Ho bisogno di calore sulla schiena

di sostegno sui fianchi del divenire
ho il bisogno di ridere, udire, capire
giocherellare scherzare
ho bisogno di bighellonare ruotando
sulle tue guance, sulle tue labbra fin quando un bacio
sarà nelle stanze della passione, nella devozione
Un milione di boccioli sul davanzale dell’ amore
li vorrei toccare, sfogliare
e fra le ore minuscole
di un disco in vinile vorrei ascoltare
il mare, e quanto manca
alla riscossa fulminea del karma
ancora adesso il mio tutor si scarna per
ritornare a bilanciare la vita.

Aurelia Tieghi

Congedo del viaggiatore cerimonioso

Amici, credo che sia
meglio per me cominciare
a tirar giù la valigia.
Anche se non so bene l’ora
d’arrivo, e neppure
conosca quali stazioni
precedano la mia,
sicuri segni mi dicono,
da quanto m’è giunto all’orecchio
di questi luoghi, ch’io
vi dovrò presto lasciare.

Vogliatemi perdonare
quel po’ di disturbo che reco.
Con voi sono stato lieto
dalla partenza, e molto
vi sono grato, credetemi
per l’ottima compagnia.

Ancora vorrei conversare
a lungo con voi. Ma sia.
Il luogo del trasferimento
lo ignoro. Sento
però che vi dovrò ricordare
spesso, nella nuova sede,
mentre il mio occhio già vede
dal finestrino, oltre il fumo
umido del nebbione
che ci avvolge, rosso
il disco della mia stazione.

Chiedo congedo a voi
senza potervi nascondere,
lieve, una costernazione.
Era così bello parlare
insieme, seduti di fronte:
così bello confondere
i volti (fumare,
scambiandoci le sigarette),
e tutto quel raccontare
di noi (quell’inventare
facile, nel dire agli altri),
fino a poter confessare
quanto, anche messi alle strette
mai avremmo osato un istante
(per sbaglio) confidare.

(Scusate. E una valigia pesante
anche se non contiene gran che:
tanto ch’io mi domando perché
l’ho recata, e quale
aiuto mi potrà dare
poi, quando l’avrò con me.
Ma pur la debbo portare,
non fosse che per seguire l’uso.
Lasciatemi, vi prego, passare.
Ecco. Ora ch’essa è
nel corridoio, mi sento
più sciolto. Vogliate scusare.)

Dicevo, ch’era bello stare
insieme. Chiacchierare.
Abbiamo avuto qualche
diverbio, è naturale.
Ci siamo – ed è normale
anche questo – odiati
su più d’un punto, e frenati
soltanto per cortesia.
Ma, cos’importa. Sia
come sia, torno
a dirvi, e di cuore, grazie
per l’ottima compagnia.

Congedo a lei, dottore,
e alla sua faconda dottrina.
Congedo a te, ragazzina
smilza, e al tuo lieve afrore
di ricreatorio e di prato
sul volto, la cui tinta
mite è sì lieve spinta.
Congedo, o militare
(o marinaio! In terra
come in cielo ed in mare)
alla pace e alla guerra.
Ed anche a lei, sacerdote,
congedo, che m’ha chiesto se io
(scherzava!) ho avuto in dote
di credere al vero Dio.

Congedo alla sapienza
e congedo all’amore.
Congedo anche alla religione.
Ormai sono a destinazione.

Ora che più forte sento
stridere il freno, vi lascio
davvero, amici. Addio.
Di questo, sono certo: io
son giunto alla disperazione
calma, senza sgomento.

Scendo. Buon proseguimento.

GIORGIO CAPRONI

Cuore nudo

Nelle paludi di tante cose
non ne possiedo una
ho abbandonato il mio mantello
In cerca di risposta
ma quanta linfa ? perché la luce dipani il buio
 -Ho cercato di stregare una poesia –
M’incanto in compagnia di un disco rotto
Aaah…..     sì sfuggente amante
Ci saranno altri giorni
Eh sì…..     nuove notti
Finchè non tornerai dove già sei stata
e poggerai l’orecchio al petto mio e sentirai
…..     ancora e ancora
che questo mio cuore nudo
in fondo batte

Pierluigi Ciolini

Published in: on ottobre 12, 2011 at 07:10  Comments (3)  
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Forza ragazzi, accendiamo un falò!

Brucia il deserto che io immaginai
con una palma e con un disco blu.

Forza ragazzi, accendiamo un falò!
Rispetto ad allora è più facile adesso:
pur non richieste, scintille di fuoco
vengono offerte su piatti di sangue.

Brucia il tappeto sul quale volai
verso la reggia del despota sogno.

Forza ragazzi, accendiamo un falò!
Buttiamo là dentro il peggio di noi
e la cupidigia che droga il tempo
fino a comprimere albe e tramonti.

Brucia quel mare dove nuotai
verso una nave armata di pace.

Aurelio Zucchi

Luna a pois

Luna tempestata di sogni
diamanti preziosi
speranze che brillano
pois nel freddo pianeta
che i cuori riscalda
quel pallido disco
che ammiro
nel buio cielo
inanellato di stelle

Maristella Angeli

Published in: on febbraio 8, 2011 at 07:20  Comments (8)  
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United colors


I colori di quest’oggi…
sogno qui alle Due Madonne
mentre mangio crescentine
gialle rucola e formaggio
di colori verdi e bianco
sopra un tavolo zincato
vedo in alto delle querce
dentro al rosso sventolare
e più innante stelle d’oro
in un drappo tutto blu
sotto un cielo annuvolato
d’areoplano una striscia
e il grigio del cemento
di palazzi terrazzati 1
e l’ulivo per la pace
svolazzante appeso all’asta
e una disco incolore
che fa solo assai rumore
ah! che belli quei colori
esaltati mescolati
sublimati in unità
dentro al prato ben rasato
fra le more di otto gelsi
gialle rosse foglie verdi
e le luci color fluoro
e i disposti cassonetti
verdi dei rifiuti di Hera 2
questa è proprio una gran sera:
ne avremo altre colorate
fra le brezze profumate
e storditi dal colore
anserà il nostro cuore
non per mal ma d’emozione!
Questo, se ho ben colorito,
di poesia è il mio boato!

1 terrazzati: neologismo, per palazzi con terrazze; 2 Hera: smaltimento, trattamento e recupero rifiuti = in bolognese: rusco!

Sandro Sermenghi