Proiezioni

Il parto che inizia il cammino
passando attraverso
la cruna del tunnel
si accende di lune
riflessi
di lotte coi sassi
fino al mare
dove si svolge il filo,
rifluisce
prima di sboccare
in delta di memorie
le correnti ammansite dal ristagno
seguono i battiti dell’orologio
col cuore vulnerabile,
il delirio non ride
a spettatori che applaudivano
ed acque di fanghiglia
della micidiale indifferenza
emergono dal fondo.
Chi ha coltivato fiori
oltre recinto
campagne fiorite rincorre
la sponda nebbiosa vede il sole
non bolle di rancore senza onda

Giuseppe Stracuzzi

Richiesta

RUEGO

Quiero otras sombras de oro, otras palmeras
con otros vuelos de aves extranjeras,
quiero calles distintas, en la nieve,
un barro diferente cuando llueve,
quiero el férvido olor de otras maderas,
quiero el fuego con llamas forasteras,
otras canciones, otras asperezas,
que no haya conocido mis tristezas.

 §

Voglio altre ombre dorate, altre palme

con altri voli di uccelli stranieri

voglio strade differenti, nella neve,

una fanghiglia differente quando piove,

voglio il fervido odore di altri legni,

voglio il fuoco con fiamme forestiere,

altre canzoni, altre asprezze,

che non abbia conosciuto le mie tristezze.

SILVINA OCAMPO

Orecchie a sventola

(ALLUVIONE NEL NOVEMBRE 1994)

E poi che Berta assai drasticamente
mi disse veh, faresti una poesia
su olfatto udito gusto tatto e vista,
io tosto presimi la libertà
di andar di ardito metro alla ricerca:
e via, mi dièi da far,
angoscia permettendo!
Pensai assai all’asso Dylan Thomas
ed ai suoi “cinque e contadini sensi”
mettendoli a confronto
coi sensi cittadini miei rampanti:
ma allor che incalzò l’atra fanghiglia
‘maro dovetti piangere
le morti di alluvioni presagibili.
Sulle acque tante orecchie grandi a sventola
viaggiarono nei tempi,
martelli con le incudini e gli antèlici,
ma mai fra bestie e vétrici
iron trainate al mare
fra i flutti gorgoglianti di quel Tànaro
inferocito: e il popolo atterrito!
Con gli oculari globi spalancati
per scempio gretto stupido ed inetto,
i dotti lagrimali asciutti e i nasi
impossibilitati ad odorare:
si volle oppur potette bestemmiare?
Non saccio, ma certo è
che magiche le scatole parlàron!
Narrar di verdi prati che sommersi
non già di limo ma di avvelenate
sostanze inquinanti e putrescenti:
e il tatto per la vita,
e il gusto delle dita?
Iattura, fur dispersi! Ma alle Furie
si opposer genti e agenti e … tornò il sole!
6 per 7 e fo la mia morale:
il TATTO? È utile a fiutar brònzee
pelli! L’OLFATTO? È buono a palpar
poesie scarlatte! La VISTA? È d’uopo
per udir madame intatte! L’UDITO?
È chiuso a non veder le frasi fatte!
E il GUSTO sguazza a inibir le malfatte!

Sandro Sermenghi

Anima

Anima
ti sembran tempi per parlar dell’anima?
Non ci sono più diavoli,
che la richiedono
preferiscono i titoli
è fuori moda l’anima.

Anima
se ti duole l’anima
non servono antibiotici
i medici si arrendono
non ci sono meccanici
non si ripara l’anima.

E ci sono paesi
di poche anime
e ci sono città
di milioni di anime
ma non si vedono
si vede solo il traffico
e le file ai semafori
è solitaria l’anima.
Anima
io l’ho vista una volta la mia anima
mi era uscita di bocca
come il fumo di un sigaro
mi ha chiesto se ero
stanco di vivere
ho detto: sì
ma vorrei insistere
e con un gemito
tornò al posto solito
è paziente l’anima.

Anima
ci sono belle anime
in corpi ridicoli
e fotomodelle
con anime orribili
e fanghiglia d’anima
dentro molti politici
è nascosta l’anima.

E ci sono villaggi
di poche anime
e ci sono paesi
di milioni di anime
e quando muoiono
e in cielo salgono
è un grande spettacolo
un ingorgo cosmico
e i giornali commentano
centomila vittime
ma erano anime inutili
di lontani popoli
mesopotamici
e si piange un attimo
poi ci si lava l’anima
e si dimentica.

STEFANO BENNI (da “Ballate”)

In memoria della catastrofe in Birmania e di tutte le altre non documentate e spesso dimenticate.