Ho bisogno di calore sulla schiena

di sostegno sui fianchi del divenire
ho il bisogno di ridere, udire, capire
giocherellare scherzare
ho bisogno di bighellonare ruotando
sulle tue guance, sulle tue labbra fin quando un bacio
sarà nelle stanze della passione, nella devozione
Un milione di boccioli sul davanzale dell’ amore
li vorrei toccare, sfogliare
e fra le ore minuscole
di un disco in vinile vorrei ascoltare
il mare, e quanto manca
alla riscossa fulminea del karma
ancora adesso il mio tutor si scarna per
ritornare a bilanciare la vita.

Aurelia Tieghi

Voci

Ad una, ad una tutte vi risento
voci fuggite giù per la marina,
voci scomparse,
d’un colpo una mattina,
dopo la Pasqua del ‘63.

Fresche o sgraziate,
dolci o un po’ invecchiate,
io vi riascolto presto la mattina.
Io vi ricordo
e spesso vi ho chiamato,
ma voi non mi sentite e ve ne andate.

Io vi riascolto quando il cuore è triste,
quando la sera suona la campana,
e noi si stava tutti a recitare
nella chiesetta il triduo o la novena.

Voci lontane, mai dimenticate;
voci di litania,
di devozione,
voci di preghiera,
di benedizione,
voci di confessione.

Tutte io vi ricordo,
e pur lontano distinguo, come ieri,
la cugina,
ricordo, pur se strana,
la comare,
torna, affettuosa, a un passo la vicina.

Voci tranquille, spesso misteriose,
voci sommesse;
voci di lamento,
voci di compassione,
voci di malattia;
voci di gioia,
voci di confusione.
Voci arrabbiate,
irose,
di maledizione.

Addio, addio,
vi urlo e non sentite;
io vi saluto ancora
e voi tacete;
io sono qui a parlarvi
e voi dormite.

Salvatore Armando Santoro

Dove sei…?


Dove sei
i miei occhi non riconoscono i tuoi colori
le mie mani un tempo prensili
ora sono di neve,
dove sei
sopra la mia vita c’è il sole
ma non riscalda non illumina
sembra la predica di un prete
la domenica,
buona per pochi minuti di devozione
e poi di nuovo fuori
nell’abisso dell’orrore,
insieme a gente che si mette in fila con me
regge sulle spalle la fatica
che rinnova la sua, gente che sale
e scende scale e sbaglia stazione
e mette le mani dove vuole
e non si commuove
e non mi commuove
e tu dove sei.
Io ho orecchie che sentono falsi suoni
mi invitano a feste ma non ho più compleanni,
se ti muovi a scatti è difficile che ti prenda,
se mi mandi fiori è possibile che non ne sappia i nomi,
dove sei.
Guardo sempre sulle fermate dei Bus
di auto tue non ne servono al traffico
al brusio delle api
davamo più ascolto
ma era altro tempo,
era altra vita, adesso mi scrivo i discorsi da farti
e sbaglio tutte le parole,
forse per quello che vorrei dirti nemmeno esistono
ma almeno chiederti, dove sei?

Maria Attanasio