Metaforizzando…a far la vita meno amara

Quanti scivoloni
ancora
prima di risalire
il gesto benedetto?

Il segno della croce
per tenersi a galla
stroppia il canoro
all’eco
che mi ritorna sordo.

Saggio colui che non pesa
l’occhio di una triglia
in ruota posticcia ruba
la scena madre
al pavone su di turno.

Allora meglio pesce
un pesce nel barile
addizionando cane
per non essere sardina

e prendere la vita
di cicala
che se riesce giuro
f(r)inisco che mi sdoppio.

Beatrice Zanini

Published in: on marzo 26, 2012 at 07:33  Comments (5)  
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Ricordo come cominciò

 
Ricordo come cominciò
l’importanza del mistero
ti svelò
sublimato perlato
sfogliare nel cuore la voce del tuo nome
come petalo posato
.
Mente il vento e placa
la mia pelle si straccia nel silenzio
s’ arresta il nostro concerto d’amore
la forza s’è persa nell’eco
domani senza vita
… illusioni anemie le mie.
.
Tu mi dettavi l’amore
scandivi parole
io foglia da bruciare,
ancora torno da te
accendo un po’ di fuoco
-Piccola fiammiferaia-
Fioraia
istante dopo istante
sogno spogliato il mio.
Ma adesso ti prego; parlami
parlami ora! Perché
non so se oserò stringere ancora
questo amore nudo
sul tuo dorso.

Aurelia Tieghi

Il nuovo avanza

Cambiamento lento
impercettibile nell’aria
l’araldo silenzioso del tempo
sfoglia calendario e pelle
così ci ritroviamo più maturi
qualche ruga nascosta
qualche capello bianco
sulle tempie segnate dagli affanni
eppure dentro, nel profondo
cosa è cambiato?
Il cuore magico tamburo
annuisce la melodiosa marcia
ad ascoltarlo si rimane rapiti
come se l’eco del cielo
suonasse nelle vene
l’antica  musica del vero Amore
mai passata di moda.
Oggi voglio restare così
in punta di piedi
sospesa alle ciglia celesti
di un amorevole Padre
che continua a portarmi in braccio,
mentre forte ruggisce il vento di tempesta.

Roberta Bagnoli

Voce

Voce inconscia che da lontano mi
Chiama
Non tralasciare per strada quello
Che inizio è per te
Lasciati portare da quella scia profumata che
Ti conduce dove lì trovi pago

Giorni trascorsi tra il filo teso delle
Colpe, che eco fanno ai miei valori arcani
Valori marcati, che si ribellano ad altri più aperti
Conflitto fra loro impongono il mio vivere in
Un prato senza fiori

Rosy Giglio

Published in: on marzo 16, 2012 at 07:01  Comments (8)  
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Bisogna fare bene le cose a questo mondo

L’ultima volta che ho visto una cravatta
faceva il sangue amaro a mio padre.
Ultima fila
dove le sedie prendono a fare che gli pare
dove ormai l’eco delle preghiere ai morti
si mangia qualche sillaba e lacrima
e la luce, s’immagina di spingersi ben oltre la vetrata.

La sera prima amò le sue ascelle, a torso nudo
con lunghe saponate decise; poi i capelli
usciti indenni da molte guerre.
Tutto pronto
per salutare un’anima che aveva lavorato
almeno per tre quarti di vita.
I figli.
Il cane. La moglie ancora in buona salute.

Poi fu casa
la cena senza dire una cosa, la cravatta
soltanto di un millimetro lenta, in suo rispetto.
Bisogna fare bene le cose a questo mondo.

Massimo Botturi

Sul nero della terra

 
Sul nero della terra
piume bianche sparse
eco ad un volo vissuto
.
chissà se ci ricorderemo
di queste vite quando
saremo zolle
nell’azzurrino della sera

azzurrabianca

Published in: on gennaio 30, 2012 at 07:29  Comments (13)  
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Attendo uno scroscio

 
Attendo uno scroscio d’acqua
limpida e cristallina:
sorgente, abbeverarmi le mani a conca,
cascata sotto cui tuffarmi e fresca
dilavi via ogni impurità
che ci incrosta ci avvelena
e soffoca il respiro
la cattiveria la grettezza
ogni brutta sciocchezza
fa un roveto di spine tutto a giro
riduce il cuore a una pena.
Attendo la risata di bambina
o bambino
che limpida e cristallina
faccia un nuovo mattino.
L’eco di quel suono allegro ed argentino
sia l’ispirazione che porta il sentimento
polvere d’oro fino sparsa intorno al mondo.
Attendo che sia pace
La voce di una bambina alta e squillante
come suono di tromba ridesti Bontà
dia i numeri di questa tombola gigante
dove tutti ci sono e nessuno mai perderà

azzurrabianca

Dedicato a…

Fuori dai cinque sensi conosciuti
l’ho incontrato nell’età giovanile
e con lui mi è parso
di aver sempre viaggiato.
Certo, qualche sbandata
l’ho presa anch’io
incrociando vie dedicate,
amore, silenzi, solitudini,
percorse nel sole e nell’ombra
ma niente di grave o irreversibile.

Da adulto,
percorsi umani,
di azione e di pensiero
dove la leggerezza dei passi
ascoltava l’eco del tempo,
quello andato e quello a venire.
Ma lui, ormai conosciuto dai più,
ormai abbandonato da tanti,
mi ha guidato e mi ha illuminato
in quello stretto sentiero,
sì, quello suo,
del senso della vita,
senza il quale l’andirivieni umano
non avrebbe mai avuto il giusto significato,
il gusto dolce-amaro del vivere comunque,
alla luce del Sole
e della sua amica Luna,
essendo sempre
sembrando mai.

Gavino Puggioni

La calunnia

Scoccata ferisce,
se casca rimbalza,
l’eco la ingrandisce,
si distorce,
ma il bersaglio colpisce!

Anna Maria Guerrieri

Published in: on novembre 10, 2011 at 07:13  Comments (5)  
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Sempre si troverà una donna

Sempre si troverà una donna,

che, fredda e lieve,

compatendo e un poco amando,

ti plachi come un fratello.

Sempre si troverà la spalla di una donna

dove, abbandonata la testa scapestrata,

tu possa respirare con ardore

e a cui possa affidare il tuo ribelle sonno.

Sempre si troveranno gli occhi di una donna

che, smorzando il tuo dolore,

in parte almeno, se non proprio tutto,

vedano la tua sofferenza.

Ma c’è una mano

che ha particolare dolcezza

quando la fronte tormentata sfiora,

come l’eternità e il destino.

Ma c’è una spalla

che, un mistero il perché,

in eterno ti è data, non per una notte sola,

e questo tu da tanto l’hai capito.

Ma ci sono occhi

che appaiono sempre tristi,

e sono gli occhi del tuo amore e della tua coscienza,

fino ai tuoi ultimi giorni.

Ma tu vivi malgrado te stesso,

e quella mano, quella spalla,

quegli occhi tristi non ti bastano…

Quante volte in vita li hai traditi!

Ma eccolo, arriva, il castigo.

<<Traditore!>> – ti schiaffeggia la pioggia.

<<Traditore!>> – i rami ti sferzano il viso.

<<Traditore!>> – rimbalza l’eco nel bosco.

Ti rattristi, ti agiti, ti tormenti.

Non saprai perdonare tutto questo a te stesso.

E solo quella mano diafana perdona,

anche se grave l’offesa,

e solo quella spalla stanca

perdona adesso e perdonerà ancora,

e solo quegli occhi tristi

perdonano quello che non si può perdonare.

EVGENIJ ALEKSANDROVIC EVTUSHENKO