Joni Mitchell

C’è un tempo che alla strada di casa smette il buio
e pare che germogli per me l’oceano prato.
Un tempo che non sei più distratta e metti mano
per una o due monete alla tasca;
poi mi chiami, pretendi che io canti come la Mitchell
dea. Di Amelia e il suo peccato di vivere
dei posti, in cui fermammo un giorno
col freno a farci amore.
Un tempo di tappeti, e di sorsate d’aria
di alberi in gran spolvero come a una comunione.
Un principio di rossetto sugli angoli del dire
la smagliatura che ti dilaga
tracce d’ozio, per bene camuffate sotto un tailleur da schianto.
Un tempo che i bottoni non prendi mai sul serio
che pensi non sia male il tuo bianco tra i capelli;
e non sia male anch’io, dal nuvolo degli anni:
in fondo un parapioggia discreto
corde salde, di un’altalena niente sicura.

California, California i’m going home.!

Massimo Botturi

 

Burlesque

 
Curve sinuose in pizzo nero
lacci incrociati trattengon il respiro
corpetto esalta seni d’avorio
marmorei e tondi glutei rosa
.
Fascino retrò di giarrettiere
civettuoli battiti di ciglia
a cuore il rosso delle labbra
tacchi a spillo e bolle di champagne
.
Malizia e danza erotica
cedono corpetti svettan le forme
dea giunonica emergi dal calice
cavalcando eterea sogni plebei

astrofelia franca donà

Contro il malgoverno

La patria nostra non crollerà,
Zeus la preserva con gli dei beati.
Una dea veglia magnanima, alte le sue mani:
è Pallade, figlia del gran Padre.

Eppur loro vogliono distruggerla:
folli, bramosi, demagoghi dissennati
con sofferenza sconteranno tale tracotanza.
Non sanno star lontano dagli eccessi,
gustar le sacre gioie del convivio.

S’arricchiscono coperti d’ingiustizia
spezzando i sacri beni e il pubblico,
chi qua chi là razziando,
in barba ai fondamenti di Giustizia.

SOLONE

L’Illuminato

 
Verità vanno cercando,
sulla strada della seta,
e cavalli cavalcando,
cercheran chi li disseta.
.
Questi candidi destrieri,
oro e azzurro  finimenti,
porterann’i forestieri
verso mete convenienti.
.
 “Cara Amal, amica mia,
su raccogli il tuo sitar,
canta  per la nostra via,
rendi lieve questo andar.”
.
La violenza del deserto,
la durezza del percorso,
li stremarono di certo
anelando ultimo sorso.
.
Ed alfine all’orizzonte,
sopra un monte, sulla cima,
la città di tutte l’onte,
Samarcanda s’avvicina.
.
Quivi giunti chiederanno,
destra e manca ansiosamente,
“chi alla sete non fa danno,
chi disseta veramente ?”
.
Ricevuti nel castello,
dal sultan della regione,
ecco il re di quel bordello
che impartisce la lezione:
.
“Quei che qui non vo’ restare,
esecrando ‘sto mercato,
scelse solo il meditare
fino all’ultimo suo fiato.
.
Con la vaga tua compagna,
guadar l’Oxus voi dovrete
e scalando la montagna
nella grotta il troverete.”
.
Si rimisero in cammino,
gonfio il cuore d’emozione,
certi del loro destino
di trovar la soluzione.
.
Grande gioia fu per loro
la caverna rinvenire,
nella mente quasi un coro
per l’auspicio divenire.
.
E così, dinanzi a loro,
ecco appare il gran vegliardo,
vestimenta prive d’oro,
tanto affetto nello sguardo.
.
“Wahid altri m’han chiamato
sin da quando rinunciai
a restare in quel mercato,
fonte di primieri guai.
.
Quell’ è un luogo di vergogna,
di Babel la confusione
e vi regna la menzogna
quale unica ragione.
.
So che voi state cercando
Verità, unico bene
e per questo, camminando,
qui giungeste dopo pene.
.
Tu bruciasti tuo passato
ricercando savi esperti,
ora in luogo malfamato,
ora andando per deserti.
.
Non v’è saggio, qui nel mondo,
che rispondere saprebbe,
quel che chiedi, vagabondo,
dentro il cuore albergherebbe.
.
E nel cuore dell’onesto
ben nascosta c’è una luce,
guarda là con un pretesto
solo il ben ti ci conduce.
.
Quest’io dico alla partenza:
Verità, suprema dea,
accompagna l’esistenza
di chi amor ognor si bea.”

Piero Colonna Romano

(n.d.a.  I nomi arabi Amal, Oxus e Wahid corrispondono rispettivamente a : la speranza, il fiume nei pressi di Samarcanda e l’ineguagliato. I cavalli simboleggiano la mente ed i finimenti la fantasia che la orna. Così come il deserto simboleggia il mondo in cui viviamo e la durezza del percorso, il vivervi. L’ultimo sorso, ahimè, è la morte, desiderata per gli stenti subiti. Samarcanda è stata scelta perché punto centrale della via della seta, quindi  luogo frequentato da un’umanità fatta di mercanti, notoriamente non proprio sinceri.)

Acquamarina

ti estraggo nella miniera
dell’onda
dea che allevia
gemma-gioiello esploratrice
navigatrice del sogno
a mezz’aria tra i marosi
rifletti, scrutata a fondo
segreta
alla via liquida
tuo, il mistero rivelato
magicamente guidato
da cristalli unici
scultura viziosa
accerchiata dall’indaco.

Aurelia Tieghi

Published in: on Mag 27, 2011 at 07:09  Comments (7)  
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Totus in illis

Così, in quelle che belle
e quasi tenere ventose
erano le attenzioni
che cancellavano d’intorno
al punto vero tutte l’altre cose,

mi cancellavo
come Orazio in via Sacra
perivo di limpida vita
nella freschezza assorbente
di una piccola idea quasi dea
che m’isolava del tutto
anche se per un solo minuto.

Ora, totus in illis
torno a pensieri di ieri
quali frammenti di diamanti-misteri
imprigionati come in un’apnea.
Intorno è un senza-niente
che nessun baratro eguaglia
un’assenza che rende
ogni contesto festuca e frattaglia
e langue dell’affiorare
come atto stesso dell’evaporare.

“Totus in illis-illa” rovesciato
come vuota bouteille-à-la mer
solo a se stessa indirizzata
e sgomenta di sé-
palpito-smalto
già di perente ere
dove niente è più alto
che d’una ustrina lo spento braciere.
Totus-totus
in illa insula immotus.

ANDREA ZANZOTTO

Messaggio

Emozioni passate tra il vento
e parole e battiti del cuore

Vago io dea e maga
tua musa
nell’infinito spazio dell’anima.
Tra spettri e baratri
nei deserti senza oasi
in corsi d’acqua cristallina tra il verde fitto
della foresta di mangrovie.
Passo tra il sole, catturo la luce
Nel buio con il bagliore delle stelle
inebrio il tuo cuore di emozioni nuove
Di sussulti desiderati e nascosti
tra i segreti pensieri dell’anima

Gianna Faraon

Ali di seta

Dona l’arcobaleno un filamento
che tessitrici muse ci han foggiato
crisalide libratasi nel vento
magico incanto del divin creato.

Nutresi all’armonia di libertà
ch’origine trovò a forar di guscio
raggiante per cotanta immensità
gioì di volo al salutar dell’uscio.

La maraviglia di stupor s’inchina
al passo suo regal bellezza pura
che grazia di sorgente dea marina
s’affanna a paragon d’equal natura.

Con leggiadra movenza ella carezza
un pavido evocar d’età passata
sembiante a sapor di giovinezza
che al navigar di vita s’è celata.

Foschi frammenti d’un sentor lontano
a raffiorar pensier poco si mostra
che l’animo smarrito al quotidiano
negar si suole il dondolar di giostra.

L’esister di cangianti ali di seta
sguardo rapisce col segnar di danza
fremente d’esser fior d’unica meta
ch’ogni petalo vibra di speranza.

Ma è d’apparir fugace la farfalla
che al volteggiar maliarda adulazione
posa gentil al profferir di spalla
poi aleggia e s’invola l’emozione.

Gian Franco D’Andrea

Magia

Avvizzisce la notte
con strappi malinconici,
lancia Lilith respiri ansimanti,
guizzano i sentimenti
di  tenere melopee.
Ammalia e rapisce
con delineante fissità
la dea notturna.
Entro una piccola stella
delineo geometrie smussate.
L’eterna notte
ricrea semplice magia
e annego in essa!

Michela Tarquini

Published in: on dicembre 4, 2010 at 06:57  Comments (3)  
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Baccanale


Eburnea dea
dal rosso manto
d’alba son fatti
i tuoi capelli
attorcigliati di viticci.

Grappoli i tuoi seni
offerti al vento
tra effluvi di- vini.

Danza
tra tini e succhi d’uva,
la ballata ancestrale.

Languidi fianchi
volteggi di foglie
e sospiri di vento.

Lasciati ammirare
così scarmigliata,
dimentica ormai
del grano dorato

adorna di bronzo
ebbra del nettare
e di passione

astrofelia franca donà