Dicembre incalza

coi primi versi freddi
sulla fronte.
Siamo entrati nell’aria
di Natale.
Il sentimento
seduto sulla soglia del mattino
che man mano con gli anni
si assopisce
sfogliando le pagine
incontra disegni dipinti
a quell’età di fiori
quando bastava un niente
a illuminare il cuore…
Oggi luce abbagliante
senza amore
la cometa conduce
in certi luoghi
dove scorre il fiume
dell’abbondanza,
e lascia la capanna
al suo destino.

Giuseppe Stracuzzi

Al tuo sorriso

 
Oggi hai il vestito
più bello
sui miei occhi
di paglia.
.
Il tuo profumo
ha messo ali senza fame
e vola per gridare
l’incanto d’esser nuda.
Farsi trovare
è un tragitto tra il limo
e l’arcobaleno:
di mezzo
c’è solo il seno
in gaudio
proteso al bimbo.
.
Come tu fai
dei miei sogni
vimini colmi di respiri
lo sa il vespro in dicembre
quando il freddo
fiorisce, appena,
e il tepore del pane
è tutto il nostro sogno.

Stefano Lovecchio

Dicembre

 
Guardare oggi
a dicembre
l’incedere
a piccoli fiori porpora
nel mio giardino
s’innalzano al tiepido divino
al raggio della cometa
quasi un miraggio
sul muro sbrecciato
s’appoggia  nel vento
insicuro il roseto spinoso
attende vicino
ai rami del pino
lo sbocciare   
Posso ancora ascoltare
un vago mutare di ali.

Aurelia Tieghi

Published in: on dicembre 23, 2011 at 07:08  Comments (10)  
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Pettirosso

PETIRROJO

Canta el petirrojo en diciembre

como en tiempo primaveral

florecen las violetas

aunque estè  nevando

aunque estè  llorando

aunque estè  temblando

aunque estè  muriendo

aunque estè  matando

sabes tu por que mi amor?

§

Canta il pettirosso in dicembre

come nel tempo primaverile

fioriscono le violette

anche se sta nevicando

anche se sta piangendo

anche se sta tremando

anche se sta morendo

anche se sta ammazzando

sai tu perché amore mio ?

MANUEL VÀZQUEZ MONTALBÀN

Published in: on luglio 25, 2011 at 07:47  Comments (3)  
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Storia di dodici mesi

Dice gennaio: chiudete quell’ uscio!
Dice febbraio: io sto nel mio guscio!
Marzo apre un occhio e inventa i colori
Aprile copre ogni prato di fiori.
Maggio ti porge la rosa più bella
Giugno ha in pugno una spiga e una stella.
Luglio si beve il ruscello in un fiato
Sonnecchia agosto all’ombra sdraiato.
Settembre morde le uve violette
Più saggio ottobre nel tino le mette.
Novembre fa di ogni sterpo fascina
Dicembre verso il Presepe cammina.

Sandro Sermenghi

Ironia

 
S’abbuia.  Un altro giorno è scivolato
fra suoni e gesti noti, inutilmente
e ripete Dicembre le sue usanze
nel via-vai convulso della gente.
Grigie le previsioni alla TV
E poi notizie ancora più agghiaccianti;
spengo, e sfoglio le pagine del tempo:
vedo dolce un’estate e… c’eri tu.
Un altro mondo, altra filosofia
discutibile forse e disperata
ma piena di passione e d’ironia
in nome di una fede. Oggi la vita
non è che lenta e lesta, vana attesa
di esaurire un disegno ormai scontato.
Quante volte la penna ho sollevato
invano, per lasciarla ricadere
sulla pagina vergine;  banale
mi pare ogni pensiero, ed il piacere
di andar per versi spesso mi è negato
Tra gli impervi sentieri dell’inverno
che sottraggono linfa al mio coraggio
vado cercando l’orma tua impietosa
persa tra ricci schiusi e foglie morte;
ormai che importa!
Se vorrà la sorte
dissotterrare lì la mia ironia,
come già detto da certa Rossella,
“ci penserò domani” e a garanzia
mi farò un lifting e ritornerò bella.

Viviana Santandrea

Viva l’Italia

Viva l’Italia, l’Italia liberata,
l’Italia del valzer, l’Italia del caffè.
L’Italia derubata e colpita al cuore,
viva l’Italia, l’Italia che non muore.
Viva l’Italia, presa a tradimento,
l’Italia assassinata dai giornali e dal cemento,
l’Italia con gli occhi asciutti nella notte scura,
viva l’Italia, l’Italia che non ha paura.
Viva l’Italia, l’Italia che è in mezzo al mare,
l’Italia dimenticata e l’Italia da dimenticare,
l’Italia metà giardino e metà galera,
viva l’Italia, l’Italia tutta intera.
Viva l’Italia, l’Italia che lavora,
l’Italia che si dispera, l’Italia che si innamora,
l’Italia metà dovere e metà fortuna,
viva l’Italia, l’Italia sulla luna.
Viva l’Italia, l’Italia del 12 dicembre,
l’Italia con le bandiere, l’Italia nuda come sempre,
l’Italia con gli occhi aperti nella notte triste,
viva l’Italia, l’Italia che resiste.

FRANCESCO DE GREGORI


Costa sangue e dolore

Promesse mai mantenute
Occasioni fuggite
E velocità improvvise
Amori scaduti
O duri come il pane
Di qualche giorno fa.

Costa attesa e mani giunte
Senza conforto di preghiera
E orecchie sanguinanti
Di rumore

Denti che battono
In fondo ad una notte gelata.

Costa speranza e rassegnazione
E mal di stomaco
E ottime presentazioni
E scarpe chiodate
Che ballano sul mio cuore.

Costa lo strazio di un silenzio
Immotivato
Costa la delusione
Sul mio sguardo
Che vaga per la strada a penetrare la folla
Cercandoti
Senza trovarti.

Costa tanto l’amore
Costa un prezzo che non
Riusciremo mai a pagare
E generiamo figli
Per essere riconosciuti ed amati
Oltre il nostro stesso dolore.

Maria Attanasio

Published in: on dicembre 11, 2010 at 07:36  Comments (6)  
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Ottobre

Ottobre pallido e tiepido
siede con la variopinta
sciarpetta sulle spalle
e l’antica pipetta di ghianda
tra le labbra
sul suo tronco secolare,
scranno dei tempi,
reggendo su una gamba
l’eterna tavolozza
dai mille colori.
Spruzza la magica luce
sulle foglie degli alberi
con lievi tocchi
muovendo agile la vecchia mano,
e poi soffia leggero
per farle frusciare,
per vedere se gli occhi
volentieri le guardano.
Sono belle,
ma non contento,
spesso varia le sfumature.
E di nuovo intinge
il millenario pennello
nella tavolozza che ride
di colori vibranti.
E di nuovo nuove tonalità
crea con soffice mano,
e le foglie cambiano,
e gli occhi s’inebriano,
fino a quando l’uggioso
Novembre e il freddo
Dicembre, dispettosi fratelli,
in compagnia dell’irrequieto Vento,
non le faranno volare via
o cadere accartocciate per terra.

Nino Silenzi

Fughe

Un po’ fuggiamo tutti,
prepariamo le valigie
anche durante gli amplessi
fatte con le parole mai dette
o sussurrate piano
nel tepore di quella che credevamo
una notte tranquilla e unica
sperando che non sia ultima
in fondo.
Un po’ fuggiamo tutti
però ci commuovono tanto
quei barconi carichi
di gente come noi
ma che non ci assomiglia,
e forse speriamo che nemmeno tocchino la riva,
che non varchino mai la soglia della nostra casa
perché un po’ fuggiamo tutti
e non siamo così buoni
come vogliono farci sembrare
i venditori di saponette.
Un po’ fuggiamo tutti,
siamo occidentali
fatti più di carne che di ossa,
tremolanti al buio della nostra coscienza,
faremmo volentieri
il tiro a segno
sul vicino di casa, ma non di dicembre,
non è educato.
Un po’ fuggiamo
tanto dopo aver peccato
c’è il pentimento senza nemmeno troppo strazio,
ogni tanto qualche catastrofe
ci ricorda:”memento mori”
e si va avanti.

Maria Attanasio