Macchie gialle i fiori

 
Macchie gialle i fiori, gli occhi, del tuberoso
elianto oggi,  fissi lo stelo poco mosso, il dio sol
ignorando che le noma e nutre di splendido
splendore fissano altrove: occhi lacrimosi
la meta dello sguardo intenso  questo doppio
scambievole amoroso sguardo, gialli fiori
che un tempo già lontano non dimenticato,
questo il motivo di questo  pianto il mio,
mio padre alla mamma da  rive di quei fossi
tolti, generosa  serra non avara e a man povera
gentile, in fasci  umile don d’amore le portava,
senza profumo più delle rose diceva profumati
senza valore per lei ricordo  più care d’una gemma,
amor semplice rural onesto contadino, alle rose
penso da me nel tempo ai vari amor donate alle
spine in dono nel tempo spesso invece ricevute.

Giuseppe Gianpaolo Casarini

Bagliori bellici

Non scioglie più il gelo
la nostra cara arcaica casa.
Disorientata, la selce
non sa quanto è polare,
senza fiati nati
da labbra amiche.

E sono un cumulo idiota
di sassi ammonticchiati,
le frasi addentate e trite
inghiottite
senza un pizzico di sale.

E solo grovigli d’intenti,
di tele d’Itaca
i gesti invalsi, persi
abbandonati
sul ciglio della notte.

Rannicchiato a lato
del masso erratico,
attendendo l’agape,
il nudo giorno indugia
contemplando
lacrime cosmiche,
stille cadenti posarsi
sull’occhio ottuso
d’un miope elianto.

Flavio Zago