Sentirti nel vento

Ovunque io andrò avrò con me
la tua voce, il tuo volto, i tuoi occhi.
Il vento ti porterà a me, ovunque tu sia,
ovunque io sarò.
Non basteranno distanze e frontiere
per fermare quell’amore che non vuole
morire di altri amori.
Non basteranno nuovi volti e sorrisi
per cancellare il tuo volto, il tuo sorriso.
Quel vento che da tempo mi segue
mi parla di te, mai stanco a me ti porta
ogni volta che da falsi amori ferito
mi rialzo deluso e ti chiamo.
Quanti amori col tuo nome chiamai
e il vento come nebbie disperse
Sei nel vento dei tramonti, nelle brezze
di mare dove sei nata, sei fatta di vento
che tutto pulisce e nuda l’anima lascia
perché di amore vero si vesta.
È nel vento il tuo nome, il tuo profumo,
il mio cercarti perenne, il nostro volersi
ancora.
Furono vento i giorni con te vissuti,
tormentati e intensi ma d’amore gonfi
come vele che cercano il largo del mare.
È tua la carezza che il vento per gioco
posa tra i miei capelli e li scompiglia,
gioco che ridendo facevi per esser presa.
Il vento mi porta quel tuo ridere e il silenzio
di un bacio che fine a quel gioco poneva.

Claudio Pompi

Altra esistenza

Esiste il tempo d’uno strapazzo
non voluto per il semplice motivo
d’un ascolto non desiderato.

Esiste il tempo delle libellule
nel ricordo d’un temporale fulminante
che accresce il desiderio
di tornare indietro nel tempo
dove tutto si può costruire
senza l’arroganza
della umana speculazione.

Esiste il tempo del vento irrequieto
che accorcia distanze labiali
irrilevanti nelle loro interpretazioni.

Eppure in tutte queste bugie
si aggregano ori spezzati
da suoni d’abbaglio;
è nel loro ermetismo che si nascondono
fiabe di noi
che stiamo vivendo
nelle incarnazioni
delle nostre ricche proiezioni.

Glò

Affluente d’emozione

Il fiume increspato
sembra tornare indietro
e correndo controcorrente
la luce di un altro tramonto
mi accompagna fra ombre
alberi che segnano
distanze passate
cercando di
arginare emozioni
che vorrebbero
come piena
scorrere sulla mia apparenza
inutile privazione di passi
uno sciolto dall’altro
ma…..
nel vento della sera
come sorte
vorrei ancora
il tuo respiro

Pierluigi Ciolini

Published in: on gennaio 20, 2012 at 07:02  Comments (8)  
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Desideri

Mi sono caduto addosso
con tutta la rabbia dentro
scavando gallerie nel deserto
e tanta voglia di te.

Adesso che lascio impronte
delebili
vorrei essere oltre l’orizzonte
a volare distanze bianche.

Solcare mari agitati
lasciando segni
indelebili
dei miei sogni incompiuti.

Sentire salire le voci
come fantasmi dal fondo
e scimmie aggrappate alla spalla
come pappagalli eterni.

E poi stendermi al sole
per cercare le stelle
strappate
dai ricordi di una notte.

Riprendo il cammino
rotolando sulle ginocchia
fino a sfondare il muro
dell’incomprensione.

Lorenzo Poggi

Guerra e pace

Tra maglie impigliate
di cerchi carnivori
che vanno
fino alle latitudini polari
e di meridiani trasversali
che strappano agli urli
carne viva,
la bilancia che pesa
le distanze
accomuna le specie
per l’affannoso errare
alla ricerca
della supremazia.
L’uomo che detiene
lo stile di ciascuno,
alleggerisce il peso
fabbricando
il sangue dell’agnello
per lavare,
la pace del piccione
per volare.

Giuseppe Stracuzzi

La locomotiva

Non so che viso avesse, neppure come si chiamava,
con che voce parlasse, con quale voce poi cantava,
quanti anni avesse visto allora, di che colore i suoi capelli,
ma nella fantasia ho l’immagine sua:
gli eroi son tutti giovani e belli,
gli eroi son tutti giovani e belli,
gli eroi son tutti giovani e belli…

Conosco invece l’epoca dei fatti, qual’ era il suo mestiere:
i primi anni del secolo, macchinista, ferroviere,
i tempi in cui si cominciava la guerra santa dei pezzenti
sembrava il treno anch’ esso un mito di progresso
lanciato sopra i continenti,
lanciato sopra i continenti,
lanciato sopra i continenti…

E la locomotiva sembrava fosse un mostro strano
che l’uomo dominava con il pensiero e con la mano:
ruggendo si lasciava indietro distanze che sembravano infinite,
sembrava avesse dentro un potere tremendo,
la stessa forza della dinamite,
la stessa forza della dinamite,
la stessa forza della dinamite..

Ma un’ altra grande forza spiegava allora le sue ali,
parole che dicevano “gli uomini son tutti uguali”
e contro ai re e ai tiranni scoppiava nella via
la bomba proletaria e illuminava l’ aria
la fiaccola dell’ anarchia,
la fiaccola dell’ anarchia,
la fiaccola dell’ anarchia…

Un treno tutti i giorni passava per la sua stazione,
un treno di lusso, lontana destinazione:
vedeva gente riverita, pensava a quei velluti, agli ori,
pensava al magro giorno della sua gente attorno,
pensava un treno pieno di signori,
pensava un treno pieno di signori,
pensava un treno pieno di signori…

Non so che cosa accadde, perchè prese la decisione,
forse una rabbia antica, generazioni senza nome
che urlarono vendetta, gli accecarono il cuore:
dimenticò pietà, scordò la sua bontà,
la bomba sua la macchina a vapore,
la bomba sua la macchina a vapore,
la bomba sua la macchina a vapore…

E sul binario stava la locomotiva,
la macchina pulsante sembrava fosse cosa viva,
sembrava un giovane puledro che appena liberato il freno
mordesse la rotaia con muscoli d’ acciaio,
con forza cieca di baleno,
con forza cieca di baleno,
con forza cieca di baleno…

E un giorno come gli altri, ma forse con più rabbia in corpo
pensò che aveva il modo di riparare a qualche torto.
Salì sul mostro che dormiva, cercò di mandar via la sua paura
e prima di pensare a quel che stava a fare,
il mostro divorava la pianura,
il mostro divorava la pianura,
il mostro divorava la pianura…

Correva l’ altro treno ignaro e quasi senza fretta,
nessuno immaginava di andare verso la vendetta,
ma alla stazione di Bologna arrivò la notizia in un baleno:
“notizia di emergenza, agite con urgenza,
un pazzo si è lanciato contro al treno,
un pazzo si è lanciato contro al treno,
un pazzo si è lanciato contro al treno…”

Ma intanto corre, corre, corre la locomotiva
e sibila il vapore e sembra quasi cosa viva
e sembra dire ai contadini curvi il fischio che si spande in aria:
“Fratello, non temere, che corro al mio dovere!
Trionfi la giustizia proletaria!
Trionfi la giustizia proletaria!
Trionfi la giustizia proletaria!”

E intanto corre corre corre sempre più forte
e corre corre corre corre verso la morte
e niente ormai può trattenere l’ immensa forza distruttrice,
aspetta sol lo schianto e poi che giunga il manto
della grande consolatrice,
della grande consolatrice,
della grande consolatrice…

La storia ci racconta come finì la corsa
la macchina deviata lungo una linea morta…
con l’ ultimo suo grido d’ animale la macchina eruttò lapilli e lava,
esplose contro il cielo, poi il fumo sparse il velo:
lo raccolsero che ancora respirava,
lo raccolsero che ancora respirava,
lo raccolsero che ancora respirava…

Ma a noi piace pensarlo ancora dietro al motore
mentre fa correr via la macchina a vapore
e che ci giunga un giorno ancora la notizia
di una locomotiva, come una cosa viva,
lanciata a bomba contro l’ ingiustizia,
lanciata a bomba contro l’ ingiustizia,
lanciata a bomba contro l’ ingiustizia!

FRANCESCO GUCCINI

Anche oggi

Ho attaccato un altro pezzo d’anima
nel mio attimo di cielo azzurro

anche oggi… in un soffio

ti ho lasciato su un muro
parole che volevo dirti
dove gl’invisibili sguardi
delle tue distanze incatenate
le spezzo con battiti di cuore

anche oggi…
l’ultime emozioni mi abbandonano
aspramente voltandomi le spalle

ma prima della notte in compagnia del vento
si alzeranno in volo per raggiungerti
nel tempo di un sospiro

Pierluigi Ciolini

Sulla mia pelle

pendono le ore,
campanule spuntate
sulla benevola pianta
del mio volerti,
fiori da spiccare
uno ad uno
in romantico desiderio
d’abboccamento.
Ed i giorni colano
come olio bollente
sulla mia pelle,
bruciando distanze.

Daniela Procida

Published in: on agosto 24, 2011 at 07:22  Comments (3)  
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Lucidità

Spalanco il giorno
alle tue parole
che spaziano
dove il tempo
e le distanze
non esistono

e il concedersi -diverso-
stupisce nel suo contrario.

Beatrice Zanini

Published in: on luglio 10, 2011 at 07:37  Comments (4)  
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Quella cosa

È forza ignota
che a te ora conduce,
  – il mio quid –
 o semplicemente il verso
 di una voce dentro.

Non avrò pretesa di altezze
nè distanze,
solamente un paio d’ali
per volare appena sopra
le irresolute trame.

Proteggere la storia
dei miei viaggi,
nelle parole a volte
nate male…

Ed è così che nasce
ed è così che muore
questo mio dire.

Beatrice Zanini

Published in: on giugno 1, 2011 at 07:00  Comments (5)  
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