La carezza del vento

Ho provato
tante volte
ad ascoltare
il chiacchierio confuso
dei platani
nelle giornate di vento.
Il fruscio delle foglie appare
come un’onda impetuosa
che sbriciola preghiere confuse.
Quello dei platani,
invece,
è un mormorio dolcissimo
che invita
al riposo e all’oblio.
L’urlo delle querce
sembra l’imprecare possente
dei condannati
che scuotono con violenza
ceppi e catene.
Solo i pini
lasciano filtrare con dolcezza
il vento tra i rami,
coperti di muschi e licheni.
Loro mi regalano frazioni di silenzio
ed invitano alla pace interiore.
Per questo io li amo
con tutta l’intensità del mio cuore.

Salvatore Armando Santoro

Canto di Natale (a modo mio)

Ho mani e gambe doloranti
A forza di buttar giù Babbo Natale dai balconi
Per liberarli dal vischio e dalla transumanza
Dall’allegoria di canti e stelle inutili
All’evento
E pure il gelo contro
Ché  è notte fonda e mi si ghiaccia l’avvenire
Ed il sorriso stentato.
Eppure corrono i pensieri in cerca di un senso
Della spiegazione al perché per tradizione
Ci si debba indebitare fino al prossimo Natale
Al fine ultimo e non solo di dare a tutti
Un regalo da scartare la tavola imbandita
E un cuore nuovo ma non vero.

Però negli occhi scuri dei ragazzi neri
Fermi agli angoli delle strade in cerca
Del prossimo schiavista che gli dia lavoro
Giornaliero e l’illusione di essere parte del mondo
C’è il gelo del passato che non tollera presente
Né futuro e nelle orecchie non hanno canti
Né cori di angeli celesti
Ma come stalattiti di gelo
Oppure le onde increspate del mare burrascoso
E la dolcezza della laguna innevata
Nemmeno li sfiora.

Che la speranza non sia neve
Che il vento non porti solo passioni passeggere
Che i treni veloci arrivino in stazione
Che gli uomini possano tornare dal lavoro stanchi ma vivi
Che i sorrisi non siano falsi e le ferite già guarite
E le spalle coperte i piedi caldi
E le mani libere da ogni tremore, per tutti.

Maria Attanasio

Il Po

Da questo fiume pieno di vigore,
da questo fiume, così silenzioso
e così calmo e violento, traspare
una smarrita dolcezza.
Sulle onde imbizzarrite
viaggiano i miei pensieri,
ad occhi chiusi assaporo il fluire
di sensazioni, di emozioni.

Sul sentiero che lo accompagna,
sfilano biciclette frusciando sui ciottoli,
negli orti vicini alcuni cani
comunicano fra loro, dei bimbi
si rincorrono garruli, mentre nel cielo
la luna incomincia il suo apparire.

Io accovacciato su un letto di pietra
assaporo il profumo che emana.
Luke, muso appoggiato
sul mio ginocchio mi osserva.
Alcuni gabbiani volteggiano
ed una coppia di aironi amoreggia sul greto,
in un gioco di piume e volteggi.
Più lontani alcuni pescatori
attendono pazientemente la preda.

Lassù Superga mi osserva,
pare voglia invitarmi a salire,
mio viatico per anni e mio dolore.
La piccola cascata copre ogni rumore
Il sole si allontana, scende dietro i monti,
e la sera incombe dando spazio
ai raggi della luna sempre più
luminosa e lucente.

Le stelle l’accompagnano.
E, fra esse mi fingo
il viso di chi è lassù,
parlo a loro, sorrido e così
appagato torno al mio abitare
mi sdraio sul letto, penso
e rannicchiato in me stesso
finalmente piango.

Marcello Plavier

Alla luna

Falce lunare che mieti le stelle
il campo è ancora tuo
a quando il frutto del raccolto?
il poco mio ti poso sopra nuvole bianche
dell’agognato riposo
un cantico sublime
libellula, toccante la dolcezza
se ancora non la conosci
mi aiuta a scorgere
la pura bellezza
della tua natura.

Aurelia Tieghi

Published in: on dicembre 13, 2011 at 07:16  Comments (6)  
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Se tu vorrai sapere

Se tu vorrai sapere
chi nei miei giorni sono stato, questo
di me ti potrò dire.
A una sorte mi posso assomigliare
che ho veduta nei campi:
…l’uva che ai ricchi giorni di vendemmia
fu trovata immatura
ed i vendemmiatori non la colsero
e che poi nella vigna
smagrita dalle pene dell’inverno
non giunta alla dolcezza
non compiuta la macerano i venti.

FRANCO FORTINI

Published in: on novembre 16, 2011 at 07:41  Comments (3)  
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Cinqueterre

 
Risaliamo gli acciottolati sentieri.
Nel trionfo dell’erica
ci sfiora la brezza salmastra
e del cisto la resinosa dolcezza,
ma a tratti sovrasta
l’aroma pungente del timo.
E’ un placido andare di zaini
son rossi, son gialli, son blu
a sfiorare gli arbusti
a scuoterne polline e odori;
e ancora su e giù per
terrazzi e sudati vigneti,
per piccoli borghi e giardini
dai tanti colori,
poi come bambini
rubare furtivi i limoni
dai rami stracolmi.
C’è aria di festa e l’andare
seppure in salita, non pesa;
sostiamo
lo sguardo all’azzurra distesa laggiù
alla roccia che emerge schiumando,
al raggio che scende dal cielo ovattato
nel mare e lo accende;
il cammino riprende…
le parole non bastano più!

Viviana Santandrea

Ndr:  Questa poesia è stata scritta molto tempo prima della drammatica alluvione che ha colpito questo meraviglioso angolo d’Italia.  Naturalmente noi la offriamo in segno di omaggio affettuoso e solidale alle popolazioni colpite, certi che i luoghi descritti da Viviana torneranno presto al loro splendore di sempre

Sempre si troverà una donna

Sempre si troverà una donna,

che, fredda e lieve,

compatendo e un poco amando,

ti plachi come un fratello.

Sempre si troverà la spalla di una donna

dove, abbandonata la testa scapestrata,

tu possa respirare con ardore

e a cui possa affidare il tuo ribelle sonno.

Sempre si troveranno gli occhi di una donna

che, smorzando il tuo dolore,

in parte almeno, se non proprio tutto,

vedano la tua sofferenza.

Ma c’è una mano

che ha particolare dolcezza

quando la fronte tormentata sfiora,

come l’eternità e il destino.

Ma c’è una spalla

che, un mistero il perché,

in eterno ti è data, non per una notte sola,

e questo tu da tanto l’hai capito.

Ma ci sono occhi

che appaiono sempre tristi,

e sono gli occhi del tuo amore e della tua coscienza,

fino ai tuoi ultimi giorni.

Ma tu vivi malgrado te stesso,

e quella mano, quella spalla,

quegli occhi tristi non ti bastano…

Quante volte in vita li hai traditi!

Ma eccolo, arriva, il castigo.

<<Traditore!>> – ti schiaffeggia la pioggia.

<<Traditore!>> – i rami ti sferzano il viso.

<<Traditore!>> – rimbalza l’eco nel bosco.

Ti rattristi, ti agiti, ti tormenti.

Non saprai perdonare tutto questo a te stesso.

E solo quella mano diafana perdona,

anche se grave l’offesa,

e solo quella spalla stanca

perdona adesso e perdonerà ancora,

e solo quegli occhi tristi

perdonano quello che non si può perdonare.

EVGENIJ ALEKSANDROVIC EVTUSHENKO

Notte di lucciole e stelle

 
Chi vuole con me guardare
Il gioco delle lucciole
Nel buio intermittenti
La danza luminosa
Sorpresa agli occhi che alleggerisce?
Vorrei una presenza silente accanto
Che non faccia di me rapina
Chi qua con me vuole essere?
Scorro gli anni e non trovo che sogni
Momenti su momenti in cui
Ho desiderato accanto qualcuno.
Parlano sempre tutti di sé
Mi catturano nel loro mondo
Ma ad ascoltare in silenzio chi c’è?
Sono sola: il vetro aperto nella notte
Il capo reclinato sul braccio poggiato
Al finestrino chiusa nell’auto.
Sola con tutta questa dolcezza e libertà
Sarebbe talmente bello condividere
La pienezza di questa notte!
Chi potrebbe stare con me in questa
Sera di lucciole e stelle
Puntini luminosi nel buio
Chi se non il ricordo di te
Che mi eri accanto
Un prato in declivio nel buio
Come allora camminare sull’erba
Sederci accanto e vicini sentire
Che la bellezza del mondo ci illumina
Noi due soli sembravamo essere
Uniche creature sulla terra noi due.
La tua voce che un po’ declinava
Verso il basso e sfilacciava
In poche parole colme d’emozione.

azzurrabianca

Quando il pensiero

Quando il pensiero di te mi accompagna

nel buio, dove a volte dagli orrori

mi rifugio del giorno, per dolcezza

immobile mi tiene come statua.

Poi mi levo, riprendo la mia vita.

Tutto è lontano da me, giovanezza,

gloria; altra cura dagli altri mi strana.

Ma quel pensiero di te che vivi,

mi consola di tutto. Oh tenerezza

immensa, quasi disumana!

UMBERTO SABA

Published in: on agosto 25, 2011 at 07:00  Comments (2)  
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Solo tu

 
L’alba e la tua voce m’erano suono
di melodia che mi portava il giorno.
Amati sussurri eccitavano
dolcezza in brividi sorgivi
di fremiti in quotidiano incanto.  
Ancora calda di notturno sogno
m’ infiammavi  di carezze ardite
ed io perdutamente avvinta
cedevo a te, mio principe assoluto
d’un cuore innamorato ogni sussulto.

Elide Colombo

Published in: on agosto 21, 2011 at 07:35  Comments (5)  
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