In un treno di emigranti tra un coglione e un altro

 
La mia strada è blu,
e al mattino al mio risveglio
cantano i becchini
appoggiati ad un ramo di mogano
mentre la periferia si fa bella
con il fard che le offro distrattamente
e cerco la carta nello sciacquone
l’inspirazione nel minestrone,
mentre si azzuffano i camposanti
io porto la mia bara a guinzaglio
ed un cappellano nel taschino,
per non far arrossire gli alberi di frutta
cerco i tuoi occhi nella strada grigia
approfittando del silenzio dei semafori rossi.
.
Mia madre ha un amore di casa popolare,
ha cucito le tende con i capelli che ho perso
ha camminato a piedi nudi sul rapido salerno-genova
staccando i calli alla moquette
mia madre ha scritto anche poesie
distribuendo fagioli e battipanni.
.
La mia strada è blu di polvere
una ciminiera staccazzurro
che porta al cielo tra residui di amianto
la mia facile periferia
dove le vecchie fan lo struscio
con il marito dal dottore, un dinosauro
e l’ammaliatore di ricette
e cerco una parola nel bicchiere
l’ispirazione dal droghiere
mentre sbottono la patta dal mio naso
per il profumo di un sorriso
lasciato steso nella notte
in cui mi sono fatto un  poeta
e non di certo te.
 
Mio padre lavora con le mani
dipinge i saloni le rocce i palazzi gli spazi
fa la guerra con i profilattici
ed io rispondo con i sassi
a questa farsa da pezzenti
emancipati come i gatti, i gatti da appartamento
a far pipì dove ordina padrone o padre nostro
ma su quel treno di emigranti
in qualche modo c’ero anch’io.
Sì, ricordo, ad ogni sbalzo saltar da un coglione all’altro di mio padre.

Massimo Pastore

POETA MODERNO

Immagino che chiunque scriva o si senta  comunque un poeta, anche tutti voi, amici, prima o poi si sia fatto delle domande sul significato, sul valore e sull’attualità di ciò che scrive. Ognuno si è dato una risposta, magari ancora qualcuno la sta cercando… Maria ci ha regalato la sua personale riflessione in merito, che mi sento di condividere. Siamo tutti immersi in una realtà dalla quale non possiamo prescindere, fatta di banalità quotidiane o di grandi eventi epocali con cui per forza anche i poeti devono misurarsi. Malgrado ciò, o forse proprio per questo, anche se è importante che la poesia affronti  le tematiche più attuali e impegni tutti gli aspetti della nostra vita, chi può biasimare quel poeta che nel suo cuore sente il desiderio, per un po’, di “ridere e sentirsi bambino”?

§

Il poeta sa che non
può pascersi all’infinito nella sua solitudine
sa che è in atto una guerra di civiltà:
Oriente ed Occidente
secoli fa si son combattuti
con il ferro delle spade
prima o poi si userà
qualche nuovissima arma di distruzione di massa,
questo il poeta nel suo giardino di rose e spine
di cardi e cipolline lo sa.

Il poeta sente entrare dalla sua finestra
l’odore dolce del glicine
e ne immagina il colore senza affacciarsi
perché è distratto dai conti del droghiere,
sa che questo è il mese

in cui si salda il conto del riscaldamento invernale,
che ci saranno abiti primaverili da comprare,
mettere via abiti pesanti e gli ombrelli
(forse per questi meglio aspettare ancora),
il poeta sfoglia giornali
e si lascia andare alle notizie più crude
per avere un sogno giusto da salvare,
sa che c’è una parte dell’umanità non ancora impazzita
il vero problema è trovarla.

Il poeta sa che ha vissuto già ¾ della sua vita
nel bene e nel male
ricorda belle gite ed anche giornate da dimenticare
e tutte le poesie della scuola

sa della polvere e il buon odore che danno i libri,
il poeta sa che la realtà si scompone e ricompone
che sia presente o no al suo tempo,
sa che non potrà soffiare via la sua stessa cenere
che dovrà ripulire casa dagli odori dell’inverno
quando finalmente la primavera arriverà.

Il poeta sa la bontà del pane e del vino
sa che gli uomini di Chiesa non sono Dio,
impara a pregare e si fa un giro di valzer immaginario
con quell’amore che si è lasciato cantare ma mai toccare

in lenzuola morbide di bucato odorose d’estate,
ma è andata così ed il poeta ride
guardandosi quel buco che ha nel cuore
e non può fare a meno di pensare a chi è morto
prima del grigio tra i capelli,
ai tanti che han chiuso gli occhi senza capire,
sa dei carnefici, che la legge è uguale per gli altri
sa che giustizia e libertà sono parole,
che molto spesso il sangue degli eroi è stato versato invano
ché eroi non si nasce, chi di spada ferisce
poi può fare quel che gli pare,
sa delle strade per l’inferno lastricate di buone intenzioni
il poeta sa che potrebbe mentire per un’ora di amore puro,
che ha paura ed occhi di nebbia quasi ogni notte.

Il poeta sa bene, non credete,

che tutto è già stato scritto
ma l’anima no, e continua a bussare
sulle dita stellate e senza stelle a volte,
sa che dovrà morire,
dopo chissà quante parole, e ne vuole essere ricoperto,
per un po’ vuole ridere e sentirsi
bambino.

Maria Attanasio

Chi dice donna

Chi dice donna

dice danno
donna al volante
pericolo costante
donna e buoi
dei paesi
tuoi
bella da vedere non
nel sapere
ma noi
siamo tempesta
che visita il giorno
e la notte fiore d’acqua
siamo sudore
di lacrime e di ventre
siamo
vento improvviso
che scaraventa
inferriate e brezza fina
tra le coltri
di Maggio
chi dice donna ha scoperto l’inganno
adesso vogliamo
l’alloro
non ci bastano le mimose
se ci devono costare
qualche costola
rotta
per distrazione
e prendersi ogni colpa
al Pronto Soccorso,
mentire per
quieto vivere
e vogliamo paesi sicuri
non strade solitarie
e nemmeno
sentirci dire
che i nostri uomini vanno a trans
per farsi
ascoltare

e tu ragazzo

dolce
senza inciucio
che vedi amore
ad ogni svolta di strada
che mangi
cipolle e
sorrisi con lei
non sentirti
alieno
e tu  vieni qui bello mio

ti ascolto

con piacere
ma dopo vai a
saldare
il
conto del droghiere
e torna presto fa rientrare il gatto
e
poi spiega  a tuo
figlio il principio di Archimede
e magari gli spieghi
come fare l’amore
senza farsi troppo tradire dall’emozione
> e tu amica mia
senza
respiro
che allevi e pascoli
ragazzi di strada
preparali con fili
di
lana intessuti
di sole e calore
preparali con gioia
all’amore.
> la speranza è una
donna
che si rimbocca le maniche
ed affronta le macerie
della giornata
come della vita
e spesso sorride
parla da sola
come da sola piange
e spesso a forza
di ascoltare
a forza di aspettare
e di stendere
diritte tovaglie
a macchie e strisce
a forza di scoprire la fronte
buttando indietro il ciuffo
vede l’alba.

Tinti e Maria