Colloquio con mia madre

Dolore segreto
.
T’ho vista piangere
di nascosto,
mentre il sole di novembre
si posava stanco
sui tuoi capelli bianchi
e gli anni fuggivano tumultuosi
verso il tramonto della vita.
.
Doni
.
Tu hai seminato in me
soltanto cose buone,
prime fra tutte
l’allegria e la mitezza.
Quando sei morta,
è fiorita
anche l’accettazione del dolore
e della morte.

.
Nino Silenzi

Published in: on giugno 16, 2012 at 07:26  Comments (4)  
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Little Drummer Boy

Come, they told me
Pa rum pum pum pum
A new born King to see
Pa rum pum pum pum
Our finest gifts we bring
Pa rum pum pum pum
To lay before the King
Pa rum pum pum pum
Rum pum pum pum
Rum pum pum pum
So to honor Him
Pa rum pum pum pum
When we come.

Little Baby
Pa rum pum pum pum
I am a poor boy too
Pa rum pum pum pum
I have no gift to bring
Pa rum pum pum pum
That’s fit to give our King
Pa rum pum pum pum
Rum pum pum pum
Rum pum pum pum
Shall I play for you
Pa rum pum pum pum
On my drum.

Mary nodded
Pa rum pum pum pum
The ox and lamb kept time
Pa rum pum pum pum
I played my drum for Him
Pa rum pum pum pum
I played my best for Him
Pa rum pum pum pum
Rum pum pum pum
Rum pum pum pum
Then He smiled at me
Pa rum pum pum pum
Me and my drum.

§

PICCOLO TAMBURINO

Andiamo, mi hanno detto, parum pum pum pum,
c’è un re appena nato, parum pum pum pum,
abbiamo preso il nostri doni migliori, parum pum pum pum,
Rum pum pum pum, rum pum pum pum
così da onorarlo, parum pum pum pum,
quando veniamo

Piccolo bambino, parum pum pum pum,
sono anch’io un bambino povero, parum pum pum pum,
non ho doni da portare, parum pum pum pum,
Rum pum pum pum, rum pum pum pum.
posso suonare per te, parum pum pum pum,
sul mio tamburo?

Maria annuì, parum pum pum pum,
il bue e l’agnelllo battono il tempo, parum pum pum pum,
ho suonato il mio tamburo per lui, parum pum pum pum,
ho suonato nel modo migliore per lui, parum pum pum pum,
Rum pum pum pum, rum pum pum pum
Dopo mi ha sorriso, parum pum pum pum,
a me e al mio tamburo.

KATHERINE KENNICOTT DAVIS

Published in: on maggio 7, 2012 at 07:01  Comments (2)  
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Natale nel cuore

Un candido velo sospeso
di falde leggere
che avvolgono lente
la pace del cuore
è Natale,
indossa il paese una veste
che copre il rancore
dei giorni passati.
La neve che cala
avvolge di mistico velo
i pensieri.
Si muove una gioia leggera,
i bimbi la neve imbacucca
col rosso del viso che dona
tra gli occhi e il sorriso
abbracciano il morbido gelo.
La gioia di alberi morti
che vivono canti di luci
e pace negli occhi
ciascuno colora
coi pacchi di doni.
Natale… che amore nell’aria!
È un bacio, un abbraccio un regalo.
Si affida la voce all’idillio
che allevia i chilometri e porta
al vecchio parente lontano
la voce e il pensiero,
l’amico sospeso nel tempo
invita a cercare…
Che bello Natale!
Che placido amore
Natale nel cuore.

Giuseppe Stracuzzi

Legame

Perché questo filo d’acciaio non si stacca
da questo ventre lacerato?
ti trascino da troppo tempo
ti possiedo da sempre
Infinite estati e inverni
albe e tramonti
Fiumi di lacrime abbiamo attraversato
Questo filo che ci lega inseparabilmente
ci sorregge, ci aiuta a non affondare
tra le cascate impervie della vita
La mia non volontà
di spezzare questo legame
che mi uccide un po’ ogni giorno
consapevole che ciò accade
è fonte di vita
la mia vita, e tua
Le tue viscere sono
da sempre unite alle mie
Io capisco il tuo dolore
ti guardo e già conosco
il tuo pensiero
Non sono veggente ma
la tua anima inquieta
carica d’amore e di dolore
non si può separare dalla mia
Tutto è unito
dal il DNA che porti nelle vene
nella pelle, nel cuore.
Tutto ciò che ami io amo.
I tuoi errori sono i miei
ciò che generi le mie paure
Prima dell’evento io lo percepisco
nel bene e nel male ciò che succederà
Cammino su quel filo mille volte
dall’inizio della tua vita
questo succederà fino alla fine della mia
dammi tu la forza per rompere questo filo
Perché tu non debba portarlo come impiccio
fino alla fine dei tuoi giorni
Perchè io non sia zavorra per te.
Che almeno i miei occhi stanchi
possano vederti volare
senza i fili che ti legano a me
che tu possa vivere senza la solitudine
che ti accompagna da sempre
Che la consapevolezza e la forza che hai
siano doni per vivere l’amore
possa essa far superare gli errori e i rimpianti

Gianna Faraon

Liguria

Scarsa lingua di terra che orla il mare,
chiude la schiena arida dei monti;
scavata da improvvisi fiumi; morsa
dal sale come anello d’ancoraggio;
percossa dalla farsa; combattuta
dai venti che ti recano dal largo
l’alghe e le procellarie
– ara di pietra sei, tra cielo e mare
levata, dove brucia la canicola
aromi di selvagge erbe.
Liguria,
l’immagine di te sempre nel cuore,
mia terra, porterò, come chi parte
il rozzo scapolare che gli appese
lagrimando la madre.
Ovunque fui
nelle contrade grasse dove l’erba
simula il mare; nelle dolci terre
dove si sfa di tenerezza il cielo
su gli attoniti occhi dei canali
e van femmine molli bilanciando
secchi d’oro sull’omero – dovunque,
mi trapassò di gioia il tuo pensato
aspetto.

Quanto ti camminai ragazzo! Ad ogni
svolto che mi scopriva nuova terra,
in me balzava il cuore di Caboto
il dì che dal malcerto legno scorse
sul mare pieno di meraviglioso
nascere il Capo.

Bocconi mi buttai sui tuoi fonti,
con l’anima e i ginocchi proni, a bere.
Comunicai di te con la farina
della spiga che ti inazzurra i colli,
dimenata e stampata sulla madia,
condita dall’olivo lento, fatta
sapida dal basilico che cresce
nella tegghia e profuma le tue case.
Nei porti delle tue città cercai,
nei fungai delle tue case, l’amore,
nelle fessure dei tuoi vichi.
Bevvi
alla frasca ove sosta il carrettiere,
nella cantina mucida, dal gotto
massiccio, nel cristallo
tolto dalla credenza, il tuo vin aspro
– per mangiare di te, bere di te,
mescolare alla tua vita la mia
caduca.
Marchio d’amore nella carne, varia
come il tuo cielo ebbi da te l’anima,
Liguria, che hai d’inverno
cieli teneri come a primavera.
Brilla tra i fili della pioggia il sole,
bella che ridi
e d’improvviso in lagrime ti sciogli.
Da pause di tepido ingannate,
s’aprono violette frettolose
sulle prode che non profumeranno.

Le petraie ventose dei tuoi monti,
l’ossame dei tuoi greti;
il tuo mare se vi trascina il sole
lo strascico che abbaglia o vi saltella
una manciata fredda di zecchini
le notti che si chiamano le barche;
i tuoi docili clivi, tocchi d’ombra
dall’oliveto pallido, canizie
benedicente a questa atroce terra:
– aspri o soavi, effimeri od eterni,
sei tu, terra, e il tuo mare, i soli volti
che s’affacciano al mio cuore deserto.

Io pagano al tuo nume sacrerei,
Liguria, se campassi della rete,
rosse triglie nell’alga boccheggianti;
o la spalliera di limoni al sole,
avessi l’orto; il testo di garofani,
non altro avessi:
i beni che tu doni ti offrirei.
L’ultimo remo, vecchio marinaio
t’appenderei.

Chè non giovano, a dir di te, parole:
il grido del gabbiano nella schiuma
la collera del mare sugli scogli
è il solo canto che s’accorda a te.

Fossi al tuo sole zolla che germoglia
il filuzzo dell’erba. Fossi pino
abbrancato al tuo tufo, cui nel crine
passa la mano ruvida aquilone.
Grappolo mi cocessi sui tuoi sassi.

CAMILLO SBARBARO

Nel parco

Passeggiando nel parco stamattina
ho incontrato il sig. 8 Aprile.
Si librava leggero tra l’erba con la brina
frugando tra i fiori del prato.
Gli sono andato incontro e l’ho chiamato:
“Ehi signore,  buongiorno!”
“Buongiorno a te!” mi ha risposto indaffarato.
“Ma cosa sta facendo volando
tra le spighe appena nate?”
“Eh, – mi ha risposto un po’ interdetto-
cerco i resti del buio della sera,
si nascondono sotto l’erba
e, se non li tolgo,
non si sveglierà la mia amica Primavera.
“Capisco – ho aggiunto osservando il gran lavoro-
sa che la donna che amo parte domattina?
Per questo sono un po’ triste e mi addoloro.
E’ una persona bellissima ed è sincera,
tra tante persone false che conosco, lei è vera.”
“Evviva allora!- ha esclamato lui-
pòrtale i nostri saluti”.
“Nostri? E di chi? – chiesi incuriosito-
come di chi? Miei e della Primavera!
Portale questo fiore da parte mia, tutto colorato,
e dille che questo è il suo momento fortunato.
Portale un po’ di rugiada, già che ci sei,
e anche un po’ di questo vento profumato.
Dille che il tuo amore  è forte ora, butta giù i muri,
e insieme al suo diventerà bellissimo finalmente, come questo prato.
Salutala da parte nostra e dille che siamo sicuri
che, con i doni che le porti, sarà felice,
e che continui così, con fiducia e con i nostri migliori  auguri!”
“Senz’altro sig. 8 Aprile, lo farò,
grazie di tutto questo e buon lavoro”.
“E ricordati quel che ti dico- aggiunse infine-
chi riesce a trovare e ad amare un persona vera
possiede davvero un gran tesoro!”

Sandro Orlandi

Frenesia fra i ginocchi

Guarda intenso in quegli occhi
per scacciare l’abulia
quindi cerca La Poesia
dentro al sacco dei balocchi:

poi fra il suono dei rintocchi
viaggia svelta l’elegia
reca doni di allegria
pur se tremano i ginocchi:

ecco è qui quel Buon Natale
che col sal della sapienza
allontana tosto il male:

e già spinge, che impazienza,
l’Anno Nuovo per le scale
per portare nuova essenza:

s’apron le ante al davanzale
e or ch’è fatta pulizia
può arrivare La Poesia!

Sandro Sermenghi

Avvento

Rami nudi, vestiti
di scintillanti luci nella neve
fanno sentire un brivido di amore.
Finestre dietro i vetri
iniziano a adottare
stelle comete e luci intermittenti,
si respira odore di Natale.
La folla è pronta sulla dirittura
non aspetta il segnale è già partita
punta dritta al traguardo commerciale
che attira con la voce di sirena…
Nelle case si voltano i pensieri:
sempre più forti sono le pretese
degli incontentabili bambini,
sempre più forte chiamano i doveri
per non sfigurare tra i parenti,
il nervosismo incalza contro il tempo
che insegue la cometa e non da tregua…
Finalmente suona il grande giorno.
Canzoni di Natale
parlano di un bambino di una stalla
di povertà e d’amore…
c’è dell’altro
sempre più forti le delusioni
degli scontenti per gli scarsi doni
a contestare il fine
di queste sante luci di Natale.
Muoiono di vergogna le candele.

Giuseppe Stracuzzi

La notte nell’isola

LA NOCHE EN LA ISLA

Toda la noche he dormido contigo

junto al mar, en la isla.

Salvaje y dulce eras entre el placer y el sueño,

entre el fuego y el agua.

Tal vez muy tarde

nuestros sueños se unieron

en lo alto o en el fondo,

arriba como ramas que un mismo viento mueve,

abajo come rojas raíces que se tocan.

Tal vez tu sueño

se separó del mío

y por el mar oscuro

me buscaba

como antes

cuando aun no existías,

cuando sin divisarte

navegué por tu lado,

y tus ojos buscaban

lo que ahora

– pan, vino, amor y cólera –

te doy a manos llenas,

porque tú eres la copa

que esperaba los dones de mi vida.

He dormido contigo

toda la noche mientras

la oscura tierra gira

con vivos y con muertos,

y al despertar de pronto

en medio de la sombra

mi brazo rodeaba tu cintura.

Ni la noche, ni el sueño

pudieron separarnos.

He dormido contigo

y al despertar tu boca

salida de tu sueño

mi dió el sabor de tierra,

de agua marina, de algas,

del fondo de tu vida,

y recibí tu beso

mojado por la aurora,

como si me llegara

del mar que nos rodea.

§

Tutta la notte ho dormito con te
vicino al mare, nell’isola.
Eri selvaggia e dolce tra il piacere e il sonno,
tra il fuoco e l’acqua.

Forse assai tardi
i nostri sogni si unirono,
nell’alto o nel profondo,
in alto come rami che muove uno stesso vento,
in basso come rosse radici che si toccano.

Forse il tuo sogno
si separò dal mio
e per il mare oscuro
mi cercava,
come prima,
quando ancora non esistevi,
quando senza scorgerti
navigai al tuo fianco
e i tuoi occhi cercavano
ciò che ora
– pane, vino, amore e collera –
ti do a mani piene,
perché tu sei la coppa
che attendeva i doni della mia vita.

Ho dormito con te
tutta la notte, mentre
l’oscura terra gira
con vivi e con morti,
e svegliandomi d’improvviso
in mezzo all’ombra
il mio braccio circondava la tua cintura.
Né la notte né il sonno
poterono separarci.

Ho dormito con te
e svegliandomi la tua bocca
uscita dal sonno
mi diede il sapore di terra,
d’acqua marina, di alghe,
del fondo della tua vita,
e ricevetti il tuo bacio
bagnato dall’aurora,
come se mi giungesse
dal mare che ci circonda.

PABLO NERUDA

Nel vento


Nel vento ascolterò
il respiro del tempo
clessidre in volo
i tuoi baci si poseranno
all’alba come passeri affamati
non ci sarà tempo per l’attesa
si schiuderanno le uova
Pasqua arriverà radiosa
avremo panieri di pensieri
doni e fiori
germogli di luce
ed un calamaio immenso
come il cielo
dove immergere il nostro cuore
ancora aperto e soffice
saremo liberi nei volteggi
come rondini garrule
di melodia e luce.
Risuoneranno nelle vallate
rintocchi alti di giubilo
placheranno l’ansia e la sete
correremo per mano
scalzi lungo i pendii
avremo un tappeto verde
dove riposare
mi sosterranno le tue braccia
ed io regalerò narcisi di sorrisi
a chi si troverà
fedele amico al mio fianco
i tuoi li ho già racchiusi
nel forziere dell’anima
come dolce tesoro
più prezioso dell’oro.

Roberta Bagnoli