Prima discordanza

una scaglia di luce infissa in petto
miracoli da strada
pagare concessioni all’esistenza
con eloquenza minima
mussitazioni sottopelle
i precetti del tempo e le dimore
sui bordi della vita

siedo a ridosso delle conseguenze
impigliata nel quantum temporale
quasi una sconosciuta
trovata addormentata nel salotto
l’indomani del giorno della festa

Cristina Bove

Il fiume

Rivolo di sorgente che allegro
per il dirupo cala per divenir
prima ruscello, quindi torrente.
questo di natural forza si spinge
come alleato fedele al fiume.
Scende vorticoso, d’impeto
trascina ogni relitto pavoneggiandosi
alla natura immobile della sponda,
All’uomo incute timore,
la fiera, cauta, disseta.
Tumulo sconsacrato di vite senza
speranza.
Pronto a ringhiar la sua violenza
predando campi e povere dimore
quando di procellose nubi è tempo.
Rallenta quando del suo cammino
prossima la fine sente
Rimembra allor del rivolo fresco,
del ruscello, del pescoso torrente,
al mare, signore eterno delle acque
s’arresta e s’arrende.

Claudio Pompi

Africa


Oasi di palme
ombra luminosa
sole che filtra
e accende d’ocra il suolo
ma non lo brucia.
Sconfinati deserti
ove i tramonti
fanno di cielo e terra
un solo incendio.
Albe viola ed immobili
riscoprono dimore
di fango e sterco
dalle piogge erose
svuotate dalla guerra.
Tu, tutto questo sei
ed altro ancora…
Eden violato,
terra che l’Apartheid ha inseminato
di proiettili e odio
tra un popolo affamato
solo di fratellanza e di futuro.
Tu, continente puro
culla del mondo,
cuore di madre
martoriata ed offesa
prosciugata del latte
parte lesa
piangi i tuoi figli
nati guerrieri
morti minatori
per estrarre diamanti dal tuo ventre
nelle miniere dei predicatori
di “civiltà”.
Ancora scorre
e tu, costretta a bere
il loro sangue
ci gridi coi tam-tam il tuo: “riscatto!”
Un tuo proverbio dice:
“Muore il capretto
ma la sua pelle
continuerà a cantare”
Così, ogni lacrima
su di un nero visetto
rammenterà all’uomo il “disonore”
e per te, madre, il giusto rispetto.

Viviana Santandrea