Anime morte

M’ascolto complice
di massacri
sulle onde erbose
di Storia.

C’era una volta
Il Sangue,
quello decoronato
dalla dignità
di scorrere
in libertà.

Sbatto sui colori
di partiti e chiese
assolti dalle colpe.

(Sul pulpito dell’umiltà
arieggia presente
il riscatto della giustizia
infamata dalla non espressione,

-voluta-

e debellata dall’In-Curia)

Glò

La poesia non è un’espressione

“La poesia non è un’espressione. E’ il tempo di notte, dormire nel letto, pensiero di quello che realmente pensi, rendere il mondo privato pubblico, ed è questo che il poeta fa.”

ALLEN GINSBERG

Published in: on giugno 2, 2010 at 07:38  Comments (2)  
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Un gesto naturale

Mi guardo dal di fuori come fossimo due persone

osservo la mia mano che si muove, la sua decisione

da fuori vedo chiaro, quel gesto non è vero

e sento che in quel movimento io non c’ero.

A volte mi soffermo e guardo il fumo di una sigaretta

la bocca resta aperta, forse troppo, poi si chiude in fretta

si vede chiaramente che cerco un’espressione

che distacco, che fatica questa mia finzione.

Cerco un gesto, un gesto naturale

per essere sicuro che questo corpo è mio

cerco un gesto, un gesto naturale

intero come il nostro Io.

E invece non so niente, sono a pezzi, non so più chi sono

capisco solo che continuamente io mi condiziono

devi essere come un uomo, come un santo, come un dio

per me ci sono sempre i come e non ci sono io.

Per tutte quelle cose buone che non ho ammazzato

chissà nella mia vita quante maschere ho costruito

queste maschere ormai sono una cosa mia

che dolore, che fatica buttarle via.

Cerco un gesto, un gesto naturale

per essere sicuro che questo corpo è mio

cerco un gesto, un gesto naturale

intero come il nostro Io.

Cerco un gesto, un gesto naturale

per essere sicuro che questo corpo è mio

cerco un gesto, un gesto naturale

intero come il nostro Io.

GIORGIO GABER E SANDRO LUPORINI


Il gobbo

Dalla solita sponda del mattino
io mi guadagno palmo a palmo il giorno:
il giorno dalle acque così grigie,
dall’espressione assente.
Il giorno io lo guadagno con fatica
tra le due sponde che non si risolvono,
insoluta io stessa per la vita
… e nessuno m’aiuta.
Mi viene a volte un gobbo sfaccendato,
un simbolo presago d’allegrezza
che ha il dono di una strana profezia.
E perché vada incontro alla promessa
lui mi traghetta sulle proprie spalle.

ALDA MERINI

E’ Carnovale, gente!


È Carnovale, gente! E perciò abbasta
a stà cor muso lungo, triste e griggio,
che pare che venimo da un litiggio.
Prennemo un’espressione più entusiasta
perché accosì s’addice a sta gran festa
ch’è ffatta pe cantà, magnà e ballà,
e bbeve tutti assieme pe scordà
l’affani che ciavemo in de la testa.
Ammascheramo er viso d’alegria,
che ognuno faccia quelo che cià in còre;
facemoce pijà dar bon’umore
che qui la vita core e scappa via!
Fermamola! pe un giorno…due…tre…
facenno le stranezze e le frescacce,
che intanto chiunque stia llì a governacce
gni giorno ne fa più de me e de te!
Tiramo li coriannoli pe ll’aria,
sonamo le trombette a sprofusione
ed intonamo assieme na canzone
e passerà perfino quarsia caria.
Scordamise l’amori lagrimosi,
la crisi co la disoccupazzione,
le tasche vòte, e quela confusione
che c’è nfra li partiti indecorosi
dicenno ste parole de maggìa:
“ O Carnovale, Carnovale bbello
spalancace er portone ar tu’castello
ma lassa fòra ogn’ideologgia!”

Armando Bettozzi