Sopra il mare, crudo e piatto

Sopra il mare, crudo, e piatto,
che si lascia cavalcare tra quel beccheggiar di sponde,
la lampara scruta il buio
nelle ore solitarie della pesca speranzosa,
sopra il mare, tutto nudo, che è vestito solo d’aria.
Di speranza rivestito,
sta a vogare il pescatore:
voga e spera di riempire
col raccolto, la paranza, da portare
fino a riva per pagarsi la fatica,
nella sera che era rosa, e ora è tutta scolorata,
come il cielo, tale, il mare: scuri, calmi, silenziosi.
Un leggero sciabordio fa il duetto col silenzio:
vien tirata su la rete, e la sorpresa
non la smette di guizzar per l’inatteso
…rapimento…Ché si voglion liberare
tutti i pesci e rituffarsi dentro il regno dove regna
quel rumore sconosciuto del silenzio senza fine,
finché è almeno in dormiveglia
tanta immensità di pace.

Si ribellano in silenzio…
senza chiasso…senza ascolto…

Poi, col mare sonnolento,
anche il cielo si risveglia:
piano, piano torna il rosa
sotto il cielo e dentro il mare,
dove tutto è già di nuovo
pace tutta silenziosa.

La lampara, ecco che torna:
s’improfuma la banchina
dove aspetta già la gente…
mentre al sole il ciel s’inchina…

Armando Bettozzi

Dove mi porta il cuore

Nei dormiveglia tornano momenti
dove il sonno si lascia carezzare
ed io lo cullo dolcemente, il cuore
si accosta alla piazzola
che mi conosce da lontani tempi
dove una Niki abbraccia con la vista
la scala delle note musicali,
paesini accesi sulla costa incontro,
si perde l’occhio nell’inseguimento…
dirimpetto sul mare la Calabria
appare, l’orizzonte, il faro
confuso fra stelle e le lampare…
Calliope porta gli occhi
alle poesie esposte
che si adagiano dolci su pendio
coricato su mare,
mentre leggo l’urlo che scorrazza
sullo scoglio
che gioca con la schiuma
qualche spruzzo
mi conduce sul viso
l’onda di ricordi
apro gli occhi
con la lacrima vera accanto ai sogni.

Giuseppe Stracuzzi

Cannibalismo

Lassù sulle cime
dove nasce l’acqua
in attesa di scendere
per lavare gli uomini

di lassù ho visto
nel mio dormiveglia
animali piccini divorati
da animali più grandi

animali grandi divorati
dagli uomini e gli uomini
nella loro antropofagia
dilaniare altri uomini

Da allora ogni goccia
è diventata rimorso
e il tempo s’ingrassa
in questo liquame di sangue

Marcello Plavier

Published in: on marzo 20, 2011 at 07:11  Comments (3)  
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Sospesa

Vivermi d’aria
in volo
in tesorieri
d’un noi

lati stemperati
occupati
da rumori…

echi d’un distratto
dormiveglia
scricchiolii laterali
d’un giorno appeso
al mio ricordo d’una pergola
rigogliosa in fiore.

Non mi stritola
nessuna moina di mare

mi estraggo latente
dal colpo d’una mite foglia
in purpureo germoglio…

Glò

Published in: on settembre 10, 2010 at 07:13  Comments (1)  
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Princesa

Sono la pecora sono la vacca
che agli animali si vuol giocare
sono la femmina camicia aperta
piccole tette da succhiare

Sotto le ciglia di questi alberi
nel chiaroscuro dove son nato
che l’orizzonte prima del cielo
ero lo sguardo di mia madre

“che Fernandino è come una figlia
mi porta a letto caffè e tapioca
e a ricordargli che è nato maschio
sarà l’istinto sarà la vita”

e io davanti allo specchio grande
mi paro gli occhi con le dita a immaginarmi
tra le gambe una minuscola fica

nel dormiveglia della corriera
lascio l’infanzia contadina
corro all’incanto dei desideri
vado a correggere la fortuna

nella cucina della pensione
mescolo i sogni con gli ormoni
ad albeggiare sarà magia
saranno seni miracolosi

perché Fernanda è proprio una figlia
come una figlia vuol far l’amore
ma Fernandino resiste e vomita
e si contorce dal dolore

e allora il bisturi per seni e fianchi
in una vertigine di anestesia
finché il mio corpo mi rassomigli
sul lungomare di Bahia

sorriso tenero di verdefoglia
dai suoi capelli sfilo le dita
quando le macchine puntano i fari
sul palcoscenico della mia vita

dove tra ingorghi di desideri
alle mie natiche un maschio s’appende
nella mia carne tra le mie labbra
un uomo scivola l’altro si arrende

che Fernandino mi è morto in grembo
Fernanda è una bambola di seta
sono le braci di un’unica stella
che squilla di luce di nome Princesa

a un avvocato di Milano
ora Princesa regala il cuore
e un passeggiare recidivo
nella penombra di un balcone

o matu (la campagna)
o cèu (il cielo)
a senda (il sentiero)
a escola (la scuola)
a igreja (la chiesa)
a desonra (la vergogna)
a saia (la gonna)
o esmalte (lo smalto)
o espelho (lo specchio)
o baton (il rossetto)

FABRIZIO DE ANDRÉ


Dormiveglia

Quand’anche il giorno m’arrivasse immenso
non lascio i sogni che mi stanno addosso.
Ho detto basta e non affido al tempo
il dispiegarsi delle aspirazioni.

Distratto guardo tra un sonno e l’altro

la luce quando picchierà sul muro
ma conto intanto il numero dei giri

seguendo il lungo volo del gabbiano.

Immane ecco un sorriso farsi largo
la corsa a perdifiato lungo il molo,
il placido solcar acque lontane
di un veliero o forse no… è un gozzo.

Riverbero nessuno alla finestra
molesta nel frattempo l’abbandono.
E’ chiaro che lo scuro tiene banco
e già m’appresto a ritentare il volo.

Mi trovo adesso al centro della Terra
e i battiti del cuore io non sento
così come li sento all’apparire
di bionde trecce dietro al davanzale.

Desista l’alba dal venire presto
a far distrarre il principe e l’amore.
Nel letto mio mi giro e mi rigiro
e chiudo gli occhi per vedere meglio.

Aurelio Zucchi

Published in: on dicembre 4, 2009 at 07:25  Comments (5)  
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