio Pompi

Published in: on febbraio 22, 2011 at 07:37  Comments (3)  
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