Lettera di Capodanno

Dicono che repetita iuvant;
che il primo bacio è insipido, ma è il secondo che conta;
che il bis d’un minuto radioso
s’insaporisce d’un miele che ci sfuggì quella sera …
Ma l’anno che ritorna col suo rauco olifante
a soffiarci dentro le orecchie
l’ennesima Roncisvalle,
e ingrossa i fiumi, impoverisce gli alberi;
l’anno che nello specchio del bagno consegna
a uno svogliato rasoio la barba sempre più bianca;
l’anno che cresce su sé con l’ingordigia dei numeri,
sgranando sul calendario
il recidivo blues del Mai più …
chi oserebbe dire che meriti la festa del Benvenuto?
chi potrebbe giurare che non sia peggio degli altri?
Il male si moltiplica e repetita non iuvant.
Eppure … Eppure nella tombola arcana del Possibile
fra i dadi e il caso la partita è aperta;
gonfiano fiori insoliti il grembo d’una zolla;
lune mai viste inonderanno il cielo,
due ragazzi in un giardino
si scambieranno i telefoni, i nomi,
stupiti di chiamarsi Adamo ed Eva;
verrà sotto i balconi
un cieco venditore d’almanacchi
a persuaderci di vivere …
Crediamogli un’ultima volta.

GESUALDO BUFALINO

Impressioni di settembre

Tra le foglie di Eva
il sole brulica stanco
stropicciando gli ori
sfumando colori

nel gesto stolto del vento
aspiro l’incerto
che mesce al sapore di fichi
l’ultimo vaneggio di rose

è in quella confusa follia
che dolce sprigiona ebbrezza
profuse note d’eterno
nel rinnovo delle stagioni.

astrofelia franca donà

Published in: on settembre 13, 2011 at 07:00  Comments (7)  
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La mela bacata

la mela la mela la mela
l’insetto che punge la mela

la mela la mela la verde
e l’anima dolce si perde

matura matura matura
il sole che dura
rigogli di vermi

la mela la mela la mela
e l’albero alleva
la mela bacata
del morso di Eva.

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on luglio 2, 2010 at 07:17  Comments (4)  
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Sandrino alla ricerca della vita

SANDRÉN IN ZAIRCA DLA VÉTTA

Vîver la vétta in zairca däl parôl
cuntànd äl fói dl insónni d na nutè,
guardèr da un urizånt ch’l é stranpalè
äl cô ed socuànt’ lusêrt ch’i nèsn äl viôl.
 
Cûser sî tajadèl e una sardéina
zarcànd in cal buslòt la gióssta vî,
sugnères sänza avair malincunî
vulànd in spâla a un èsen in ciaréina.
 
D un scarciòfel viulàtt la sinfunî
sfiurèr, e ai gât cuntèrn ed còti o ed crûdi
mirand int i ûc’ na vérzin colunbéina.
 
Pò snadrazèr cån l’Êva a èli nûdi
cufétt int al lanbróssc dla mî piséina
grâzie a sta stòria fammna… la Poesî!
 

 §

 
Viver la vita in cerca di parole
contando le foglie del sogno d’una nottata,
guardando da un orizzonte strampalato
le code di alcune lucertole che annusano viole.
 
Cuocer sei tagliatelle e una sardina
cercando in quel barattolo la giusta via,
sognarsi senza aver malinconia
volando in spalla a un asino in sbronzina.
 
D’un carciofo violetto la sinfonia
sfiorare, e ai gatti contarne di cotte o di crude
mirando negli occhi una vergine colombina.
 
Poi sguazzare con l’Eva ad ali nude
a capofitto nel lambrusco della piscina
grazie a questa storia femmina… la Poesia!
 

Sandro Sermenghi

Published in: on gennaio 9, 2010 at 07:24  Comments (6)  
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