Cieli

Cieli,
per giorni e giorni uguali,
svogliate e inaffidabili chimere,
quando l’unico colore percepito
è un fondo di cravatta da indossare.

Li ho visti,
aprirsi insieme in sincronia
coi fuochi dei sorrisi da me appiccati.
Ricordo ben d’averli anche indicati
a donna amore che mi stava a fianco.

Li ho visti,
dall’alto dei vent’anni,
vincer le nubi e all’angol relegarle

come educande offese ed umiliate,
mandate in fretta dietro la lavagna.

Cieli
che, incazzati, chiudono i battenti
e grandi e grossi si fanno metter sotto
dal primo cenno d’ingarbugliata pioggia
o dal malessere di questo loro figlio.

Li ho visti, poi,
rompere ogni plumbeo assillo,
apparecchiar la festa sotto il sole
nel cuore d’attimo di mia felicità sublime
ed invitarmi a prender posto al desco.

Cieli,
malinconie d’azzurro smascherate,
che a farsi belli pelano le stelle,
che scippano la luna da dietro le montagne
per obbligarmi alle romantiche manie.

Aurelio Zucchi

Dove l’amore vuole


Nel silenzio dell’alba da rubare
si placa ogni residuo della notte.
Di onde che ora si stiracchiano,
carezze lisciano le basse creste.
Ma né sbadigli né propensioni
a far del giorno un giorno uguale agli altri!
Son tutte in fila come le educande
ad aspettar le novità sognate.
Avanzano, gli amori svantaggiati,
corteo festante di sorrisi evasi
nel fresco andirivieni d’aria pura
dove ogni nudità un senso assume.
Si leggono nei volti inebriati
le orme delle reiterate stille
che oggi, volenti  o non volenti,
lo spazio lasciano alla felicità.
Vanno ad amarsi quasi dappertutto,
all’ombra delle più perfette dune,
di fianco ad impazienti aquiloni,
su amache stese dalla fantasia,
sotto lo sguardo di gabbiani al via,
su sabbie calde a questo primo sole
o anche là dove l’amore vuole
dei nostri tempi scrivere le fiabe.

Aurelio Zucchi