Io non poeta

La poesia, quella di stanotte,
é intrappolata in un non so dove,
in un pertugio posto in fondo al cuore
o, dentro l’anima, in un buco nero.

Vuole silenzi che non le so dare
quando il cuscino giro e poi rigiro,
se piede al piede insisto a frizionare
o gratto ciglia fino a farmi male.

La strada che dovrebbe esser muta
disturbo arreca con i suoi rumori
e il sussulto della sveglia odiosa
scandisce tempo solo da fermare.

Io non poeta sono prigioniero
o, meglio ammettere, assai incapace
di catturare lemmi uno alla volta
per incastrarli in qualche verso mio.

Amore, amare, mare, terra, cielo…
nuovi universi, lune, stelle e soli…

Non scriverò d’omerici vascelli,
di una strega da tramutare in fata,
di un seno sotto trasparente seta,
o del viaggio verso un lungo bacio.

Ancora prima di tentar poesia,
facile preda mi do a Morfeo
e nebuloso mi diventa il tutto
nel sogno incerto che andrò a fare.

Ed é mattina, col sole alto di già,
mentre a registro il ricordo metto.
Sembra passato tanto di quel tempo
e invece… in una man conto le ore.

Aurelio Zucchi

Eri la bellezza

eri la bellezza accesa in ogni cosa
calma serena che dalla fatica riposa
un’adolescenza ripresa
tutti i tempi erano presenti
nel letto al mattino pensarti
mio sul cuscino

ora inseguo beltà che mi sfugge
la cerco per vivere
mi ha mostrato un attimo girandosi
il suo volto di margherite
non so s’è stato vero o l’ho sognata
una realtà trasfigurata

azzurrabianca

Published in: on luglio 5, 2012 at 07:38  Comments (5)  
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Amore senza età

Se questo amore non conosce età,
io giocherò con te la mia partita.
Sul tavolo verde della tua giovinezza,
punterò tutto il mio passato di uomo,
il mio quieto e noioso presente.
Sarai il mio dubbio e la mia certezza
dopo il tempo del dolore e del silenzio.
Sarò il tuo capriccio di un momento
fatto di voglia di essere amata fino
a quando il vero amore ti cercherà.
Per te risveglierò quell’amore che
per troppo tempo ho dimenticato
pensando che il suo tempo fosse finito.
Sarai il mio immenso dolore urlato
quando il tempo dell’illusione finirà
e di te sentirò il profumo su un cuscino
che stringerò a me senza odiarti.
Sarai, se vuoi, il sole dei miei giorni nuovi,
quello che quando su di me tramonterà
mi consegnerà alla notte dei rimpianti.
La prima alba dopo di te non mi troverà
ad aspettarla sperando di trovarti accanto.
Tornerò nel crepuscolo lento dell’età mia
conservando il tuo breve e caldo raggio
che avrà dato vita al nostro tempo breve,
alla mia dannata e voluta illusione.

Claudio Pompi

Anestesia d’amore

Dormono sensi assopiti
gli occhi sotto le ciglia
più non vedono luci
insensibili le mani al tatto
le labbra ai baci.

Più non giunge alle narici
dell’amore il profumo
agli orecchi
il suono dolce
delle sue parole.

Anestesia d’amore…

L’ho sognata
E fu un incubo…

Ma l’aurora dalle dita rosate
un fiore sul cuscino
mi fece trovare.

E con lui amante
rinacqui a nuova vita.

.
Sandra Greggio

Vecchiezza

 
Assopito
nella evanescenza
di bucolici anfratti
prendeva a passi lenti
il panorama.
Gli occhi disciolti
nell’amena vista
offrivano ai pennelli
il desiderio
di scorrazzare sulla tavolozza
e incoravano il cuore 
a proseguire
lungo il rettilineo delle ore…
l’atonia spalmata
nelle braccia cadenti
e nelle gambe
diluiva la foga
di pupille,
del cappello ruzzato
sulla fronte
del fumo acceso
a ciglio delle labbra…
le due voci
scolpivano la sera su cuscino
un sorriso pietoso,
mentre dal cielo
piovono sempre
sassi di domani
sul capo
del presente ammutolito.

Giuseppe Stracuzzi

Mimetizzando-me

Libererò questo piccolo cuore in esilio
riassettando un letto d’emozioni
adagiandomi sopra un cuscino di sogni
sotto a un soffitto di cielo in abbraccio
e una coperta di nuvole rosa e d’arancio…
Afferrerò l’ultimo drappo di magia
prigioniera ancora del dolore
inventerò la mappa del tuo cuore
fantasticando, sognando, vivendo
resti di follia e una mimetica….

Beatrice Zanini

Polvere di sogni

Verso qual luogo
l’inganno della mente
mi muove strade
tracciando linee rette
in corridoi senza
luce e fine
dei passi miei
ascolto il tuono

accatastate notti
come ombre spoglie
dalle mie vesti
allora scuoto
polvere d’illusione
come fosse fuoco

gettando il tempo
dove il vento smosso
lo si può ascoltare
senza prestar poi l’attenzione
della dignità mi spoglio
lasciando in pegno i miei deliri
che più non voglio

ma al mercante dei tuoi sogni
in cambio prima di
svegliarmi che io chieda

un po’ del tuo profumo
dal tuo cuscino piume
e il tuo sorriso veda

Pierluigi Ciolini

Abuso (dedicata)

 
Si proprio tu… amico dico
a te
ricordi?
le dicevi che era la tua bambina
facevate capriole la mattina a colazione
accendevi per lei la lampada  
le confessavi all’orecchio che eri Aladino…
le sprimacciavi il cuscino
dolcemente le dicevi -sei il mio fiore!-
avevi quel tuo sorriso strano d’incantatore
pareva amore
Come un giocattolo sulle tue ginocchia
era stella cadente
la carezzavi con le tue mani d’ortiche
/lei non riusciva a piangere/
ascoltava la favola dell’orco
/lei non riusciva a ridere/
Era cambiata, non capiva perché
ogni volta che sgattaiolava da te
s’attorcigliava con gli arti nudi
in quella piccola stanza
lontana
dall’ anomalia
                          da quella tua pazzia.

Aurelia Tieghi

Volevo il tuo corpo liscio

Volevo il tuo corpo liscio – quelle vene
Che pulsavano di pioggia violenta – volevo
Che fossero la mia guida – la strada
Che mi avrebbe portata alla tua finestra

Lo sarebbero state davvero! Le avrei seguite
Ad occhi chiusi – le tue vene – ad esplorare ogni parte
Del tuo corpo – della tua pelle così liscia
Che a toccarti le mie dita chiedevano

Ai miei occhi: «Ma questa non può essere
Pelle umana! Guardate meglio: non è forse
Un cuscino di raso?» Volevo quel sangue
Vellutato – l’avrei conservato nonostante la sete

Volevo che fossi il mio Desiderio costante
Che fossi l’acqua da sorseggiare
E la neve in cui tuffarmi:
Tu lo avresti retto

Nicole Marchesin

Published in: on aprile 27, 2011 at 07:28  Comments (2)  
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Fa niente…

Fa niente se diserterà, la luna,
se di stelle neanche un punto si vedrà,
se il vento romperà il silenzio
o se la pioggia solo asfalto laverà.

Ugualmente adagerò una guancia
sul solito cuscino in due piegato.
Mi allungherò sul mio fianco destro
e comodo viaggerò volando
per arrivare a mai raggiunta meta.

La dolce quiete, innanzi tutto, voglio
per esser dopo assai facilitato
nell’esplorare i dubbi di sempre
che non mi fanno viver come voglio.

E non si tratta d’aver troppe pretese,
d’innamorarmi per come io intendo,
di maneggiare felicità ammessa,
di vincer la paura della morte.

Si tratta solo di guardarmi dentro
con occhio freddo che non m’appartiene,
con l’occhio di chi da fuori mi vede
eterno pellegrino lungo gli anni.

Fa niente se sarà distante, il mare,
se non ascolterà questo suo figlio
che, tanto, alla prossima occasione
gli parlerà di questo e anche d’altro.

Aurelio Zucchi