La notte mi prende per mano

Ora che il mare aspro diventa
e d’antracite la luna si veste,
alta e discreta la notte s’accosta
mentre la stasi mi fa prigioniero.

Nella collina non più contornata,
dove presumo ancora c’è il borgo,
con ostinazione cerco una luce
capace di dare la continuità.

Lassù neanche una stella intravedo
che si riveli delle altre più furba
nell’infinito rigato di nero,
avaro nel dare spazio al respiro.

Riporto lo sguardo dov’era prima
e di una nave pretendo la scia,
il tocco mirabile a soppiantare
il bianco disordine di onde folli.

Vorrei che arrivasse l’aurora
del tipo fucsia, netta e impaziente
d’aprire in cielo lo squarcio ribelle,
l’effetto euforia di sistole errante…

In quest’attesa del via alle danze,
conforto mi è nel prendere tempo
l’idea di essere non del tutto solo.
É la notte che mi prende per mano.

Aurelio Zucchi

Curve

Dentro, il disordine imperava.
Tanti tasselli da recuperare,
i soliti perché d’una serata no
mentre la vita insisteva a dire,
ad ascoltare, a fare, a respirare…

Di che parlare quando si è soli
e come agire nel silenzio doppio?
Cosa udire se non la chiara eco
di mille voci a dirti mi dispiace?
Ma respiravo…

Vidi i segni di perfette curve
che lingua d’onda abbozzava
nel pigro suo venire alla battigia
e poi nette, nette le disegnava
nel pigro suo arretrar dalla battigia.

Scampoli di luce offrì la notte,
chiesti ad una luna indifferente.
Non protestai contro nessuno,
non chiesi spiegazioni al fato.
In quelle curve placai le ire.

Aurelio Zucchi

Published in: on agosto 29, 2011 at 06:56  Comments (4)  
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Soffia in giardino

Soffia sul prato un vento sferzante
sprazzi d’incostante
sole, fra le fronde
raggi intorpiditi
paiono scoloriti
più grevi delle prove
su gemme rugiadose

nel giardino incredulo
il pozzo s’è sperduto
s’è chiuso con la pietra
nel dipinto del mirto
tra squarci azzurrini
il filo d’erba e l’albero
paiono scrutarlo

occorre aria di maggio
a ravvivare le rose
servono orizzonti aperti
e nel viale, molecole di pane
da raccattare

saltellano verdognole
linfe all’apice degli alberi
nasciture foglie di vite
all’ombra sotto i rami a cui
nulla fa paura, mi dicono
che a terra non possono cadere
anche se tremano
al disordine del tempo.

Aurelia Tieghi

Una lacrima in maggio

sembra grande disordine
appena versata pare
creare al mondo intero
un debito, un dovere.
Una lacrima in maggio
sveglia gli uccelli notturni
tutti, nei loro nidi
sconvolgendoli come
fosse una eclisse
per quel velo improvviso
di una vita più chiara.
E la terra dovrà faticare
nel fabbricare nelle sue viscere
diamanti, mentre i mari
avranno nuove conchiglie
non  uguali a quelle di prima.
Ed i fiori cambieranno
le loro modalità nel
fiorire, così le stagioni
con neve e con grano
accumuleranno le bellezze
serbate ogni giorno nel tempo
Tu allora nascosta nel fieno
raccoglierai i frutti
e gli entusiasmi
di ciò che hai sparso non vista
della tua lacrima di maggio.

Marcello Plavier