Scirocco

E sovra i monti, lontano sugli orizzonti

è lunga striscia color zafferano:

irrompe la torma moresca dei venti,

d’assalto prende le porte grandi

gli osservatori sui tetti di smalto,

batte alle facciate da mezzogiorno,

agita cortine scarlatte, pennoni sanguigni, aquiloni,

schiarite apre azzurre, cupole, forme sognate,

i pergolati scuote, le tegole vive

ove acqua di sorgive posa in orci iridati,

polloni brucia, di virgulti fa sterpi,

in tromba cangia androni,

piomba su le crescenze incerte

dei giardini, ghermisce le foglie deserte

e i gelsomini puerili – poi vien più mite

batte tamburini; fiocchi, nastri…

Ma quando ad occidente chiude l’ale

d’incendio il selvaggio pontificale

e l’ultima gora rossa si sfalda

d’ogni lato sale la notte calda in agguato.

LUCIO PICCOLO DI CALANOVELLA

Facciata natalizia napoletana

Ai poveri balconi delle case felici

zeppe di strilli, inferme, in alto alle cornici,

ove il cielo dei fili si perde nell’albore

murario delle cupole e nel freddo del cuore,

– e Napoli nell’agro falsetto trova il piglio

grinzoso, la sua matria ridicola di figlio-

di scena è la facciata ove il Natale mostra

i melloni, le sorbe, l’uva dei merletti

di carta, i fichi d’India. (E’ la nomenclatura

del far tutto con cura.) Qui sbiadiva la nostra

fanciullezza pensosa: la stanza, i vecchi letti,

il Vesuvio dipinto sul mare di Bengala.

Era l’aria festiva, era l’aria di tutti,

la porta sulla scala aperta ai pastori

che piangevano i lutti, il bambino che viene

in braccio alle novene.

Era un vederci fuori

di noi, “al vento, al gelo”, per restar dentro, al fiato

di quel primo passato ove albeggiava il cielo.

Ho dipinto un ricordo, il ricordo ha la mano

paffuta di geloni per quel mangiare poco

in mostra sui balconi, ma dipingo per gioco.

ALFONSO GATTO

Il vento di Mykonos

Il vento di Mykonos
non giace sulle sacre sponde d’Apollo
corre come un ghepardo
ruggisce
sfodera le unghie
graffia insistente
prorompe in mare
lo ghermisce

il vento di Mykonos
sfiora gli occhi dei golfi
le cupole celesti e i muri bianchi
poi addenta i paradisi
senza pazienza sforma la sabbia
spinge l’acqua verde sui miti delle Cicladi

il vento di Mykonos in altri tempi
muoveva le vele leggere dei mulini
pigiava il grano come un dio alato
era amato…

Aurelia Tieghi

Published in: on novembre 12, 2010 at 06:59  Comments (5)  
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