Il piccolo maestro

Fruscio di un pennino
su un quaderno con il bordo rosso
ed una copertina nera,
inchiostro preparato in casa,
memoria passata di autarchia,
scritte sui muri:
“Quaderno e moschetto”
e altre amene allegorie
che non ricordo bene.
Un gran faccione con elmetto in testa
nero dipinto in fondo alla parete
del nostro duce assoluto: Mussolini.
Miasmi intensi d’un refettorio
al piano terra,
odore di latte e di farina di piselli,
che m’hanno disgustato
e che non ho mai più mangiato.
Quaranta e più bambini
a disegnare le aste su un quaderno.
L’austerità di un giovane maestro
con la bacchetta in mano
e gli occhialini tondi sopra il naso.
Ciccio mi fece ridere una volta
e quattro bacchettate a mani tese
raccogliemmo ambedue per punizione.
Poi mi ricordo che tornato al banco
scuotendo le mani pel dolore
Ciccio mi riguardò: si rise ancora.
E nuove frustate ancor più intense
ci levarono il sorriso dalle labbra
facendoci capire che una nuova sfida
non sarebbe più stata conveniente.
Ogni tanto, oggi, ci penso
quando assisto a certe proteste studentesche
che sfilan contestando i professori
e amaramente mi ritorna in mente
quella bacchetta e le mie mani tese.

Salvatore Armando Santoro

Quanto manca


Quanto manca all’amore,
così smetto di scrivere
e ti vengo a cercare
dove non sei.
Quanto manca alla guerra,
tolgo l’elmetto e scarico il fucile
piuttosto che uccidere
meglio morire.
Quanto manca alla pace,
ho semi di girasole
rubati in Toscana
da qualche parte li dovrò
pur piantare e guardarli
germogliare.
Quanto tempo manca
alla “presa di coscienza
del popolo coglione”,
ho fatto posto sul mio balcone
per una bandiera
senza colore.

Maria Attanasio

Published in: on gennaio 4, 2011 at 07:34  Comments (9)  
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