Violino antico

Suonava per la via il suo violino antico,
magico strumento reso scuro dal tempo.
Antiche, straniere e struggenti armonie
fluivano nell’anima mia portate dal vento.
Le agili dita sulle tese corde danzavano,
il capo ondeggiante, gli occhi socchiusi,
cercar pareva nella mente melodie
che scese dal cielo i cuori riempivano.
Disegnava nell’aria magiche figure
quell’arco da maestra mano guidato,
viaggiarono ascoltate nel tempo, ballate
in notti dall’odore di tizzone bruciato,
nel profumo di candele in sale fastose,
nel momento di tregua di un povero soldato,
nelle feste gitane sulle vie polverose,
accarezzando il cuore delle novelle spose.
Al tempo sopravvisse quel magico liuto,
simbolo è la musica di arte immortale.
Da quante mani fu suonato, posseduto
e quante mani ancora, dopo l’avranno.
Piccolo, grandioso strumento d’armonia,
tra mille mani perpetuerai il tuo viaggio,
è tuo destino suonar di tristezza e allegria
con nuovi padroni dal cuore randagio.
È questo che pagherai come ovvio tributo,
da un uomo sei nato e con lui hai vissuto.
Scivola nell’aria una malinconica sinfonia,
vola lasciando dietro struggente traccia,
si allontana da me cercando un’altra via
oppure un’assolata e solitaria piazza.

Claudio Pompi

Elizabeth Childers

Dust of my dust,
And dust with my dust,
O, child who died as you entered the world,
Dead with my death!
Not knowing breath, though you tried so hard,
With a heart that beat when you lived with me,
And stopped when you left me for Life.
It is well, my child. For you never traveled
The long, long way that begins with school days,
When little fingers blur under the tears
That fall on the crooked letters.
And the earliest wound, when a little mate
Leaves you alone for another;
And sickness, and the face of Fear by the bed;
The death of a father or mother;
Or shame for them, or poverty;
The maiden sorrow of school days ended;
And eyeless Nature that makes you drink
From the cup of Love, though you know it’s poisoned;
To whom would your flower-face have been lifted?
Botanist, weakling? Cry of what blood to yours?—
Pure or fool, for it makes no matter,
It’s blood that calls to our blood.
And then your children—oh, what might they be?
And what your sorrows? Child! Child!
Death is better than Life!

§


Polvere della mia polvere,
e polvere con la mia polvere,
o bimbo, che moristi mentre entravi nel mondo,
morto della mia morte!
Che non conoscesti il respiro, nonostante gli sforzi,
e il cuore ti batteva quando vivevi con me,
e si fermò quando mi lasciasti per la vita.
E’ bene così, bimbo mio. Così non percorresti mai
la lunga, lunga strada che inizia coi giorni di scuola,
quando le piccole dita si fanno sfuocate dietro le lacrime
che cadono sulle lettere sbilenche,
e la prima ferita, quando il tuo piccolo compagno
ti abbandona per un altro;
e la malattia, e il volto della paura accanto al letto;
la morte del padre o della madre;
o la vergogna per causa loro, o la miseria;
poi, cessato il virgineo dolore dei giorni di scuola,
una natura cieca ti fa bere
alla coppa dell’amore, che tu sai avvelenata.
A chi avresti proteso il tuo viso di fiore?
Un botanico, fragile creatura? Quale sangue avrebbe
gridato col tuo?
Puro o contaminato, non importa,
è sangue che chiama il nostro sangue.
E poi i tuoi figli – oh, che sarebbe stato di loro?
E quale il tuo dolore? Figlio! Figlio!
La morte è migliore della vita!

EDGAR LEE MASTERS

Eterno bambino

Se tu fossi Tutto,
non avresti altro da esigere,
saresti Tutto e più nulla.
Più nulla?
Il vuoto,
vuoto anche di luce
non si lascia immaginare;
la tua carne, gonfia di pensieri,
non fa che consumare,
e incauta sognare e risvegliare
atavici nonsensi.
“Fossi almeno il niente,
che contiene e avvolge il cosmo,
piano sparirei per, lentamente,
riessere, assorbito dalla sua espansione,
in un crescendo fiero,
inesorabile, d’autocoscienza.”
Amniotico ed immenso albume,
culleresti il tuo tuorlo.
Finalmente ermafrodito;
artefice di te stesso, di un universo
le cui costellazioni
sono tue frazioni,
e le tue dita sinaptiche
infiniti tragitti da te dettati.

Ed eccoti Tutto.
Ad altro non puoi anelare.
Tu sei Tutto. Tutto sei tu.
Solo il nulla che eri,
più non possiedi.
Può il Tutto contenere il nulla?
Il nulla è scorza: lui contiene il Tutto
E, certo, non puoi regnarne poco,
non sarebbe tutto il nulla.
Ti rendi così conto, che per averlo,
devi negare il Tutto.
Si tradisce ancora
la tua instabile natura.
Ancora gli estremi si confondono.

E il Tutto e il niente,
è dondolo d’eterno bambino,
che quando è in alto,
vuol discendere, quando in basso,
risalire e,
se in equilibrio, più non si diverte.

Flavio Zago

Le golose

Io sono innamorato di tutte le Signore
che mangiano le paste nelle confetterie

Signore e signorine
le dita senza guanto
scelgon la pasta; Quanto
ritornan bambine!

Perchè niun le veda,
volgon le spalle, in fretta,
sollevan la veletta,
divoran la preda.

C’è quella che s’informa pensosa della scelta;
quella che toglie svelta,
né cura tinta e forma.

L’una pur mentre inghiotte,
già pensa al dopo, al poi;
e domina i vassoi
con le pupille ghiotte.

Un’altra – il dolce crebbe –
muove le disperate
bianchissime al giulebbe
dita confetturate!

Un’altra con bell’arte,
sugge la punta estrema
invano! ché la crema
esce dall’altra parte!

L’una senz’abbadare
a giovine che adocchi
divora in pace. Gli occhi
altra solleva, e pare
sugga, un supremo annunzio,
non crema e cioccolate,
ma superliquefatte
parole del D’Annunzio

fra quegli aromi acuti,
strani, commisti troppo
di cedro e di sciroppo,
di creme, di velluti,

di essenze parigine,
di mammole, di chiome
oh le signore come
ritornano bambine!

Perchè non m’è concesso
o legge inopportuna!
il farmivi da presso,
baciarvi ad una ad una,

o belle bocche intatte
di giovani signore,
baciarvi nel sapore
di creme e cioccolatte?

GUIDO GOZZANO

Dono

Ho scrutato il tuo volto
Volevo il tuo sguardo incrociato al mio
Ma chiusi sono rimasti i tuoi occhi
Componenti di un volto stanco e rugoso
Ho depositato un rosario tra le tue dita
Questo è il mio dono
che porterai con te per l’eternità.

Gianna Faraon

Published in: on aprile 23, 2012 at 07:44  Comments (6)  
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Anestesia d’amore

Dormono sensi assopiti
gli occhi sotto le ciglia
più non vedono luci
insensibili le mani al tatto
le labbra ai baci.

Più non giunge alle narici
dell’amore il profumo
agli orecchi
il suono dolce
delle sue parole.

Anestesia d’amore…

L’ho sognata
E fu un incubo…

Ma l’aurora dalle dita rosate
un fiore sul cuscino
mi fece trovare.

E con lui amante
rinacqui a nuova vita.

.
Sandra Greggio

Tutti matematici

C’è il problema
della casa…
per i costi della spesa;
poi,
c’è quello della moglie
in disaccordo con i figli.

C’è il problema
del marito…
che fa i conti sulle dita,
e,
anche quello sanitario
per gli esborsi in onorari

C’è il problema
del lavoro…
e chissà quanti altri ancora

L’inversione degli addendi
non comporta cambiamenti,
con i dati da sommare…
e poco, o niente, da sottrarre

Non c’è equa proporzione
né probabile equazione,
per uscire dal dissesto
di cotante operazioni

Anche Lui non fu sottratto
dalla regola del conto
per risolvere il problema,
e sfamar la popolazione
fu costretto ad applicare…
la moltiplicazione

Ciro Germano

Ho lasciato

Ho lasciato passare una fiumana

fra le mie dita

senza bere una stilla: m’accoro….

Naufrago nella pietra

Un pino basso sulla terra rossa,

l’unica compagnia.

Tutto che amai s’è perso con le case

che l’altra estate erano nuove, e sono

dirupate nel vento dell’autunno.

 

GIORGOS SEFERIS

Published in: on aprile 10, 2012 at 07:28  Comments (3)  
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Il mio vento

 
è tra le pieghe disfatte
nell’orlo leggero di seta
.
sfrontato e innocente
carezzevole e distratto
languido
nel soffio vellutato
.
fra dita sinuose
che accendono i sensi
.
m’avvolge
stravolge
nel brivido caldo
arruffa i capelli
sfiora le gambe
s’insinua
lento
a cercar voglie mute
sopìti desideri
strazia le carni
è bacio di vento

astrofelia franca donà

Published in: on marzo 26, 2012 at 07:40  Comments (9)  
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Occhi trasparenti

 
Non c’è un’altra possibilità
inerente
adeguata
alla gente
in questo silenzio
che m’incontro…
non è questo
come se io fossi diventato
di un convento
ricamatrice ad intrecciar di nodi
i fili degli sguardi
o ancor più pesante
pensare
di aver nel cesto tutti quei colori della vita
bè io ho qui
tra le dita
un ago trovato nel pagliaio
mi pare
occhi azzurri trasparenti di una bimba
che non han bisogno di pregare
e mi chiedo
ma cosa
ancora
sta succedendo
se devo cercare
alternative alla mia umanità?

Enrico Tartagni