Un gelido soffio di vento

(alla mia mamma)

Un gelido soffio di vento,
nella stanza indifesa
sono scolpiti
tredici lunghi anni,
adesso sei più bianca
di una lacrima
più eterea di una nuvola
più azzurra del cielo
che svetta sulla mia testa
più infinita dell’orizzonte
che lo sguardo brama rapito,
sei tornata sole nel sole
vento nel vento
continui a starmi accanto
aura ed ombra al mio corpo
non sei svanita nel nulla
sei tornata all’eterna dimora d’Amore:
respiri serena la luce divina dell’Universo.

Roberta Bagnoli

Published in: on luglio 4, 2012 at 07:13  Comments (7)  
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Agosto 2004

Come foglie cadenti si è spento il tuo amore
Un dì nella mia dimora il telefono squillava per me
Eri tu che mi cercavi eri tu che mi volevi

Ora con volto adirato mi eviti e ti allontani
Dove ho sbagliato non so
Ci ho pensato e ripensato ma nulla ho trovato
Nulla che giustificasse il tuo gran rifiuto

Forse tu sei cambiata e da me più ti aspettavi
Forse ad altro stai pensando
Di sicuro nei tuoi sentimenti più non vivo
E deluso rimango senza sapere il perché

Marcello Plavier

Published in: on giugno 1, 2012 at 07:22  Comments (4)  
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Profanazione

Giorni mesti
in cui quei fiori colorati
delle più varie forme e sfumature
costituiscono una nota stonata.

E’ il momento del ricordo
di chi non è più tra noi
se non nelle labbra
di chi profana le tombe
con parole anch’esse stonate.
Di troppo.

Serriamo la bocca.
Solo occhi e cuore
hanno diritto di parlare.
Entrambi senza parole,
come i nostri cari
hanno diritto che sia.

Nel chiuso della loro dimora
in quelle foto sbiadite
dal tempo e dall’oblio
ce lo chiedono.

Ascoltiamole.
Prima che ci caccino
come i mercanti dal tempio.

Sandra Greggio

Il linguaggio

“Il linguaggio è la casa dell’essere e nella sua dimora abita l’uomo”

MARTIN  HEIDEGGER

Published in: on settembre 17, 2011 at 07:40  Comments (3)  
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Tramonto

Come una lampada si spegne il mio ardore,
come un fiore appassito il mio cuore reclina..
Mi sento inaridito, senza energie, senza aneliti.
I giorni della mia primavera sono fuggiti,
e l’anima mi rivela che la vita è come la rugiada
su una foglia e che al primo calore se ne va.

E’ giunto il tempo di notti insonni, piovose e tristi.
Scoprire che non sei immortale e che fantasmi
volteggiano intorno, come in un gioco chiassoso
e misterioso, rivelando quanti giorni ho sprecato,
quante notti ho stoltamente gettato al di la del dolore.

Forse è tardi per chiedere, e pretendere.
Davanti a me onde impetuose rumoreggiano
e, attendendo che esse mi accolgano,
abbraccio l’oceano intero, affidandogli
il mio segreto, la mia pena il mio orgoglio.

Chissà, forse sarò presto ospite del nero mantello,
che mi traghetterà nel mondo del nulla e del tutto,
lasciando così che i miei sogni e i miei canti
volino come uccelli gioiosi verso la nuova dimora

Marcello Plavier

Ho da fare

Senza indulgenza
con rigido possesso
hai costruito la tua dimora
nelle viscere del mio essere

il paradiso hai trovato nel mio corpo
silenzioso esordisci nelle mie carni
senza preoccuparti del male che dilaghi

non ti accorgi che ho da fare?
voglio ancora

Voglio sussurrare il mio respiro
insieme al mio sorriso
eco di parole ho da dare ai miei cari
cumuli di carezze alle mie gioie generazione
devo dare ancora
schivarti voglio
perché ho da fare

Rosy Giglio

Published in: on settembre 11, 2011 at 07:07  Comments (8)  
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I ricordi

LES SOUVENIRS

Les souvenirs, ce sont des chambres sans serrures,

Des chambres vides où l’on n’ose plus entrer,

Parce que de vieux parents jadis y moururent.

On vit dans la maison où sont ces chambres closes.

On sait qu’elles sont là comme à leur habitude,

Et c’est la chambre bleu, et c’est la chambre rose…

La maison se remplit ainsi de solitude,

Et l’on y continue à vivre en souriant…

J’accueille quand il veut le souvenir qui passe,

Je lui dis : « Mets-toi là… Je reviendrai te voir… »

Je sais toute ma vie qu’il est bien à sa place,

Mais j’oublie de revenir le voir,

Ils sont ainsi beaucoup dans la vieille demeure.

Ils se sont résignés à ce qu’on les oublie,

Et si je ne viens pas ce soir ni tout à l’heure.

Ne demandez pas à mon coeur plus qu’à la vie…

Je sais qu’ils dorment là, derrière les cloisons,

Je n’ai plus le besoin d’aller les reconnaître ;

De la route je vois leurs petites fenêtres,

Et ce sera jusqu’à ce que nous en mourions.

Pourtant je sens parfois, aux ombres quotidiennes,

Je ne sais quelle angoisse froide, quel frisson,

Et ne comprenant pas d’où ces douleurs proviennent,

Je passe…

Or, chaque fois, c’est un deuil qui se fait

Un trouble est en secret venu nous avertir

Qu’un souvenir est mort ou qu’il s’en est allé…

On ne distingue pas très bien quel souvenir,

Parce qu’on est vieux, on ne se souvient guère…

Pourtant, je sens en moi se fermer des paupières.

§

I ricordi sono camere senza serratura,
camere vuote in cui non si osa più entrare
perché un tempo vi morirono vecchi parenti.
Si vive nella casa di queste camere chiuse…
Si sa che ci sono, com’è loro costume; si tratta
della camera azzurra, e poi della camera rosa…
La casa si riempie così di solitudine
e continuiamo a viverci sorridendo…
Quando vuole lo accolgo, il ricordo che passa,
gli dico: “Mettiti lì… tornerò a vederti…”
Lo so definitivamente che è ben sistemato,
ma talvolta dimentico di tornare a vederlo.
Ce n’è molti così, nella vecchia dimora.
Ormai son rassegnati a essere dimenticati,
e se non vengo stasera, oppure adesso, non siate
esigenti con il mio cuore come con la vita…
So che dormono là, dietro le pareti,
andare a riconoscerli, più non mi serve;
vedo le loro piccole finestre dalla strada,
e sarà così fino a che ne morremo.
Tuttavia sento talvolta, nell’ombre quotidiane,
non so qual fredda angoscia, un certo brivido,
e non capisco donde vengano, questi dolori,
e procedo…
Orbene, ogni volta, un lutto succede.
Un turbamento è un segreto venuto ad avvertirci
che è morto un ricordo, oppur che se n’è andato…
Non si distingue bene quale sia, quel ricordo,
perché si è tanto vecchi, non ci si ricorda affatto…
Eppure sento palpebre che si chiudono in me.

HENRY BATAILLE

Scrigno dell’anima

CASKET OF SOUL

I will make my soul a casket
for your soul,
my heart a dwelling
for your beauty,
my chest a tomb
for your penis.
I Will Love you like grasslands love spring,
i Will Live in you and the life of a flower
under the rays of the sun.
Sing your name as the valley
sings the echo of bells;
hear the language of your soul
as the beach hears
the history of waves.

§

Farò della mia anima uno scrigno
per la tua anima,
del mio cuore una dimora
per la tua bellezza,
del mio petto un sepolcro
per le tue pene.
Ti amerò come le praterie amano la primavera,
e vivrò in te la vita di un fiore
sotto i raggi del sole.
Canterò il tuo nome come la valle
canta l’eco delle campane;
ascolterò il linguaggio della tua anima
come la spiaggia ascolta
la storia delle onde.

KHALIL GIBRAN

Il re

In questa voluttuosa meraviglia
dove gorgheggia l’atomo pensante,
si muove un verso,
vaga a casaccio
oppure c’è qualcuno
che lo prende per mano
e lo conduce.
Cerca alloggio nei cuori,
entra dagli occhi
dall’udito
dal profumo di pori della pelle…
non guarda le tendenze
del cuore concupito,
non si accorge di brogli,
non ascolta
il senno che lo sgrida,
anzi diventa ardente,
caccia dalla dimora
legittimi inquilini
e con la prepotenza invade il regno.
Nei profondi abissali
dove l’anima cerca un appiglio,
il pensiero conduce alla sua porta,
s’inchina al suo cospetto
e lo proclama re.

Giuseppe Stracuzzi

Sonetto LIII

SONETO 53

Aquí está el pan, el vino, la mesa, la morada:
el menester del hombre, la mujer y la vida:
a este sitio corría la paz vertiginosa,
por esta luz ardió la común quemadura.

Honor a tus dos manos que vuelan preparando
los blancos resultados del canto y la cocina,
salve! la integridad de tus pies corredores,
viva! la bailarina que baila con la escoba.

Aquellos bruscos ríos con aguas y amenazas,
aquel atormentado pabellón de la espuma,
aquellos incendiarios panales y arrecifes

son hoy este reposo de tu sangre en la mía,
este cauce estrellado y azul como la noche,
esta simplicidad sin fin de la ternura.

§

Qui stanno il pane, il vino, la tavola, la dimora:
il bisogno dell’uomo, la donna e la vita:
a questo luogo correva la pace vertiginosa,
per questa luce arse la comune bruciatura.

Onore alle tue mani che volan preparando
i bianchì risultati del canto e della cucina,
salve! L’integrità dei tuoi piedi corridori
viva! Ballerina che balli con la scopa.

Quei bruschi fiumi con acque e minacce,
quel tormentato stendardo della spuma,
quegl’incendiari favi e scogliere

son oggi questo riposo del tuo sangue nel mio,
quest’alveo stellato e azzurro come la notte,
questa semplicità senza fine della tenerezza.

PABLO NERUDA