Per un tuo inaspettato

 
Ed accecante sorriso
Avrei scordato
In qualche angolo del cuore
Ogni altra cosa.
Ho imparato
Non certo dal nostro mondo
Improbabile
Quello che non accade.
Rimpianto
E’ un errore di calcolo
Non cresce la spiga,
il papavero, né il grappolo.
E’ altro il Suo dono.

Danila Oppio

Published in: on luglio 14, 2012 at 07:47  Comments (2)  
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Natura autunnale

 
“Bella che ier ridevi, il capo adorno
di gemme, cieca all’umana sventura
rabbrividisci or discinta e impura
sparse le vesti d’ocra tutt’intorno.
 .
Dell’instabile amante tuo il ritorno
di certo tu vedrai;  a me più dura
è la stagione estrema, ed ho paura
non basti il tempo a cancellar lo scorno.”
 .
Natura dunque ha ben altra sorte:
si spoglia e si riveste, piange o ride,
le è concesso rifarsi;   non vi è Morte
 .
che la possa fermar, nulla l’uccide.
Sbarrate invece sono all’uom le porte,
se dell’errore tosto non si avvide.
.

Viviana Santandrea

Published in: on giugno 23, 2012 at 07:48  Comments (7)  
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Sonetto 116

SONNET 116

Let me not to the marriage of true minds
Admit impediments. Love is not love
Which alters when it alteration finds,
Or bends with the remover to remove:
O, no! it is an ever-fixèd mark,
That looks on tempests and is never shaken;
It is the star to every wandering bark,
Whose worth’s unknown, although his height be taken.
Love’s not Time’s fool, though rosy lips and cheeks
Within his bending sickle’s compass come;
Love alters not with his brief hours and weeks,
But bears it out even to the edge of doom.
If this be error and upon me proved,
I never writ, nor no man ever loved.

§

Non sia mai ch’io ponga                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                            impedimenti all’unione di anime fedeli;                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                         amore non è amore
se muta quando scopre un mutamento
o tende a svanire quando
l’altro si allontana.
Oh, no!
Amore è un faro sempre fisso
che sovrasta la tempesta
e non vacilla mai;
amore non muta in poche ore o settimane,
ma impavido resiste
al giorno estremo del giudizio;
se questo è errore e mi sarà provato,
io non ho mai scritto,
e nessuno ha mai amato.

WILLIAM SHAKESPEARE

Rondeau

Mort, j’appelle de ta rigueur,
Qui m’as ma maîtresse ravie,
Et n’es pas encore assouvie
Si tu ne me tiens en langueur :

Onc puis n’eus force ni vigueur ;
Mais que te nuisoit-elle en vie,
Mort ?

Deux étions et n’avions qu’un coeur ;
S’il est mort, force est que dévie,
Voire, ou que je vive sans vie
Comme les images, par coeur,
Mort !

§

Morte, mi appello contro il tuo rigore
tu che la donna mia ti sei rapita
sazia non sei ancor, non hai finito?
non tenermi così sempre in languore.
Da allora non ebbi più forza e vigore;
che male ti faceva essendo in vita,
Morte?
Eravamo due, non avevamo che un cuore;
se è morto, è d’uopo ch’esca dalla vita,
oppure che io viva senza vita,
come di immagini vano errore,
Morte!

FRANÇOIS VILLON

Published in: on febbraio 23, 2012 at 07:37  Comments (3)  
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Del tiranno

DEL TIRANO

¿Del tirano? Del tirano
Di todo, ¡di más!; y clava
Con furia de mano esclava
Sobre su oprobio al tirano.

¿Del error? Pues del error
Di el antro, di las veredas
Oscuras: di cuanto puedas
Del tirano y del error.

¿De mujer? Pues puede ser
Que mueras de su mordida;
¡Pero no empañes tu vida
Diciendo mal de mujer!

§

Del tiranno? Del tiranno

dì tutto, dì di più! E inchioda

con furia di mano schiava

sopra il suo obbrobrio il tiranno.

Dell’errore? Ah, dell’errore

dì l’antro, dì i viottoli

tenebrosi: dì quanto puoi

del tiranno e dell’errore.

Della Donna? Ebbene, può darsi

che tu muoia del suo morso;

ma non macchiar la tua vita

dicendo male di Donna

JOSÉ MARTÍ

Published in: on gennaio 25, 2012 at 07:08  Comments (2)  
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Indignados

Nelle mani del tempo,
nel vuoto d’idee,
s’affaccia alla luce
una nuova speranza.

E’ fede di noi, novelli profeti
che stiamo gridando
in tutte le piazze
che siamo cresciuti
che non c’ingannate.

Finiti gli orpelli,
i fronzoli belli,
le frasi ad effetto
per chi se la beve
orbato di tutto.

Non c’è più danza
intorno ai totem,
né schiene prostrate
per i potenti di turno.

E’ finita le legna per i falò,
falsi traguardi senza futuro,
stupidi led raschianti il cervello.

Avete commesso un tragico errore:
ci siamo messi a capire da soli
intrecciando parole e pensieri,
costruendo la rete
che vi ha denudato.

Lorenzo Poggi

While my Guitar gently weeps

I look at you all see the love there that’s sleeping
While my guitar gently weeps
I look at the floor and I see it needs sweeping
Still my guitar gently weeps

I don’t know why nobody told you
How to unfold your love
I don’t know how someone controlled you
They bought and sold you

I look at the world and I notice it’s turning
While my guitar gently weeps
With every mistake we must surely be learning
Still my guitar gently weeps

Well…

I don’t know how you were diverted
You were perverted too
I don’t know how you were inverted
No one alerted you

I look at you all see the love there that’s sleeping
While my guitar gently weeps
Look at you all
Still my guitar gently weeps

§

MENTRE LA MIA CHITARRA PIANGE DOLCEMENTE

Vi guardo tutti, vedo l’amore là che dorme

Mentre la mia chitarra piange dolcemente

Guardo il pavimento e vedo che è da pulire

Ancora la mia chitarra piange dolcemente

Non so perchè

Nessuno vi ha detto

Come rivelare il vostro amore

Non so come

Qualcuno vi ha tenuto sotto controllo

Vi hanno comprato e venduto

Guardo il mondo e mi accorgo che gira

Mentre la mia chitarra piange dolcemente

Con ogni errore da cui forse dobbiamo imparare

Ancora la mia chitarra piange dolcemente

Non so come

Siate stati sviati

Siete stati anche corrotti

Non so come

Siate stati capovolti

Nessuno vi ha messo in guardia

Vi guardo tutti, vedo l’amore là che dorme

Mentre la mia chitarra piange dolcemente

Vi guardo tutti

Ancora la mia chitarra piange dolcemente

GEORGE HARRISON

Published in: on novembre 14, 2011 at 07:34  Comments (2)  
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Pretesti

Quando l’agire si fa più pressante
e neppure l’attesa raffredda il rovente,
sovente l’errore diviene padrone
carpendo l’ambire, facendolo proprio.

il laccio si serra, il fine tramonta
dietro colline di scuse ed appigli,
dove, la falce, è la cura del grano,
dove, la mano, è una fonte di fati.

Fardelli ribelli si cedono al forse,
le ataviche morse divengono incerte,
le aperte ganasce, arretrano il ruolo
lasciando, sul suolo, bisacce afflosciate.

Certo, son cento, mille i pretesti
che restano, resti, in eterno languire;
non serve giurare, al tempo tiranno;
le fosse, si fanno ogni giorno più ingorde.

Così, la tua meta, si scopre deviata,
si ferma, rifiata, contempla d’intorno;
poi scorge l’inverno che avanza spietato:
“Ormai mi ha raggiunto. E’ fiato sprecato.”

Come dighe di fumo, sul fiume vitale,
pretesti.

Flavio Zago

Senza titolo

Il dolore è uno scultore
tacito, come il sonno che tarda a venire
tacito, come un campo di grano dopo la mietitura.
Il dolore stringe
nella sua morsa d’errore
matura
trema- trancia- tritura
avendo cura di gonfi singhiozzi.
Voglio che scoppi
come un palloncino
allora ne sentirò il cicaleccio…

Aurelia Tieghi

Published in: on settembre 14, 2011 at 07:34  Comments (12)  
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Uomo…

Uomo che hai il deserto nel cuore
stoppa della frenesia
l’impulso di un’insaziabile
piacere dal gusto ignoto,
rallenta la tua corsa
quando spingi forte l’acceleratore
della fantasia solo un dissapore,
inequivocabile gioco di pazzia
della tua mente, caduta
per errore nelle mani di colei
che si fa chiamare “perversione”

Beatrice Zanini