Come…

Nel vento volan parole e fogli
mentre il mare sbatte su gli scogli

e a piedi nudi vago su la sabbia
lasciando indietro la mia rabbia

senza la tua anima sulla mia pelle
e come la notte senza luna e stelle

come senza l’aria non si può campare
come l’edera senza l’albero avvinghiare

ma nell’alba sono sempre solo
come gabbiano all’orizzonte in volo

con le parole si può volare
e l’immenso mare traversare

ma sul finir devo planare
e sulla mia spiaggia ritornare

e nel silenzio ascoltar un momento
la musica di questo mar nel vento

e pensar delle parole
dicono son pittore
ma senza te è …..

come dipinger senza colore

Pierluigi Ciolini

Sembra d’udire un blando mormorio

 
Io scrissi, scrissi, scrissi, scrissi.
Scritti tra un tramonto ed un’aurora,
come sospiri di morenti cose,
tra cadere di foglie lieve e lento
sotto il bianco silenzio della neve.
.
Sembra d’udire un blando mormorio
mentre la giovinezza si scolora
come canzone antica dissepolta
d’amore, una lusinga anima vana
come edera s’avvincerà tenace.
.
Corre una nube, naviga lontana
solcando va l’azzurrità silente,
a un tratto fatta più sicura, audace
il vento quando appar meno si sente
Cadon le foglie nella buia sera.

Paolo Santangelo

Freddo silenzio…

 
Edera avvinghiata al muro
è il freddo silenzio che mi abbraccia
in odori e pensieri colmi di pianto
che trasformano la fiducia
in acerrima nemica della speranza
.
Come ombra su ombra
il vuoto cela i ricordi
avviluppandoli in una ragnatela
vischiosa e mortale
dalla quale è difficile districarsi,
.
mentre su mute facciate lacrimose
affogano i fotogrammi
di un saluto ingannatore
che nascondeva il tuo addio
e l’inizio… del mio morire

Patrizia Mezzogori

Edera amara

Sentire: “Figlio mio!”
Mai, mai l’ascoltai;
udire, appena in un sussurro lieve,
lieve per non svegliarmi,
un vezzo dolce su una culla
che dondola pian piano
al rosolante chiarore di un lumino,
sperso nel buio di un casolare antico,
anch’esso smarrito
tra le pieghe d’una memoria stanca.

“Figlio mio!”, sentir solo una volta,
ricordare un pensiero,
una carezza,
un pianto greve sul mio corpo infermo,
un canto lontan di ninna-nanna
che piano si smorza
mentre m’addormento.

Quante volte sognai d’avere un padre,
le cui premure restassero nel cuore
da custodir come reliquia sacra
e poter dire, davanti a un cimitero,
padre t’amai
ed il tuo amore è qui nella mia mente.

Nulla conservo
se non l’ombra nera
di giorni sepolti per non ricordare,
che rimuovo insieme al mio rimpianto
di non poterti, padre, amare tanto.

Salvatore Armando Santoro

L’amore andato

Emozioni e rossori
a scoprire i segreti dell’anima,
quando l’amore era negato
e, gli appuntamenti, segreti di stato.
Battiti intensi nel petto,
come un frullar d’ali
inquieto e frettoloso.
Timori d’esser visti
e felicità
di due mani avvinte,
come un’edera a un tronco,
seduti sui gradini
di stradine acciottolate
o su muretti fuori mano
che guardavano il mare.
E poi il silenzio del cuore,
ed i ricordi
che ogni tanto ti rinnovano
tenerezze ormai finite,
archiviate sugli scaffali alti
d’una libreria
che solo tu sai ritrovare.

Salvatore Armando Santoro

Resa dei conti

Annegare poesia in un pub per soli uomini
quelli con solo un tavolo davanti
senza orizzonte, al massimo un separé.

Attorcigliarsi come edera alla vite
a succhiare il nettare in fermentazione
e coprire i grappoli agli occhi degli esperti.

Perdersi in maschera attorno ad un tabù
girando e cantando canzoni sconce
alla prima occasione da trasformare in pianto.

Agitare fantasmi per confondere la via
movimentare il nulla della nostra pochezza
costruire una fiaba senza armatura.

Guardarsi negli occhi nella pozzanghera
senza vedere che cielo sporco.

Lorenzo Poggi

Azzardo

Azzardo stamani e affido
alla moneta gettata nell’ azzurro
dei piani di sopra
il velo indossato raramente
per le cerimonie di fine marzo
si bruciano i vestiti consunti
dei pensieri
e s’asciugano le ali
rimaste nel vecchio baule
o delle nuove si ricamano
con fili di vento.

Azzardo dei miei piedi, i passi
verso un dove incurante
delle opzioni prese al tavolino
e mi lascio cingere alla vita
dai ticchettii dintorni
i germogli nuovi, serpeggiarmi
lungo il collo come edera fertile
e nella schiena si scrollano
i giardini d’inverno disabitati
dalle farfalle

Azzardo e mi tuffo
nell’orizzonte di fronte.

Anileda Xeka

Mai più!

Sentivo intorno
un mormorio di attesa
sospesa, immaginavo
il tuo ritorno.
Quarantacinque anni,
volati via nel vento
cosa contava il tempo!
I miei occhi hanno colto
là in fondo a un corridoio
quale casa non so
la tua figura,
fra un via-vai di folla
più giovane però.
Ti sono corsa incontro
tutto il dolore ho sciolto
contro il tuo petto;
neppure il tempo
di posare le rose che hai portato
credo, per me!
Si cancella il passato,
forse c’è
ancora un’ occasione
alla tua vita, alla mia?
Tendo le braccia d’edera
cingo il tuo collo
e stretta mi ci avvinghio
per non farti andar via
mai più.
Poi, come fu?
Un’emozione così forte e intensa
un’onda di marea
mi ha risvegliato
lasciandomi negli occhi e sulle labbra
un umore salato.

Viviana Santandrea

Quella sera che stavo – stanca –

Cercando una qualsiasi volontà
Nemmeno ero capace d’esser sola

Come un’Edera – che neanche ha la forza
Di muoversi da sola
Come un’Edera che cerca appigli
E non ne trova

Quella sera ti chiamavo
E tu non rispondevi
Quella sera ti cercavo
E tu non c’eri
Dove sei? Ti chiedevo
Io ti cercavo
E tu non c’eri

Nicole Marchesin

Published in: on novembre 28, 2010 at 07:38  Comments (2)  
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Non cercarmi

tra il castello fatato dell’eros
rudere di ricordi lontani
ormai sommerso
dall’edera che cinge
le sue mura antiche
il mio nome non è lussuria
ma sogno
non fremono più le carni
di passione
non si immergono più
nella fontana dell’eros
ma in spazi aperti dove tutto è luce
e soavi sono i suoni
accompagnati da parole d’amore

Gianna Faraon

Published in: on novembre 9, 2010 at 07:35  Comments (5)  
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