Non esiste metro di fallimento

se [non] sai da dove nasce.

L’infanzia, qui, non c’entra.

E’ in età matura
che si aprono le porte
delle proprie fusioni insolventi.

L’infanzia, qui, non c’entra.

Nella vita ti foderi
di tasselli mancanti
in continuo (forse), sperato divenire.

Il baratro è un metro di misura
che vive di continua valutazione
ispiratoria, sognante, idealizzante.

Le braccia si arrampicano
scivolose
raccogliendo(si) dagli specchi.
Nonostante tutto.
Son consapevolezze.
Lasci alle spalle l’infanzia
e cresci sui [tuoi] profumi.
Salvando il fiore, il suo stelo.
Compreso le spine che t’illudi
di aromatizzare nei colori.
Nei colori nel tatto.
Nel [suo] vaso di puro germoglio.

L’adolescenza [non] c’entra.

-Son nuove strade, nuovi cementi.
senza fiori/odori-

Le scelte iniziano ad essere soggettive
oggettivamente osservate
da chi si prende cura di te
anche col solo pensiero
di pensare a te.
In concreta assenza.

S’inizia a bollire la [s]bronza
dove l’infanzia c’entra
ma senza fallire la conquista
d’un essere “costruzione”.

Camminando ancora,
seguendo l’invisibile oggettivo
che ti ha reso
colui a cui gli altri non interessa,
colui a cui l’umano non sa entrare.

Glò

Anno nuovo

 
Anno nuovo
inventario vecchio
senza alcuna scelta
ci ritroviamo a riordinare cassetti
a sfogliare vecchi ricordi
a riesumare antiche speranze
siamo gusci ancora da riempire
pensieri baldanzosi
che sbiadiscono nel lento divenire
danza satura di ore
informe massa di idee
culmine di caos
che non può fare altro
che capovolgersi
quando si tocca l’infimo abisso
la risalita è d’obbligo
che l’augurio non tardi
a spaziare l’orizzonte
che la luce della rinascita
faccia presto a mostrare
il buongiorno nell’armonia
di un canto a più voci
nel respiro della natura
cuore d’amore universale.

Roberta Bagnoli

Il divenire

dell’immobilità
scarnifica
i momenti inesausti
della mia disorientata
vigile coscienza.
Intanto mi lascio
cullare
dai vecchi giorni
mormoranti nenie
malinconiche
come lenti flutti
nell’ampio mare.
Dondolo, dondolo
nel tempo che arretra
nel tempo che avanza
mentre danzo
come pietra
rotolante
immobile
nella fissità
dell’eterno divenire.

Nino Silenzi

Published in: on dicembre 6, 2011 at 06:58  Comments (5)  
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Inutilità

Ho ascoltato le voci di fuori e di dentro
e vecchi impasti di parole stantie
come fosse dovuto un lamento.

Non sono certo d’avere compreso
il senso da dare alle cose
o il rumore dell’acqua che scende
prima di trasformarsi in vapore.

Mi sono impegnato ad incidere
muri di gomma
per lasciare una traccia
sul bagnasciuga del divenire.

Ho costruito effimere dighe
per fermare il tempo
e regalare quelle poche certezze
come castelli di carta
quando soffia il vento.

Non è rimasto più niente
salvo qualche tronco
inerte di fianco
per farmi tossire
quando ripasso ricordi.

Lorenzo Poggi

Punto d’arrivo

Lenti e sfocati
ricordi tornan
da antichi tempi.

E più non guardo
verso il domani
non c’e speranza
del dove andare
né soluzioni
al divenire.

E cerco il cielo
e cerco il mare
dove la mente
possa annegare.

Vita vissuta
passata invano,
giorni di gloria
falsa ed ottusa,
pene ottenute
e pene date,
senza rimpianti
senza rimorsi.

Disperse all’aria
ceneri voglio
che nulla resti
a ricordare
né pietra bianca
per rammentare
nè inutil fiore
su essa posare.

Così finisce
il vano viaggio.
Mille domande
senza risposte.

Piero Colonna Romano

Nel cielo, di cielo, al cielo

Nel cielo libero ricordi,
riverberi di luci incandescenti,
passi discreti in ore della notte
per chiuder bene le imposte ai figli,
quattro fratelli tutti quanti intorno,
pesci e salsedine attaccati all’amo,
scogliere nude alla mercé del sole,
vagoni dietro la locomotiva
di legno nero giallo rosso e azzurro
col muso degno del miglior Pierrot.

Di cielo vesto le speranze,
le manne scese nell’età del verde,
aneliti del divenir migliore
mentre correggo i tanti miei errori,
rincorse a sentir di Dio la voce
quando altre voci non so ascoltare,
sorrisi persistenti dentro i giorni
immaginati eterni per i figli,
speranze di rileggere nel sempre
il sunto d’una vita spesa bene.

Al cielo do in custodia i sogni,
preziosi ossigeni da ingurgitare
al palesarsi d’anima che cede,
reami d’acqua e terra da salvare
in una donna fiera del suo amore,
abbracci intensi pieni di stupore
con la paura che l’istante voli,
le simmetrie dei valori veri,
pugni e carezze a vita che m’invita
a crederle – di più – per non morire.

In quei giorni farciti con il crudo,
dentro spirali senza via d’uscita,
quando il quadrante l’ora mi rallenta
e un arlecchino perde i suoi colori,
in un dolce standby lassù affido
i sogni, le speranze e i ricordi,
lungi dall’essere contaminati
dai freddi numeri dell’equazione
che linfa somma e tanta ne sottrae
a chi vorrebbe solo equa razione.

Aurelio Zucchi

Il divenire

Il ferro rovente
sull’incudine del fabbro
si modella a lingua parlante
dimorando nel fuoco
dell’animo inquieto

salda le parti mancanti
l’artigiano che lima
e inchioda creando
lampade a rischiarare il buio

il viale illuminato
ora indica la strada
del divenire

Maristella Angeli

Published in: on gennaio 9, 2011 at 07:26  Comments (8)  
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