Non potrai

Non potrai chiudermi in un angolo,
scacciarmi dal tuo esistere e andare
da sola per quella strada che finisce
nella nebbia dell’ignoto eterno domani
Non potrai prendere di me i gesti,
le parole, i sorrisi, il sudato corpo che
al tuo si unì tra silenzi e grida d’amore
in una stanza sul mare dove il tempo
era eternità e noi frammenti di universo.
Non potrai, amore mio, non potrai di me
giocarti fuggendo dai giorni inventati
da noi per sfidare la vita che restava,
la gente che di noi l’amore invidiava.
Se fu per amore lo stringersi le mani
che disperate nell’altre amore cercavano,
sarà per amore l’ultima stretta quando
di te la mano dalla mia scivolerà stanca
di una vita lastricata di dolori e offese.
Non potrai amore mio negarmi il diritto
di baciare i tuoi occhi socchiusi, parlarti
di noi e della nostra povera felicità rubata
mentre lentamente scivoli nell’oblio
e nel faticoso ricordo sorriderai di noi.
Se tuo fu il diritto di essere amata,
mio fu quello di prendere tutto di te,
anche il dolore che mi regalerai quando
il nostro tempo sarà un pendolo fermo,
un ora, una data nel calendario del cuore.
In quella stanza sul mare qualcuno
sentirà i nostri sussurri, i nostri gemiti
e sarà ancora amore tra noi perché
non ti lascerò andar via da sola, perché
sarà ancora mio quell’amore dal quale
scacciarmi vorresti.

Claudio Pompi

La data

 
Il treno mentre corre
guarda la data impressa
allontanarsi dal presente,
la tiene imprigionata
nei registri di carta
dell’archivio
dove man mano
un vento la consuma
fino a quando la perde di vista,
qualche cifra scolpita
resiste alle intemperie,
perciò masse in attesa
arrampicate
al senso di un vapore
fanno presa
scalando la scarpata
per incidere i dati sulla pietra.

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on febbraio 13, 2012 at 06:55  Comments (8)  
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Testamento biologico

Spogliato di tutto
inganni la morte
mimando il sonno.
Lei non si da pace
spia la tua lacrima che non intende
e ora tace.

Sulla scrivania aperta la tua agenda
non sa
che stai sfilando via
la data non appare-
ultimo appuntamento
cui dovrai andare.
Al buio nell’armadio
i tuoi abiti appesi
attendono pazienti
il cambio di stagione.

Ma per te d’ ora in poi
sarà negata a oltranza
del giorno e della notte
l’alternanza,
l’evoluzione,
tempo
e l’ umana espressione
del sentir un’emozione.

Padrone sei più di nulla

La macchina ci lascia l’impressione
che ancora qui tu sia
ma è solo illusione
Così uscirà il giornale- l’ultima edizione –
Staccar la spina
è l’unica nostra opzione?

Anna Maria Guerrieri

Ti ho visto morire

Ti ho visto chiudere gli occhi sotto il suo ansimare
e ti ho sentito che dentro lo maledivi
ti ho visto piangere per una data da dimenticare
lacrime al vento, un amore da buttare,
ma ti ho sentito anche ridere e gioire
mentre parlavi e mi raccontavi
di come un giorno saresti partita
lasciando lui, lasciando tutto, tranne la vita.

E ti ho sognato che ancora eri bambina
mentre nuotavi in un mare di speranze,
e ti ho sognato che non eri più bambina
mentre incendiavi la sua casa di tre stanze,
ma poi da sveglio ho sognato di abbracciarti
e di tenerti stretta sul mio cuore
di accarezzare i tuoi capelli biondi
sperando ancora di sentirti sperare.

E ora che sei ad un bivio della vita,
di qua è normale, di là c’è la follia,
senza saperlo ti sei già incamminata
e stai inseguendo la tua malinconia,
spero soltanto che tu riesca a voltarti
e ad imboccare decisa l’altra via
quella più angusta, certo più solitaria,
ma che porta al sogno come per magia.

C’incontreremo senz’altro a metà strada
portando ognuno il suo fardello d’incertezza,
proseguiremo poi ovunque si vada
perché alla fine l’importante è far chiarezza
in fondo quello che tu ed io cerchiamo
è solo amore e tanta fantasia,
ricominciare col sole alle spalle
e all’orizzonte… la tua vita e la mia.

Sandro Orlandi

Etichetta

Naso schiacciato al vetro
fuori piove
quanta ce n’è, per me, d’assoluzione
a colpe omesse?
Con la coda dell’occhio mi sorpasso
chiedendo chiarimenti se
(i bagliori diffusi nei gomiti nei polsi
nelle ginocchia e intorno
pari al centro)
la data sia la stessa.
giornate pettinate a trecce
corpo che  trema sulla china
in mia vece
frammento sabbia rose
di calcite…
In me l’itinerario dei sensori impronte
di titanio
infissi nel profondo
codice a barre
l’ora del tramonto.
E poi dirà, la brava gente, ha vissuto
di suo più che abbastanza.
Ed io lo penso?

Ho cognizione d’essere scaduta?…

Cristina Bove

Apro

Apro questa scatola del giorno
sperando di trovarti in offerta
forse non è il prezzo che mi spaventa
ma la data di scadenza

Anna Maria Guerrieri

Published in: on ottobre 12, 2010 at 07:32  Comments (5)  
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Lettera ad una madre

(a quei ragazzi che, giusta o sbagliata,
fecero una scelta e pagarono con la vita
)

Adorata madre, altre mie non avrai.
Conservala con il ricordo che di me
invece terrai per sempre.
Per sempre porterai il dolore, per sempre,
oltre questa vita, porterò il rimorso.
Vorrei chiederti perdono per il tuo
soffrire che t’accompagna da quando
mi desti al mondo.
Ho creduto ad un ideale, alla mia giovane
follia, all’immortalità che da sempre
inganna con l’illusione della vittoria.
Scappai di notte, senza un tuo bacio,
senza la tua benedizione.
Al mattino,  piangente, stringesti al seno
la mia fotografia.
Presaga di un destino mortale
pregasti per me, per l’anima mia.
Mi hanno chiamato assassino,
ma non ho ucciso nessuno, madre mia.
Non festeggeremo la mia maggiore età,
ma la data è scritta su questi muri
insieme a quelle di chi prima di me
tornò a Dio.
Ho visto i volti dei miei nemici,
uguali al mio ancora glabro.
Nei loro occhi la stessa mia paura,
quella di morire.
Non odiarli, madre mia, basta l’odio
che mai avrei creduto di vedere.
In quei momenti dove gli uomini
di umano niente più hanno,
avrei voluto chiudermi tra le tue braccia
e liberare il mio pianto.
Nella camicia porto una margherita
colta in un prato assolato in un giorno
di tregua. Per pietà me l’hanno lasciata.
La porterò con me al muro
che aspetta il martire come una croce.
Quando sarà primavera, cogliene una,
mi avrai a te vicino.
Fatti baciare il volto da un raggio di sole.
sarà il mio eterno bacio, madre mia.

Claudio Pompi

E qui distante

Se ogni faccia
contamino di me
a chi darò l’indicazione
due che di due
fanno pali affiancati, mai
una coppia
in questo giorno disatteso
mi chiederai – ma non è detto –
se passerò la notte

ci si sbuccia il cervello
sui gesti spogli in apparenza
le sagome parlanti dagli scogli
al di là di un’insegna o di una data
che sia soltanto un sogno
di ventura.

Cristina Bove

Published in: on settembre 3, 2010 at 07:23  Lascia un commento  
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