“Mal de vie”

cosa esterniamo noi in realtà?
una facciata di pillole ingrata verso la vita
dove indifferenza e miseria
son cementi da svergognare
per essere in sintonia con l’aggravio
del sincero mal d’esistenza.

Nessuna pennellata di mascara potrebbe salvare
l’indizio d’una lacrima umana
scremata dal colore della vita primaverile
inverosimile, stagnante,
abbuffata di sazietà liberalizzate.
Balbuziente rimango in atono singhiozzo di lacrima
che non ha dignità perché il suo valore
è contrapposto alla diffidenza di qualsiasi miglioramento.

Glò

Che tu sia il benvenuto

Se della tua terra porterai una poesia,
io l’ascolterò e sarai mio amico.
Mangeremo insieme se della tua terra
Porterai i sapori e i profumi.
Berremo insieme l’acqua di fonte
perché di acqua siamo fatti
Se negli occhi porterai la paura,
io sarò il tuo coraggio e il tuo scudo.
Saprò parlarti di pace se pace vorrai,
se in pace verrai.
Affideremo al mare il tuo odio pesante
perché sul fondale lo adagi per sempre.
Non parleremo di Dio perché l’amore,
l’amicizia non ha religioni.
Metterò da parte la diffidenza dai padri
insegnata se della tua terra porterai
La tua ragione di vita cercata.
Ma se della mia terra,della mia casa
vorrai far tempio di vendetta, se il mio pane
mangerai per dar vigore all’odio,
se percorrerai le facili vie del male,
sarò il tuo primo nemico.

Claudio Pompi

Immersione

Nel blu della notte
mi tolgo lo scafandro di diffidenza
e ascolto, in apnea,
il tuo mare di bugie.

Anna Maria Guerrieri

Published in: on giugno 13, 2011 at 07:08  Comments (10)  
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Amaro ruvido mio Amore fine

Una cavalcata dolorosa
Senza una sella che ti nasconda
Un viaggio assetato
Che mi trascina nell’aria secca
Un vestito stracciato
Che non protegge dal vento gelido
La stanchezza a cui non potrò cedere
Per non cadere e mai più rivederti
L’unica cavalcata che farei
Ti affronterei ad ogni diffidenza
Verrei da te con ogni tua incertezza
Perché tu mi prenda – commosso
Ancora fra le tue braccia

Nicole Marchesin

Published in: on aprile 16, 2011 at 07:43  Comments (3)  
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LA GUERRA CIVILE DI CORCYRA

Cambiarono a piacimento il significato consueto delle parole in rapporto ai fatti. L’audacia sconsiderata fu ritenuta coraggiosa lealtà verso i compagni, il prudente indugio viltà sotto una bella apparenza. La moderazione schermo alla codardia e l’intelligenza di fronte alla complessità del reale, inerzia di fronte ad ogni stimolo; l’impeto frenetico fu attribuito a carattere virile, il riflettere con attenzione fu visto come un sottile pretesto per tirarsi indietro.  Chi inveiva infuriato riscuoteva sempre credito, ma chi lo contrastava era visto con diffidenza. Chi avesse avuto fortuna in un intrigo era intelligente, chi ne avesse preso spunto era ancor più bravo, ma provvedere in anticipo ad evitare tali maneggi significava apparire come un disgregatore della propria eterìa o un pavido nei confronti degli avversari.

TUCIDIDE

(da La Guerra del Peloponneso, libro III)

Amaro ruvido mio Amore fine

Una cavalcata dolorosa
Senza una sella che ti nasconda
Un viaggio assetato
Che mi trascina nell’aria secca
Un vestito stracciato
Che non protegge dal vento gelido
La stanchezza a cui non potrò cedere
Per non cadere e mai più rivederti
L’unica cavalcata che farei
Ti affronterei ad ogni diffidenza
Verrei da te con ogni tua incertezza
Perché tu mi prenda – commosso
Ancora fra le tue braccia

Nicole Marchesin

Published in: on febbraio 25, 2011 at 07:27  Comments (2)  
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Va’, canzone rapida

Va, chanson, à titre-d’aile
Au-devant d’elle, et dis-lui
Bien que dans mon coeur fidèle
Un rayon joyeux a lui,

Dissipant, lumière sainte,
Ces ténèbres de l’amour :
Méfiance, doute, crainte,
Et que voici le grand jour !

Longtemps craintive et muette,
Entendez-vous?
La gaîté,
Comme une vive alouette,
Dans le ciel clair a chanté.

Va donc, chanson ingénue,
Et que, sans nul regret vain,
Elle soit la bienvenue
Celle qui revient enfin.

§

Va’, canzone, rapida
davanti a Lei e dille
che, nel mio cuor fedele,
gioioso ha fatto luce
un raggio, dissipando,
santo lume, le tenebre
dell’amore: paura,
diffidenza e incertezza.
Ed ecco il grande giorno!
Rimasta a lungo muta
e pavida – la senti? –
l’allegria ha cantato
come una viva allodola
nel cielo rischiarato.
Vola, canzone ingenua,
e sia la benvenuta
senza rimpianti vani
colei che infine torna.

PAUL VERLAINE