Vento veneto

VÄNT VÊNET

I êren i tû cavî
dal supièr dal vänt arufè
e
dala quêrza al scaravänt dl’est
al śbufèva śbufèva
e
al scusèva int äl radîś
chi diśarmè cavî
tént nîgher malnétt.
 .
Dal infêren un curiåuś sóppi
al travarsé chi pûc pléin
in cal mänter
che al vänt vênet
såura i capî
l’agitèva i cavî:
.
n û d
dnanz al davanzèl t’avanzèv  danśant spiritèl dal mèr
cån i môr
dal vänt inbrujè
cavî.
 .
E mé at spièva
amirè
arpiatè de drî dala frè.
 

§

 
Erano i tuoi capelli
dal soffiar del vento arruffati
e
dalla quercia la bufera dell’est
sbuffava sbuffava
e
scuoteva nelle case-bulbi
gl’indifesi capelli
TINTI neri mal netti.

Dagli ìnferi quel buffo rèfolo
traversò i pochi peli
mentre
il vento veneto
sui cappèlli
sommuoveva i capélli:

n u d o
davanti al davanzale avanzavi danzante silfo del mare
coi mori
dal vento imbrogliati
capelli.

Ed io ti spiavo
ammirata
nascosta dietro l’inferriata.    

Sandro Sermenghi

Published in: on giugno 5, 2012 at 07:22  Comments (3)  
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Giorno

DAY

The Sun arises in the East,
Cloth’d in robes of blood and gold;
Swords and spears and wrath increast
All around his bosom roll’d
Crown’d with warlike fires and raging desires.

§

Il sole s’alza all’Est
vestito d’abiti di sangue e d’oro
e spade e lance e collera crescente
tutto all’ingiro avvolgono il suo seno
da bellicosi fuochi incoronato e da voglie furenti.

WILLIAM BLAKE

Published in: on febbraio 25, 2012 at 07:09  Comments (4)  
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Funeral Blues

Stop all the clocks, cut off the telephone.

Prevent the dog from barking with a juicy bone,

Silence the pianos and with muffled drum

Bring out the coffin, let the mourners come.

Let aeroplanes circle moaning overhead

Scribbling in the sky the message He is Dead,

Put crêpe bows round the white necks of the public doves,

Let the traffic policemen wear black cotton gloves.

He was my North, my South, my East and West,

My working week and my Sunday rest

My noon, my midnight, my talk, my song;

I thought that love would last forever, I was wrong.

The stars are not wanted now; put out every one,

Pack up the moon and dismantle the sun.

Pour away the ocean and sweep up the wood;

For nothing now can ever come to any good.

§

Fermate tutti gli orologi, isolate il telefono,
fate tacere il cane con un osso succulento,
chiudete i pianoforti e fra un rullio smorzato
portate fuori il feretro, si accostino i dolenti.

Incrocino gli aereoplani lassù
e scrivano sul cielo il messaggio Lui È Morto,
allacciate nastri di crespo al collo bianco dei piccioni,
i vigili si mettano i guanti di tela nera.

Lui era il mio Nord, il mio Sud, il mio Est ed il mio Ovest,
la mia settimana di lavoro e il mio riposo la domenica,
il mio mezzodì, la mezzanotte, la mia lingua, il mio canto;
pensavo che l’amore fosse eterno: avevo torto.

Non servono più le stelle: spegnetele anche tutte;
imballate la luna, smontate pure il sole;
svuotatemi l’oceano e sradicate il bosco;
perché ormai nulla può giovare.

WYSTAN HUGH AUDEN

LA MAREA

La marea umana che si sposta dal Sud e dall’Est del mondo non può essere materialmente fermata; ci cambierà i connotati come già adesso ci permette di sostenere le nostre economie traballanti, risollevare i nostri indici di natalità e riempire le scuole: l’Italia è geograficamente un luogo di passaggio e di attraversamento; siamo così da sempre e continueremo ad esserlo, a dispetto di qualunque arcigno o distratto governante.

ERRI DE LUCA

Fahrenheit 451

 
Risplendono fiamme
nell’est del paese.
.
Ritorna il ricordo
di roghi passati,
accesi da chiese
nefaste ed oscure.
.
D’Egitto Cirillo
bruciò biblioteca
e santo lo fece
il clero di poi.
.
 Così come tutti
tiranni del mondo
Benito con Adolf
bruciarono libri
assieme a Francisco,
temendo cultura.
.
Così anche oggi
ripete la storia
la lega padana.
Distorce il passato,
 inventa regioni.
Di scomodi libri
farà delle pire.
.  
Ma ancora son vivi
quegli uomini libro,
memoria di tutto
sapere del mondo
 e ultimo sogno
d’un viver civile.

Piero Colonna Romano

Dove ci conduce ancora

Dividiamo un cuore a metà
noi che abbiamo ancora
un Dõ
nel petto
che ci fa guardare
oltre le diottrie impostate
dall’esigenza,
ribelle – se vuoi –
figli di un dio che ci ha tolto tanto
-non siamo gli unici-
a vederci doppio
quando ci cerchiamo
nei fondi di bottiglia
o quando muti e accorti
a passi lunghi, ci confondiamo
sotto i cappelli matti
e occhiali griffe,
i rossetti audaci sulle labbra
baciate dagli spuri.

Dividiamo un cuore a metà
noi nei giorni sempre uguali,
a dirottarne uno
se ad imbrogliare il tempo poi
viriamo ad est.

Beatrice Zanini


Dõ nel linguaggio ideografico kanji giapponese significa letteralmente “ciò che conduce” nel senso di “disciplina” vista come “percorso”, “Via”, “cammino”, in senso non solo fisico, ma soprattutto spirituale  (B.Z.)

Published in: on settembre 20, 2010 at 07:38  Comments (2)  
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Marina

MARINE

Les chars d’ argent et de cuivre —

Les proues d’acier et d’ argent —

Battent l’ écume, —

Soulèvent les souches des ronces.

Les courants de la lande,

Et les ornières immenses du reflux,

Filent circulairement vers l’est,

Vers les piliers de la foret,

Vers les futs de la jetée,

Dont l’ angle est heurté par des tourbillons de lumière.

§

I carri d’argento e di rame,

le prore d’acciaio e d’argento,

battono la schiuma,

sollevano i ceppi dei pruni.

Le correnti della landa

e le strade immense del riflusso

filano circolarmente verso l’est,

verso i pilastri della foresta,

verso i fusti della gettata,

il cui angolo è urtato da turbini di luce.

ARTHUR RIMBAUD

Le plat pays

Avec la mer du Nord pour dernier terrain vague

Et des vagues de dunes pour arrêter les vagues

Et de vagues rochers que les marées dépassent

Et qui ont à jamais le cœur à marée basse

Avec infiniment de brumes à venir

Avec le vent de l’est écoutez-le tenir

Le plat pays qui est le mien

Avec des cathédrales pour uniques montagnes

Et de noirs clochers comme mâts de cocagne

Où des diables en pierre décrochent les nuages

Avec le fil des jours pour unique voyage

Et des chemins de pluie pour unique bonsoir

Avec le vent d’ouest écoutez-le vouloir

Le plat pays qui est le mien

Avec un ciel si bas qu’un canal s’est perdu

Avec un ciel si bas qu’il fait l’humilité

Avec un ciel si gris qu’un canal s’est pendu

Avec un ciel si gris qu’il faut lui pardonner

Avec le vent du nord qui vient s’écarteler

Avec le vent du nord écoutez-le craquer

Le plat pays qui est le mien

Avec de l’Italie qui descendrait l’Escaut

Avec Frida la Blonde quand elle devient Margot

Quand les fils de novembre nous reviennent en mai

Quand la plaine est fumante et tremble sous juillet

Quand le vent est au rire quand le vent est au blé

Quand le vent est au sud écoutez-le chanter

Le plat pays qui est le mien

§

IL PIATTO PAESE

Con il mare del Nord come unico terrapieno,

e delle onde di dune per fermare le onde

e delle onde di roccia che le maree oltrepassano

che hanno per sempre il cuore in bassa marea,

con infinità di nebbie a venire,

con il vento dell’Est, ascoltatelo trattenere

il piatto paese che è il mio

Con le cattedrali come sole montagne,

e campanili neri come alberi della cuccagna,

dove diavoli di pietra agguantano le nubi,

con il filo dei giorni per unico viaggio

e delle strade di pioggia come sola buonasera,

con il vento dell’Ovest, ascoltatelo desiderare

il piatto paese che è il mio

Con un cielo così basso che un canale s’è perduto,

con un cielo così basso da creare l’umiltà,

con un cielo così grigio che un canale s’è impiccato,

con un cielo così grigio da farsi perdonare,

con il vento del Nord che viene a tormentarsi,

con il vento del Nord, ascoltatelo battere

il piatto paese che è il mio

Con l’Italia che scenderebbe l’Escaut,

con Frida la bionda quando diventa Margot,

quando i figli di novembre ci tornano in maggio,

quando la piana è fumante e trema sotto luglio,

quando il vento ride, quando il vento è sul grano,

quando il vento è a Sud sentitelo cantare

il piatto paese che è il mio

JACQUES BREL


Ricordo parole


Ricordo frasi appese, lì
mere, stese, al sole ad asciugare,
ed io a saltare per cercarle,
afferrarle, per poterle srotolare.Ricordo il nostro camminare:
con sorrisi, sguardi, discorsi,
rivestimmo passati corsi, antiche piazze.
Io, farfalla inesperta, volavo a stento.
Tu, aliante, scivolavi al vento.E mi dicevi: ”Io lo so, perché
l’ ho conosciuto, Napoleone
non si sentiva, poi così grande!”.
“Ricorda, mio candido amico,
non albeggia ad Est: l’aurora è qui,
ad Est è la sera…”
Ed io, succhiavo tutti i tuoi discorsi,
come caramelle li rigiravo in bocca,
lentamente, per meglio gustarli.
Ed io, contenevo tutto il tuo fiato
nella mongolfiera della mia mente,
che, senza zavorra, mi rapiva al cielo.
Gli anni poi, passaggi di tinta al muro,
mi hanno mostrato, e mascherato
tutte le ore e i colori del tempo,
e, componendo il mio mosaico,
ho conosciuto quanti mezzi giorni,
e mezze notti.
Così, quando a volte
il mio tramonto è troppo opprimente,
mi volgo ad Ovest; inalo piano,
ridò calore alle tue parole,
e ricordo, con un sorriso,
perché non muore un sole.

Flavio Zago

Published in: on dicembre 10, 2009 at 07:40  Comments (4)  
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