Un rombo sordo…

Un rombo sordo avanza lento
come tuono che arriva da lontano,
misterioso e sinistro racchiude distruzione
e come mostro bramoso e affamato
ghermisce le sue prede.

Case, palazzi, persone,
nulla e nessuno è più al sicuro.
Tutto trema e si sbriciola,
la terra si apre inghiottendo ogni cosa
la polvere rende difficile respirare,

mentre la sventura si abbatte inesorabile
su tutto ciò che è inerme,
sul sonno interrotto bruscamente,
su sogni che svaniscono all’istante
e grida di terrore che squarciano la notte.

Un nuovo giorno nasce su lacrime
che segnano volti attoniti e spauriti
di coloro che vagano nel vuoto
con la paura di sentire ancora
la terra che torna a tremare.

Ma racchiusa nel cuore resta forte
la volontà di non di non lasciarsi andare
mentre s’innalza al cielo la speranza
di sentire le campane che torneranno
come una volta a suonare.

Patrizia Mezzogori

Speranza

E ora che ti ritrovo
dopo aver creduto
di essere riuscito
a perderti,
dopo la distruzione del mondo
e tutta la rabbia
e anni di cecità
mi viene da chiedere
le solite cose banali
e quanta gente avrà già visto
le stesse cose;
come posso credere che sarà diverso
per me,
non ho più la forza
perché solo finzione
mi aspetta
e penso con sollievo,
da non credere,
a quando sarà finita
questa recita
dove non mi è concesso
di avere l’unica
cosa al mondo
che vorrei
e non mi illudo certo
ma non smetto di sperare
quella insulsa, maledetta, tremenda speranza
che non so da dove venga
così che la possa
soffocare, schiacciare e dirle
di lasciarmi andare
qui o oltre
dove possa essere libero.

Gian Luca Sechi

Published in: on aprile 25, 2011 at 07:35  Comments (2)  
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L’Angelo della Morte

La cinica beffa al dolore
propala coi pianti ed i prieghi
uguaglianza per tutti gli umani,
dal chiuso silenzio dei chiostri
di templi, pagode, di stupa:
il Libero Arbitrio.

Amore, pietà, sacrificio,
nell’ombra furtiva dei templi
le nude pareti coperte
di oro e d’ argento
e gli idoli muti di bronzo,
le croci di pietra e di legno,
le immobili statue forgiate
a imagine d’uomo.

E ogni giorno col polso
vibrante d’ignoto tremore
a ipocrita mano protesa
di questa genìa parassita
di tutte le fedi
riversano l’obolo ingenuo
di loro viltà.

Ma piazze tonanti… Martellano i passi
nel freddo chiaror cristallino
indomito sguardo protendi.

Qualcuno al Coraggio e al Valore
di Uomini Buoni (qualcuno c’è ancora)
Tu lasci. Agli uomini buoni – gli Eroi –
supplenti stavolta a mancanza
del nostro potere di libera scelta…


Ma Tu devi operare!

Occhio immobiIe, vitreo,
nell’urlo che incalza fremente,
e tuona in delirio agghiacciante,
vittorioso tu passi Credente:
negli occhi la vivida Luce
nel mento serrato nei muscoli tesi
l’Immensa Potenza tu porti
Morte, Innocenti all’ eterno Splendore
d’ umanità che più non cammina.

La mèta, la mèta è vicina
travolto, domato, tagliato
dall’impeto è il filo di seta
sottile che vita sorregge
d’ogniuomo: straziato.

Ma ridi anelante, febbrile,
del riso, amante del bene
chiaro e forte, la terra scossa
– che vibra nell’aria-
distruzione e rovina
percossa dai démoni è rotta:
non abbocchi a bestemmieresie
di alcuni scampati, li perdóni,
ma impavido fai strada alla morte.

Paolo Santangelo

I am a dangerous woman

I am a dangerous woman
Carrying neither bombs nor babies
Flowers nor molotov cocktails.
I confound all your reason, theory, realism
Because I will neither lie in your ditches
Nor dig your ditches for you
Nor join your struggle
For bigger and better ditches.
I will not walk with you nor for you,
I won’t live with you
And I won’t die for you
But neither will I try to deny you
Your right to live and die.
I will not share one square foot of this earth with you
While you’re hell-bent on destruction
But neither will I deny that we are of the same earth,
Born of the same Mother
I will not permit
You to bind my life to yours
But I will tell you that our lives
Are bound together
And I will demand
That you live as though you understand
This one salient fact.
I am a dangerous woman
because I will tell you, sir,
whether you are concerned or not,
Masculinity has made of this world a living hell
A furnace burning away at hope, love, faith, and justice,
A furnace of My Lais, Hiroshimas, Dachaus.
A furnace which burns the babies
You tell us we must make.
Masculinity made Femininity
Made the eyes of our women grow dark and cold,
sent our sons – yes sir, our sons –
To War
Made our children go hungry
Made our mothers whores
Made our bombs, our bullets, our “Food for Peace,”
our definitive solutions and first strike policies
Yes sir
Masculinity broke women and men on its knee
Took away our futures
Made our hopes, fears, thoughts and good instincts
‘irrelevant to the larger struggle.’
And made human survival beyond the year 2000
an open question.
Yes sir
And it has possessed you.
I am a dangerous woman
because I will say all this
lying neither to you nor with you
I am dangerous because
I won’t give up, shut up, or put up
with your version of reality.
You have conspired to sell my life quite cheaply
And I am especially dangerous
Because I will never forgive nor forget
Or ever conspire
To sell yours in return.

§

Sono una donna pericolosa
non porto bombe né bambini in grembo
non porto fiori né miscugli incendiari
porto scompiglio nella tua ragione, nelle tue teorie,
nel tuo realismo
perché non giacerò nelle tue trincee
né scaverò trincee per te
né mi unirò alla tua lotta armata
per trincee più belle e più grandi.
Non camminerò con te né per te,
non vivrò con te, né morirò per te
ma neppure cercherò di negarti
il tuo diritto a vivere e morire.
Non dividerò con te neppure un centimetro di
questa terra
finché tu sarai maledettamente proteso verso la distruzione,
ma neppure negherò che siamo fatti della stessa terra
nati dalla stessa Madre,
non ti permetterò di legare la mia vita alla tua
ma ti dirò che le nostre vite sono legate insieme
e esigerò che tu viva per comprendere
questa cosa importante
che sono una donna pericolosa.
Perché devi sapere, signore, che
sono una donna pericolosa
perché non tacerò niente di tutto questo
non colluderò con te
non avrò fiducia in te né ti disprezzerò.
Sono pericolosa perché non rinuncerò, non tacerò
né mi adatterò alla tua versione della realtà.
Tu hai congiurato per svendere la mia vita
e io sono molto pericolosa

perché non potrò perdonare né dimenticare
né mai congiurerò per svendere la tua
in cambio.

JOAN CAVANAGH

La terra trema

“Chi non è mai stato nelle foresta cilena, non conosce questo pianeta. Io sono andato via da questo posto, da questi silenzi, per andare cantando nel mondo.”

PABLO NERUDA

Credo di interpretare le intenzioni di tutti i nostri amici poeti rivolgendo un pensiero al popolo cileno che in questo momento sta attraversando l’ennesima martoriata vicenda della sua storia.  Anche se le proporzioni della tragedia non sono apocalittiche come quelle del recente terremoto di Haiti, la distruzione è stata grande e le vittime sono comunque tantissime. Come sempre capita in queste occasioni, sul dolore e lo scoraggiamento prevale  però la certezza che questa gente generosa, come ha saputo provare in tanti drammatici frangenti, avrà la forza e la dignità necessaria per risollevarsi, quella stessa forza e quella dignità che anima le pagine dei suoi grandi poeti.

Published in: on marzo 1, 2010 at 18:33  Comments (9)  
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