Coimbra

Coimbra do Choupal
Ainda és capital
Do amor em Portugal
Ainda!
Coimbra
Onde uma vez
Com lágrimas, se fez
A história dessa Inês
Tão linda!
Coimbra das canções
Tão meigas
Que nos pões
Os nossos corações
A luz!
Coimbra dos doutores
Pra nós, os teus cantores,
A Fonte dos Amores
Ės tu !
Coimbra é uma lição
De sonho e tradição
O lente é uma canção
E a lua a Faculdade…
O livro é uma mulher
Só passa quem souber…
E aprende-se a dizer: Saudade!

Coimbra di Choupal
è ancora capitale
dell’amore in Portogallo
Ancora!
Coimbra
dove una volta
con le lacrime
si fece la storia di Inès
così bella!
Coimbra dalle canzoni così dolci
che illumini i nostri cuori
Coimbra dei dottori
per noi i tuoi cantori
la fonte degli amori
sei tu!
Coimbra é una lezione
di sogno e tradizione
La lente è una canzone
e la luna una Facoltà
Il libro è una donna
chi passa la conosce…
e impara a dire: nostalgia!

JOSÉ GALHARDO       (musica di Raul Ferrão)

L’immigrato

 
L’avevamo immaginato disuguale
e lontano dai confini e dalla storia,
strano in viso, senza neanche la memoria
d’un passato: una sorta d’animale –
pure umano – ma riuscito alquanto male,
senza neanche una parvenza meritoria,
senz’alcuna aspirazione migratoria
privo d’ogni facoltà decisionale,
come fosse per l’eternità inchiodato
sulle terre ingenerose dove è nato.
Ma a quell’essere che a lui è superiore
dimostra, oggi, che anche il solo dolore
può bastare a buttar giù la staccionata
che uomo e natura gli hanno edificata.

Armando Bettozzi

Parole

Noi che crediamo
di possedere il mondo,
dall’alto della nostra scienza
per cui ci sentiamo padroni
ricordiamoci
che tutto il nostro
rumore
tornerà a essere aria
e tutta
la nostra tecnica
polvere
e non basta
la facoltà di
parlare
per giustificarci
nel doverlo fare;
perciò torniamo a essere
uomini
perché intorno
io non vedo
altro che bestie
e vuoto
d’amore.

Gian Luca Sechi

Published in: on aprile 5, 2011 at 07:12  Comments (6)  
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Sospeso nella bruma

che partorisce dagli asfalti freddi,
prendo a passi lenti il panorama,
l’alba sorprende
passeggeri spediti senza tempo
giornali accartocciati nelle mani,
qualche balcone sveglio,
l’abbaio che dilaga nei carruggi,
allineate lune
su frappe delle tane
di buon mattino a giro di lavoro,
sbadiglia il mercatino,
una traversa guarda l’altra strada
macchinando il trasloco a primo intoppo
come un discorso chiuso dietro grate…
S’alza su greto in rapidi risvolti
il sole e inventa ninfee nello stagno,
attraversa il deserto sullo sfondo
dell’ape producente
con facoltà di pungere,
malvisto fuco innocuo
senza diritto a vivere,
come indirizzo a spettatori attenti
sulle strade.

Giuseppe Stracuzzi