Ode alla malinconia

ODE ON MELANCHOLY

NO, no, go not to Lethe, neither twist
Wolfs-bane, tight-rooted, for its poisonous wine;
Nor suffer thy pale forehead to be kiss’d
By nightshade, ruby grape of Proserpine;
Make not your rosary of yew-berries,
Nor let the beetle, nor the death-moth be
Your mournful Psyche, nor the downy owl
A partner in your sorrow’s mysteries;
For shade to shade will come too drowsily,
And drown the wakeful anguish of the soul.

But when the melancholy fit shall fall
Sudden from heaven like a weeping cloud,
That fosters the droop-headed flowers all,
And hides the green hill in an April shroud;
Then glut thy sorrow on a morning rose,
Or on the rainbow of the salt sand-wave,
Or on the wealth of globed peonies;
Or if thy mistress some rich anger shows,
Emprison her soft hand, and let her rave,
And feed deep, deep upon her peerless eyes.

She dwells with Beauty—Beauty that must die;
And Joy, whose hand is ever at his lips
Bidding adieu; and aching Pleasure nigh,
Turning to poison while the bee-mouth sips:
Ay, in the very temple of Delight
Veil’d Melancholy has her sovran shrine,
Though seen of none save him whose strenuous tongue
Can burst Joy’s grape against his palate fine;
His soul shall taste the sadness of her might,
And be among her cloudy trophies hung.

§

No, no, non precipitarti verso il Lete; non trarre vino velenoso
Dall’aconito, torcendo le sue saldi radici, no
Non lasciare che la tua pallida fronte sia baciata
Dal rosso grappolo di Proserpina, la belladonna;
No, il tuo rosario non fare con le bacche del tasso,
Né la tua lamentosa Psiche siano lo scarabeo
O la falena della morte; non condividere
Col gufo piumato i misteri del tuo dolore,
Che troppo assonnata l’ombra verrà all’ombra
Ad annegare la vigile angoscia dell’animo.

Ma quando dal cielo improvviso l’attacco cadrà
Di malinconia, come una nuvola in pianto
Che tutti i fiori nutre dal languido capo
E il verde colle nasconde in un sudario d’aprile,
Sazia allora il tuo dolore con una rosa mattutina,
Sazialo con l’arcobaleno dell’onda salata di sabbia
O con la ricchezza delle tonde peonie.
E quando mostri la tua amante una ricca ira,
La sua dolce mano imprigiona; lasciala delirare
Mentre tu ti nutri e ti sazi dai suoi occhi senza pari.

Sì, abita con la Bellezza, lei, con la Bellezza che deve morire;
E con la Gioia, che sempre una mano tiene sulle labbra
Per augurare addio: e vicino al Piacere, che fa soffrire,
E si tramuta in veleno mentre come un’ape succhia la bocca:
Sì, nel tempio stesso del Diletto
Ha il suo santuario sovrano la velata Melanconia,
Anche se nessuno la scorge se non quello la cui strenua lingua
Schiaccia il grappolo della Gioia sul palato da intenditore:
Assaggerà allora l’anima sua la tristezza di quel potere
Che la farà rimanere sospesa tra i suoi nebulosi trofei.

JOHN KEATS

MUOVESI L’AMANTE

Muovesi l’amante per la cos’amata come il senso e la sensibile e con seco s’unisce e fassi una cosa medesima. L’opera è la prima cosa che nasce dell’unione. Se la cosa amata è vile, l’amante si fa vile. Quando la cosa unita è conveniente al suo unitore, li seguita dilettazione e piacere e sadisfazione. Quando l’amante è giunto all’amato, lì si riposa. Quando il peso è posato, lì si riposa. La cosa cognusciuta col nostro intelletto.

LEONARDO DA VINCI

Insinuarsi…

Forse la vita migliore

sul tempo e sulla gravità è
passare senza lasciare tracce,
passare senza lasciare un’ombra
sulle pareti…
                Forse prendere con
la rinuncia? Cancellarsi dagli specchi?
Così, come Lermontov nel Caucaso,
insinuarsi senza inquietare le rocce.
Forse il migliore diletto
è, col dito di Sebastian Bach,
non sfiorare l’eco dell’organo?
Sfaldarsi senza lasciare le ceneri
per l’urna…
            Forse prendere con
l’inganno? Farsi cancellare dalle latitudini?
Così, insinuarsi nel Tempo come
nell’oceano, senza inquietare le acque…
MARINA IVANOVNA CVETAEVA

Aver ragione

 
Avere sempre ragione non è un bene,
si inaridiscono gli occhi
le mani disimparano il lavoro;
ci si crede dio e l’uomo poi non gode
del pallido fiore che incerto al vento
spera senza saperlo di non essere colto
per il tuo diletto
ed il suo tormento.

Maria Attanasio

Published in: on maggio 27, 2011 at 06:58  Comments (10)  
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Il colore che manca

Non esiste,
non v’è d’amore
colore sanguigno
tale da invadermi
e aspirare
le mobili sabbie
delle mie paure.
Non un colore
a sgravarmi l’irto
e pur unico valico
che l’amarlo m’impone.
Non tinge parole lui,
quando alle labbra
s’accosta per il solo diletto.
Duro a provarsi
un piacere daltonico,
lascia fuori il mio corpo
a gelare sotto il suo
convinto d’avermi.

Daniela Procida

Published in: on dicembre 27, 2010 at 07:15  Comments (2)  
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Immenso diletto


Non sempre ha la grazia del cigno,
ed il candore del giglio
Non sempre ha la leggiadria della farfalla,
e l’acume dell’aquila…
a volte è scostante, risulta pedante,
superba e boriosa…
ma, alla sera serena, diventa amorosa
comincia le fusa, e si mette distesa
Son messi da parte tutti i difetti,
e ti eleva al cielo con grande intelletto,
esplicando la sua femminilità…
con immenso diletto

Ciro Germano

Published in: on ottobre 7, 2010 at 07:11  Comments (3)  
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Esule

Mi sento esule in questo mondo
solo e tormentato
dalla solitudine che dirige
il mio pensiero verso un magico mondo
colmandomi di sogni pieni d’amore

Mi sento esule io da me stesso,
quando mi osservo
guardandomi dentro
osservo il mio io che ride e piange
che teme e osa.

Mi sento esule dal mio corpo,
e quando sono dinnanzi allo specchio
scorgo ciò che la mia anima
non ha pensato e nei miei occhi
una profonda tristezza che non mi
appartiene

Mi sento esule in questo mondo
al mattino quando la mia mano
si protende sopra un lenzuolo
e trova il nulla solo pensieri
paurosi e gioiosi
mentre il desiderio
mi assedia con diletto e dolore.

Mi sento esule in questo mondo
dove vivo come amante dei sogni
nella poesia dell’amore
esule poeta sono io e tale
resterò sino  a che la morte
non mi avrà ricompensato a dovere.

Marcello Plavier

Il caso

HAP

If but some vengeful god would call to me
From up the sky, and laugh: ” Thou suffering thing,
Know that thy sorrow is my ecstasy,
That thy love’s loss is my hate’s profiting!”

Then would I bear it, clench myself, and die,
Steeled by the sense of ire unmerited;
Half-cased in that a Powerfller than I
Had willed and meted me the tears I shed.

But not so. How arrives it joy lies slain,
And why unblooms the best hope ever sown?
Crass Casualty obstructs the sun and rain,
And dicing Time for gladness casts a moan …
These purblind Doomsters had as readily strown
Blisses about my pilgrimage as pain.

§

Solo che un qualche iddio vendicativo mi chiamasse
Dall’alto cielo, e irridesse: ” Tu, creatura che soffre,
Sappi che il tuo dolore è il mio diletto,
Che del tuo amore frustrato profitta il mio odio!”

Allora sopporterei, tenderei i nervi e morrei,
Rafforzato dal senso d’un ira immeritata;
Mezzo racconsolato dal pensiero, che un più potente di me
Avesse voluto e assegnato le lacrime ch’io piango.

Ma non così. Come accade che la gioia venga uccisa,
E perché avvizzisce la più dolce speranza mai seminata?
Il caso balordo s’oppone al sole e alla pioggia,
E il tempo biscazziere getta per allegria il dado d’un lamento …
Per questi giudici ciechi tanto valeva cospargere
Gioie lungo il mio cammino così come il dolore.

THOMAS HARDY