Abbandono

 
Dentro
La ferrea stretta
Come di rapinosa
Mano
.
Del pensiero che muta
Non dei voraci lupi
Il branco
.
La strisciante serpe
Cangia la ruvida pelle
Ne ho incontrato i segni
.
Mi ha accompagnato
Lungo strade sterrate
Sull’orlo di un orrido
Dirupo, abbandonata
.
Come dell’orso
La pelle hai venduto,
La mia, ed ora
 .
Nuda, tremante
Resto
Nell’algida
Pensante solitudine

Danila Oppio

Published in: on marzo 19, 2012 at 07:25  Comments (11)  
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Parlami

 
Quando vedi la luna maculata,
palla tra palle di nubi antracite,
distante da me oltre il normale,
parlami perché ne ho bisogno.
.
Se il mare più non risponde
al minimo accenno di un abbraccio
o l’alba tradisce il migliore intento,
parlami perché voglio ascoltarti.
.
Guardando il nostro luna park,
non arriverà la musica del gioco
o lo schiamazzo di un bambino re.
Sono io che ho spento tutto.
.
Ho consumato notti promettenti,
le ho imbrattate di colori assurdi.
Ho cadenzato stelle al mio capriccio
e ora, credo, è meglio non guardarle.
.
Ho spinto il cuore in un dirupo
e adesso cerco di recuperarlo
mentre freddo pioggia e vento
fanno di tutto per scoraggiarmi.
.

Aurelio Zucchi    (2006)

Il fiume

Rivolo di sorgente che allegro
per il dirupo cala per divenir
prima ruscello, quindi torrente.
questo di natural forza si spinge
come alleato fedele al fiume.
Scende vorticoso, d’impeto
trascina ogni relitto pavoneggiandosi
alla natura immobile della sponda,
All’uomo incute timore,
la fiera, cauta, disseta.
Tumulo sconsacrato di vite senza
speranza.
Pronto a ringhiar la sua violenza
predando campi e povere dimore
quando di procellose nubi è tempo.
Rallenta quando del suo cammino
prossima la fine sente
Rimembra allor del rivolo fresco,
del ruscello, del pescoso torrente,
al mare, signore eterno delle acque
s’arresta e s’arrende.

Claudio Pompi

Cosciente della mia età

 
Mi sono accorto della mia età
fermandomi sul ciglio degli anni.
Sopra di me una vetta ignota
da nubi velata a celare il futuro
sotto rimiravo la mia giovinezza
credendola meno lontana
In quel momento capivo il tempo
che senza rumore era passato
come un viandante di notte
ed io credevo non fosse mai passato
davanti alla mia porta che aprivo
ad ogni sorgere di nuove albe.
Fermo sul ciglio della mia età
ho visto il dirupo del tempo
le rocce dei volti dimenticati
l’eco delle voci svanite.
Adesso ho coscienza della mia età
Adesso che niente più mi tormenta
se non il sapere quanto vicina la vetta
sia oltre le nubi che il tempo ha voluto.

Claudio Pompi

Published in: on gennaio 12, 2010 at 07:00  Comments (10)  
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