Replay

Dentro al replay
fra miliardi di altri ci sei
e non hai scia
luminosa d’auto
anche di periferia
come i sogni che farai
o prenderai a noleggio
quando ti addormenterai
con le scarpe sul letto
Dentro al replay
con la testa girata un po’ in su
da fotografia
ci sei anche tu prima di andare via
“se rimango ancora qui
è come se morissi
e guardandomi allo specchio
ad un tratto sparissi”
Cadono le stelle e sono cieco
e dove cadono non so
cercherò, proverò, davvero
ad avere sempre su di me il profumo delle mani
riuscire a fare sogni tridimensionali
non chiedere mai niente al mondo
solo te
come una cosa che non c’è
cercando dappertutto anche in me
ti vedo
Dentro al replay
per un attimo c’ero e anche lei
ma in quel momento
qualcosa ho cancellato
si è fermato il tempo, la sua regolarità
e come se morissi
è sparita anche la luna,
è cominciata l’eclissi
Cadono le stelle
allora è vero
e io non so se ci sarò
dove andrò
non lo so se lo merito o no
se correggerò gli effetti dei miei guasti nucleari
se troverò il coraggio ti telefono domani
e più sarò lontano e più sarò da te
dimenticato e muto
come uno che non c’è
tornerò, tornerò davvero
a sentire su di me profumo delle mani
di notte io farò sogni tridimensionali
senza chiedere mai niente al mondo
neanche a te
senza chiedermi perché
ti vedo dappertutto
anche in me
ti vedo

SAMUELE BERSANI

 

Vita

Amo Te
oltre le albe e il disincanto
oltre l’eclissi di sole
oltre i battiti scomposti
nel dubbio di lune audaci
nel respiro di fili d’erba spettinati dal vento
nella perversione del pensiero
nella poesia dei sogni
negli occhi chiusi
nei pugni stretti
sulla pelle coperta d’illusioni
nella lotta dei giorni

amo Te
e tra le mani ti stringo
col timore d’infrangere
la libertà d’amarTi .

astrofelia franca donà

Sfiga?

 
Lei fece una promessa:
stasera, con la luna,
ti donerò me stessa,
alfine avrem fortuna.
.
Così s’incamminaron
tenendosi per mano,
talvolta si fermaron
baciandosi pian piano.
.
E furon dolci baci.
Carezze ed emozioni
si fan sempre più audaci,
per forti tentazioni.
.
Ma lo fermò perplessa:
non siamo giunti ancora
dove terrò promessa,
sol là l’amor ristora.
.
Raggiunsero la valle
la luna risplendeva
parea quasi percalle.
E questo ella voleva.
.
Ma quando s’abbracciaron
fu buio all’improvviso
e più non ritrovaron
neppure il loro viso.
E neanche tutto il resto
era a disposizione
quindi, con fare lesto,
seguì un’ imprecazione.
.
Porca d’una miseria
proprio stasera han fatto
eclissi poco non seria!
Quindi  perser  contatto.
.
Oh luna disgraziata,
amata dagli amanti,
ma quanto son sfigata
con tanto buio davanti!
.
I due si lamentaron
di quella atmosfera.
E un dì si ritrovaron
obliando quella sera.
.
Moral di questa storia,
per tutti insegnamento,
cogliere la vittoria
quando viene il momento.

Piero Colonna Romano

Eclissi

L’eclissi passa e nasconde il giorno
e il buio vince – ma è per poco –
che presto il sole farà ritorno

con la sua luce, con il suo fuoco,
e smorza il buio e la sua baldanza,
e il buio è sempre di più, più fioco.

Così il male – strisciando avanza –
e offusca il bene, ma quello, presto,
gli secca il seme dell’arroganza

e al male infligge stizzoso arresto.

Armando Bettozzi

Published in: on luglio 16, 2010 at 07:02  Comments (5)  
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Padre nostro

Padre nostro che sei nei Cieli,
io non sono mai stato ridicolo in tutta la vita.
Ho sempre avuto negli occhi un velo d’ironia.
Padre nostro che sei nei Cieli:
ecco un tuo figlio che, in terra, è padre…
È a terra, non si difende più…
Se tu lo interroghi, egli è pronto a risponderti.
È loquace. Come quelli che hanno appena avuto
una disgrazia e sono abituati alle disgrazie.
Anzi, ha bisogno, lui, di parlare:
tanto che ti parla anche se tu non lo interroghi.
Quanta inutile buona educazione!
Non sono mai stato maleducato una volta nella mia vita.
Avevo il tratto staccato dalle cose, e sapevo tacere.
Per difendermi, dopo l’ironia, avevo il silenzio.

Padre nostro che sei nei Cieli:
sono diventato padre, e il grigio degli alberi
sfioriti, e ormai senza frutti,
il grigio delle eclissi, per mano tua mi ha sempre difeso.

Mi ha difeso dallo scandalo, dal dare in pasto
agli altri il mio potere perduto.
Infatti, Dio, io non ho mai dato l’ombra di uno scandalo.
Ero protetto dal mio possedere e dall’esperienza
del possedere, che mi rendeva, appunto,
ironico, silenzioso e infine inattaccabile come mio padre.
Ora tu mi hai lasciato.
Ah, ah, lo so ben io cosa ho sognato
Quel maledetto pomeriggio! Ho sognato Te.
Ecco perché è cambiata la mia vita.

E allora, poiché Ti ho,
che me ne faccio della paura del ridicolo?
I miei occhi sono divenuti due buffi e nudi
lampioni del mio deserto e della mia miseria.

Padre nostro che sei nei Cieli!
Che me ne faccio della mia buona educazione?
Chiacchiererò con Te come una vecchia, o un povero
operaio che viene dalla campagna, reso quasi nudo
dalla coscienza dei quattro soldi che guadagna
e che dà subito alla moglie – restando, lui, squattrinato,
come un ragazzo, malgrado le sue tempie grigie
e i calzoni larghi e grigi delle persone anziane…
chiacchiererò con la mancanza di pudore
della gente inferiore, che Ti è tanto cara.
Sei contento? Ti confido il mio dolore;
e sto qui a aspettare la tua risposta
come un miserabile e buon gatto aspetta
gli avanzi, sotto il tavolo: Ti guardo, Ti guardo fisso,
come un bambino imbambolato e senza dignità.

La buona reputazione, ah, ah!
Padre nostro che sei nei Cieli,
cosa me ne faccio della buona reputazione, e del destino
– che sembrava tutt’uno col mio corpo e il mio tratto –
di non fare per nessuna ragione al mondo parlare di me?
Che me ne faccio di questa persona
cosi ben difesa contro gli imprevisti?

PIER PAOLO PASOLINI

Inganni


Promesse di giorni
di notti distanti,
senza eclissi lunare
ad oscurare
i nostri volti segnati
sciacquati, gettati
nel nulla d’un lavello.
Domani baratterò,
arrugginita la chiave
con lievi parole
che sollevino il cuore,
e vivrò
quel mozzicone di gioia
che, innamorato ho nascosto
in una vecchia poesia.
Imbrogliandomi
di non soffrire.

Flavio Zago

Published in: on aprile 6, 2010 at 06:56  Comments (6)  
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