Se

 
Se riuscissi ad afferrare la luna
o almeno a sfiorare il suo volto
così da sentire più da vicino
il mite respiro che slaccia la notte,
l’antico segreto che arma i poeti,
la vibrazione d’eterno e infinito,
quel freddo da mille stelle falsato
prima che viri al caldo del cuore;
.
se fossi per una volta capace
di farmi vago in abisso incolore,
fluttuare tra il plancton di un mare
poco azzurrato dai miei sorrisi,
rifugio caro nell’ora a declino
com’è la pretesa dell’uomo perso
che nell’amore il porto non trova
ed acqua e sale in zucchero muta;
.
se credibile ciò fosse appena,
darei inizio al ripristino nuovo,
all’essere in corsa per un riscatto
d’eroe illuso nel tempo che vola.
Mi stanno a guardare, il mare e la luna,
e forse ridono di me, del sogno
che come nuvola al sole si sfila
o come onda sullo scoglio s’infrange.

Aurelio Zucchi

Ndr: questa poesia ha ottenuto il 2° posto assoluto in classifica, per le poesie inedite, nel concorso letterario “L’integrazione culturale per un mondo migliore” indetto dalla CEAC- Centro Ecuadoriano di Cultura in Milano-

Autodafé

 
Mi espongo ad un declino insolito
anche per un vivente incallito,
ieri sera ci siam mangiati tutte le virgole
ci credo poi che non riesco a dormire
ed io maledico l’insonnia che mi priva dei sogni
dei vivi e dei morti
che in un empireo mio soltanto
mi aggiornanano sul mondo.
Brucio di solitudine
perchè ogni amico è mio soltanto,
invece alla gente piace vivere circondata
da altra gente che quando parla sputa.
Almeno dicessero cose sensate
senza sbagliare i verbi
perchè i concetti chi glieli tocca
a questa massa di balordi
pieni di fede nell’amore per il prossimo,
anch’io lo amo,
ma che non mi stia troppo addosso.
In questa valle oscura mi espongo ad un declino insolito
che vuoi che sia se dopo ci sarà Luce
e sarà per tutti, altrimenti senza perdono
c’è un altro disoccupato in giro, Dio.
Per ora amici perdenti quanto me
o vincenti come non sarò mai,
toglietemi il fumo dagli occhi
chè possa vedere almeno su qualche volto
lo sconforto.

Maria Attanasio

L’ultima nota

 
 
 
Sigillo fiabesco, memoria d’un canto,
rimane nell’aria una nota sospesa
e ancora riporta del mare l’incanto
a folla silente, rapita in attesa.
.
Quel piano sfiorato da dita preziose,
che intrecciano suoni di mille colori,
come arpa risuona, a ricordo di cose,
di luoghi vissuti e nostalgici amori.
.
La sua melodia in cerchio si chiude,
son gravi ed acuti i suoi toni cangianti,
quel lieve ondeggiare risacca dischiude,
carezzan la sabbia quell’onde vaganti.
.
E pare d’udire l’urlar dei gabbiani,
nel mentre quel cielo s’infiamma al declino.
Poi nasce la spuma, che bagna le mani,
da un’onda che avvolge l’ambiente vicino.
.
Di salso il profumo, di sale il sapore,
ubriacan quei suoni che scavano a fondo
e dai nostri cuori cancellan dolore.
Ci danno la pace, donandola al mondo.
.
Così è questa voce che assolve peccati.
E alfin, nel silenzio, rimangon nel cuore
magia di quei suoni, momenti fatati
che dentro han lasciato intenso stupore.

Piero Colonna Romano

(omaggio a Ludovico Einaudi)

Divorzio

 
Scimmia curiosa, se l’umano ha voglie,
a volte, di cambiar la propria moglie.
.
Ma è già a riposo, in abito disfatto
dal declino incipiente che esorcizza
solo con i bordelli e gli stravizi.
.
Se “un migliore”, per lui, ha sovvertito,
le regole del gioco, il consentito
nella “sua società”, ora anche lui
attirato vuole cambiar vestito.
.
Condanna? Infatti spunta come un fungo
all’improvviso, dopo un acquazzone,
l’alibi: quel ricercar l’identità
smarrita . . . contrastata . . . una conquista
di un’altra donna da sposar di nuovo . . .
possibilmente con vent’anni in meno,
molto più giovane (una sfida col sé):
FREUD si rivolterebbe nella tomba
di pietra e riderebbe, sganasciando.
.
Ora la propria donna è lisa, troppo
cotta, carezze e tenerezze troppo
ha dato: ai figli ora adulti insieme
a “lui” han superato ore tristi,
ore allegre, le solite amarezze.
Ora non “serve” più, cambiando vita.
.
E vola, vola e va per altri lidi,
godendo ciò che può e fino a quando
si accorgerà d’esser rimasto solo.
.
Se nasce un altro figlio fa da nonno,
mentre i giovani, squali, stanno attorno
alla neo mogliebimba e, se va bene,
aspettano che muoia.

Paolo Santangelo

Quel momento

Nel tempo che ti vuole divorare
si trova per fortuna quel momento,
e non è detto che illusione sia,
in cui afferri della vita il gusto.
Che sia l’effetto di un dolce sorriso
di chi pensavi non sorridesse mai,
o l’immersione in un blu scordato
quando ti accorgi che i tuoi colori
meglio di te resistono al declino,
o meglio ancor la netta cognizione
di quel sentir nel cavo della mano
il vero amore che hai sempre rincorso,
che anche sia una cosa sola,
un batter d’ali udito nella bruma,
un saragotto da ridare al mare,
salir due piani senza più l’affanno,
cravatte azzurre dentro la vetrina,
l’odore di caffè dalla cucina,
che anche sia una cosa sola
tu da nessuno sarai divorato!

Aurelio Zucchi

La donna sparita

Ti amo donna.
Ti amo per come sei, per l’età che hai,
per quei lati che tieni nascosti
e che riveli quando vuoi, se vuoi.
Amo di te il seno piccolo o grande
perché è il tuo seno.
Non mi importa se con il passar del tempo,
si fa dolcemente calante, più morbido,
è la tua nuova età che nulla toglie
alla magia di ciò che sei: donna.
Donna con la tua mente, con l’intuito
che più veloce del mio ogni dubbio risolve.
Avrai sempre un età nuova, sempre di più
d’esperienza e saggezza arricchita.
A che ti serve apparire quella che in realtà
non sei.
Quel ritocco al seno calante, quel rifinire
il naso che nel tuo volto stona con l’armonia
dei lineamenti.
Quel ventre appiattito da una fredda lama.
Non sarai mai più la donna che un giorno
incontrai.
Sarai, illudendoti, in sintonia con te stessa,
non lo nego.
Ti amerai, ma non amerai me che da te aspettavo
le tue età nuove da vivere insieme.
Oh! Se esistesse un bisturi che dalla mente tua,
sapientemente rimuovesse la tua paura
per il declino che è dolce come un tramonto
quando si ama riamati per ciò che si è,
non per la giovinezza che vola via
al finir della sua danza incantatrice!

Claudio Pompi

Tra le braccia dell’oggi


E son qui, col peso degli anni
che greve al crepuscolo appare
e lieve diventa al sorger del sole.
Qui – tra le braccia dell’oggi –
conquisto le ore del declino
in esse versando aria frizzante.
Aprirò tutti i pori al pensiero
di volerli riempir di frescura,
ossigeno del nuovo sogno.

Aurelio Zucchi

Published in: on luglio 21, 2010 at 07:36  Comments (2)  
Tags: , , , , , , , , , , , , ,

Il tempo non aspetta


Il tempo scorre in fretta, più veloce
dei nostri pensieri sui quali sediamo
e lentamente ci lasciamo portare.
Il tempo scorre in fretta, più veloce
dei nostri occhi che scrutano il domani
ed è già domani al battere delle ciglia.
Il tempo non aspetta il nostro decidere
perché lui ha già deciso per noi.
Il tempo scorre in fretta sui nostri dolori,
sulle nostre storie che finiscono
e lasciano un gusto amaro sulle labbra.
Il tempo non ci aspetta mentre cerchiamo
di sopravvivere al suo scorrere su di noi,
fermando immagini e ricordi nel cuore,
il grido in gola,la parola tra i denti…
fermando su un foglio bianco la vita
che non tornerà, quella che non volevamo,
quella che avremmo voluto ed è rimpianto
il non aver preso ogni tempo dovuto
ad ogni umano passaggio consacrato.
Non fermeremo il tempo che noi illusi
abbiamo chiuso in un cerchio di numeri
e che lui irride segnando i nostri volti,
tingendo le nostre chiome di bianco,
spegnendo il giovane ridere e lasciando
malinconici sorrisi nell’età del declino
quando ogni passaggio è compiuto e
resta il lungo tempo dell’attesa.

Claudio Pompi