Fior di neve

Dal cielo tutti gli Angeli
videro i campi brulli
senza fronde né fiori
e lessero nel cuore dei fanciulli
che amano le cose bianche.
Scossero le ali stanche di volare
e allora discese lieve lieve
la fiorita neve.

UMBERTO SABA

Published in: on dicembre 16, 2011 at 07:19  Comments (4)  
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Lamento per il Sud

La luna rossa, il vento, il tuo colore

di donna del Nord, la distesa di neve…

Il mio cuore è ormai su queste praterie,

in queste acque annuvolate dalle nebbie.

Ho dimenticato il mare, la grave

conchiglia soffiata dai pastori siciliani,

le cantilene dei carri lungo le strade

dove il carrubo trema nel fumo delle stoppie,

ho dimenticato il passo degli aironi e delle gru

nell’aria dei verdi altipiani

per le terre e i fiumi della Lombardia.

Ma l’uomo grida dovunque la sorte d’una patria.

Più nessuno mi porterà nel Sud.

Oh, il Sud è stanco di trascinare morti

in riva alle paludi di malaria,

è stanco di solitudine, stanco di catene,

è stanco nella sua bocca

delle bestemmie di tutte le razze

che hanno urlato morte con l’eco dei suoi pozzi,

che hanno bevuto il sangue del suo cuore.

Per questo i suoi fanciulli tornano sui monti,

costringono i cavalli sotto coltri di stelle,

mangiano fiori d’acacia lungo le piste

nuovamente rosse, ancora rosse, ancora rosse.

Più nessuno mi porterà nel Sud.

E questa sera carica d’inverno

è ancora nostra, e qui ripeto a te

il mio assurdo contrappunto

di dolcezze e di furori,

un lamento d’amore senza amore.

SALVATORE QUASIMODO

Ecco sto perdendo i miei colori


Ecco sto perdendo i miei colori
Vado lassù dove tutto è luce pura
Dove vibrano tutte le tinte
La mia ala si sta facendo d’oro
Come il sole come le corone degli angeli
L’azzurro impallidisce tenue
Diventa color tenerezza
Dal mare passo al cielo
All’etere mi affido
Se vedrò dio non so
Ma sento le voci dei fanciulli
E in polvere d’oro mi dissolverò
Nei grandi silenzi dell’immensità

azzurrabianca

Published in: on aprile 3, 2011 at 06:52  Comments (5)  
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Terremoto

Non sempre e per tutti è il libero arbitrio

Che fanno queste turbe ploranti
di insetti ciechi, piegati, feriti,
davanti a un icòna a… un altare,
ad un simbolo? Sono Formiche
e loro sono state calpestate
da un… piede d’umano, destino
cieco stavolta, per loro terremoto:
spingendo da sotto il formicaio
è rovinato uccidendo il corpo
di giovani, vecchie, bambine…
formiche. Stavolta il libero arbitrio
è quel piede: disegno che loro
non sanno le Formiche. Con pavide
antenne tremanti un’arcàna potenza
esse invocano, Dio – che è anche
il loro – domina e vince, attende
eterno al di là della vita.
*
Gli umani son come formiche.
Non osano alzare la fronte,
ricever la luce del vero: lente
falangi passano, chino il capo.
Visi sparuti, occhi atoni. Non sanno.
Spenti, vesti a brandelli cadenti
poveri scheletri caduti. Fanciulli
già morti o scampati all’estremo,
coperti di sangue feriti affamati
assetati d’amore, vegliardi
che invano protendon la tremula
mano ad eroi sconosciuti, fratelli
disperati che tentano, li salvano
da fisica morte: strappandoli
alle macerie disastro del sisma:
suppliscono al libero arbitrio.
A Dio giustizia infinita, bisbigliano
preci quel fascio d’umani, sommessi
elevano pianti di gloria.

Paolo Santangelo

Inarrestabile l’acqua


Inarrestabile l’acqua
sgorga dall’intimo cavo
scarnifica la roccia
si dona in pioggia
cade in semplice goccia
e può infondere fresca gioia
o assurda malinconia.
Inarrestabile l’acqua
essenza di vita
fiume di memoria
placenta d’amore
cappello di poesia
da lasciarsi scorrere addosso
per tornare fanciulli
a schizzare mani innocenti
a sognare il mondo lindo
d’aquiloni e arcobaleni
che si è perso
strada facendo.

Roberta Bagnoli

Alle fronde dei salici

E come potevano noi cantare
Con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.

SALVATORE QUASIMODO

Mia speranza

E ritornino i canti

o mia città:

ai fanciulli sarà ancora dato

di annunciare la gioia.

DAVID MARIA TUROLDO

Published in: on aprile 4, 2010 at 07:31  Comments (1)  
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Parla il mare con il sole

muovendo calmo
il corpo caldo
ed a tratti quasi canta
al suo fulgore.
Ora tace al passaggio
di nuvole screziate
ed ascolta gioioso le grida
dei fanciulli che s’immergono
tra le sue fresche onde.
Ecco sembra chieder
pace, lui, di tempeste
artefice tremendo.
Freme placido
alla luce che s’arroventa
dilatando le passioni
dei cuori invisibili.

Nino Silenzi

Published in: on marzo 31, 2010 at 07:22  Comments (7)  
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Monete rosse

I fanciulli battono le monete rosse
contro il muro. (Cadono distanti
per terra con dolce rumore.) Gridano
a squarciagola in un fuoco di guerra.
Si scambiano motti superbi
e dolcissime ingiurie. La sera
incendia le fronti, infuria i capelli.
Sulle selci calda è come sangue.
Il piazzale torna calmo.
Una moneta battuta si posa
vicino all’altra alla misura di un palmo.
Il fanciullo preme sulla terra
la sua mano vittoriosa.

LEONARDO SINISGALLI