Proiezioni

Il parto che inizia il cammino
passando attraverso
la cruna del tunnel
si accende di lune
riflessi
di lotte coi sassi
fino al mare
dove si svolge il filo,
rifluisce
prima di sboccare
in delta di memorie
le correnti ammansite dal ristagno
seguono i battiti dell’orologio
col cuore vulnerabile,
il delirio non ride
a spettatori che applaudivano
ed acque di fanghiglia
della micidiale indifferenza
emergono dal fondo.
Chi ha coltivato fiori
oltre recinto
campagne fiorite rincorre
la sponda nebbiosa vede il sole
non bolle di rancore senza onda

Giuseppe Stracuzzi

Il Delta del Po

AL DELTA DAL PO


Vâsc d’alevamànt pr’i péss,

udåur ed faggn apanna sghè,
la casléina cån dåu turàtt,
videocâmera
såura i zâl di canp ed furmànt
ed Vèc’ Pieter Bruegel,
bèl canpanéll dnanz a fûs ed canpâgn.
E intant la pasa
l’anulatrîz stereotipè bèla vétta…
E bum bum, buuum…
mo
in dóvv saggna in dóvv staggna
andànd?
I vôlen acsé
là in dóvv i pôlen quall ch’i vôlen,
e brisa fèr del dmand!

E fîrum a l’ånbra d n albarâz
i mâgnen is divérten,

ronf… roonf… ronfroonff…

zz… zzz… zzzz… zic!
e i se dsdàzden ed såurasèlt!
Uaaai, uaaah, mo che åura srèl?
(dû zûven is dan al petting).
Guardäggna äl foto? Nå,
äl diapo äl diapo!
Mo nåaa, che bèrba, la videocasatta!
Pén e tamarîs, dôn culurè,
la canta spass pr indvinî
dla dôna la beltè,
ciciricii, ciricicii, mo…
an i é gnanc un panén!
E da bàvver?
Veeeh, guèrda là,
ai é una fasèna! Però al fasàn
l’é pió elegant, cun el såu
pann variopénti! Eh, as sa,
i mâsti… E pasa la giurnèta, e
chisà… Canócc’ di canèl,
l’anziàn barcarôl,
la zentrèl ed sâbia,
al zlè slurp slurp, ah cum l’é bån!
al cavalîr d’Italia fantèsma,
l’idròvora e la lanterna…

E al vèsper
clap clap un sbatmàn
al Po dal Delta!

§

Vasche per piscicoltura,
odore di fieno appena segato,
la casina con due torrette,
videocamera
sui gialli dei campi di grano
di Vecchio Pieter Bruegel,
bel campanile dinanzi a fossi di campagne.
E intanto passa
l’annullatrice stereotipata bella vita…
E bum bum, buuum…
ma
dove siamo dove stiamo
andando?
Vogliono così
là dove possono ciò che vogliono,
e non far domande!

E fermi all’ombra d’un tremolo
mangiano si divertono,
poi
ronf… roonff… ronfroonff…
poi
zz… zzz… zzzz… zic!
e si svegliano di soprassalto!
Uaaai, uaaah, ma che ora sarà?
(due giovani si sbaciucchiano).
Vediamo le foto? No,
le diapo le diapo!
Ma nooo, che barba, la videocassetta!
Pini e tamerici, donne colorate,
canta spesso per sciarade
della donna la beltade,
cicciriciii, ciriciciii, ma…
non c’è neanche un panino!
E da bere?
Veeeh, guarda là,
c’è una fagiana! Però il fagiano
è più elegante, con le sue
penne variopinte! Eh, si sa,
i maschi… E passa la giornata, e
chissà… cannucce dei canali,
l’anziano barcarolo,
la centrale di sabbia,
il gelato slurp slurp, ah com’è buono!
il cavaliere d’Italia fantasma,
l’idrovora e il faro…

E al vespro
clap clap un applauso
al Po del Delta!

Sandro Sermenghi

La mia vita

E’ virgola che il periodo spezza.
Lo amplia con cura, lo articola al meglio
finché, nel punto, il pensier non si esprima.

E’ sfogo di fonte che rivolo trova.
Lo plasma, lo accresce, lo affida alla terra
finché, nel letto, fiume diventa.

E’ acqua che l’alveo abbandona.
Lo estende, lo abiura nel tacito accordo
finché, nel suo delta, mescola idea
e, confusa, muore nella vita del mare…

Aurelio Zucchi

Published in: on giugno 11, 2010 at 07:30  Comments (3)  
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Le donne del Delta


Le donne del Delta
hanno colori nei sorrisi
e risaie antiche nelle mani,
sono donne
che hanno traslocato la vita
per città e lunghi corpi di fabbrica,
le donne del Delta sono sole,
hanno foto dei loro uomini nei portafogli
e figli che parlano italiano,
sono donne che
hanno visto il fiume
portar via le loro case di fatica,
le donne del Delta
hanno orti e giardini
dove suda il loro tempo di pomodori e rose,
sono donne che
ridono di loro giocando a carte
all’ombra della vite,
le donne del Delta sono pescatrici
immerse nell’alba del mare
per vongole e telline,
sono donne che hanno voci,
pennelli, ricami
e canti di libertà,
le donne del Delta
sono padri, madri, sorelle, amanti
e non piangono per il buio delle loro sere,
sono gli uomini che non ci sono più,
sono belle le donne del Delta.

barche di carta

Ca’ Rosa

 
Hai bevuto il mio mare
senza chiedermi il bicchiere di ieri,
preso la luna
che rubava l’ombra nel giardino
e scavalcato la siepe
che disegnava il mio confine da te.
L’eco delle tue attenzioni
era foglie di gelso
e succo di more gentili.
Io e te abbiam sudato domeniche intere
per questa caserma abbandonata,
e sotto scale gialle
di ranuncoli e tarassaco,
abbiamo fondato una repubblica di coraggio e sole
dove io posso dire di amarti,  
e il mio dono per te
è il figlio nostro,
fratello d’acqua di Eridano,
Oceano e Teti.
Anche se il quadrifoglio
non ha mai abitato questa casa,
uomini soli,
guardando il nostro rosa,
sognano gli archi di pietra serena
e il cortile di verde affanno e aria.
Quel giorno cantavi
sostituendo il tetto al cielo
mentre io dipingevo
la stanza ricovero ai miei poeti,
granaio del cuore,
e proprio qui ho imparato vivezza di parole
che si sono mosse come nuvole di Delta.

barche di carta