La quercia caduta

Dov’era l’ombra, or sé la quercia spande
morta, né più coi turbini tenzona.
La gente dice: Or vedo:era pur grande!

Pendono qua e là dalla corona
i nidietti della primavera.
Dice la gente: Or vedo:era pur buona!

Ognuno loda, ognuno taglia. A sera
ognuno col suo grave fascio va.
Nell’aria, un pianto… d’una capinera

che cerca il nido che non troverà.

GIOVANNI PASCOLI

Io son sì stanco

Io son sí stanco sotto ‘l fascio antico
de le mie colpe et de l’usanza ria
ch’i’ temo forte di mancar tra via,
et di cader in man del mio nemico.

Ben venne a dilivrarmi un grande amico
per somma et ineffabil cortesia;
poi volò fuor de la veduta mia,
sí ch’a mirarlo indarno m’affatico.

Ma la sua voce anchor qua giú rimbomba:
O voi che travagliate, ecco ‘l camino;
venite a me, se ‘l passo altri non serra.

Qual gratia, qual amore, o qual destino
mi darà penne in guisa di colomba,
ch’i’ mi riposi, et levimi da terra?

FRANCESCO PETRARCA

GLI AUGURI DI AURELIO

In prossimità dell’imminente Natale desidero inviare ai responsabili di questo stupendo angolo di poesia, a tutte le poetesse, a tutti i poeti e a tutti i lettori, i migliori Auguri di SERENITA’ nei cuori di ciascuno e nei cuori delle persone che stanno loro più a cuore. Continuo imperterrito a leggervi e ad arricchirmi dei vostri contributi. Con voi miglioro! Continuo, ahimè, anche a non commentarvi ma solo per la poca, pochissima disponibilità di tempo. Se mi scusate, i miei auguri valgono doppio. Se non mi scusate, i miei auguri valgo doppio, lo stesso. Sereno Natale!

Aurelio

Del rosso di questo Natale
aspetto il bagliore vincente,
quel fascio di luce che prende

e caldo, denso, avvolgente
negli occhi e nei cuori s’espande
per poi rinnovarsi all’istante.

Aurelio Zucchi – Natale 2011

Fin dove

Sono qui
in questa carezza che fa sera
nel fascio di luce dei tuoi occhi
vestita solo di brividi
ad ascoltare la musica
dei tuoi sguardi
e, dentro,
la voce che sussurra
increspando l’anima.
Vivo d’attesa
le tue dita sul collo
dove la pelle freme
gli occhi chiusi
per vedere nel buio
accendersi scintille.
Le braccia sui fianchi
non mi muovo
solo le tue mani
tracciano mappe immaginarie
scendono sul dorso
– rabbrividisco-
sento la tua pelle
forse è la mia
non siamo più due corpi
siamo un abbraccio
mi tieni stretta contro il petto
m’inarchi
ti sento …
fin dove non conduce il pensiero.

astrofelia franca donà

Geometria

Di quell’uomo che potevo essere
io ho paura,
di quel suo cavalcare teoremi
tra i simboli,
tra formule, spigoli, basi e altezze
senza avvertire
di luna maestra pervinca sfera
lassù scolpita
perfetta nel ventre d’avido cielo,
senza sentire
il tiepido fascio terra baciare,
senza guardare
il cono di luce bene addestrato
per arrivare
a disegnare lampare sul mare
dentro la notte
d’insopportabile inverno ostinato,
ala di cera
quando il suo gelo angola il cuore,
prende la mira
ed unica fiamma resta l’amore.

Aurelio Zucchi

Terremoto

Non sempre e per tutti è il libero arbitrio

Che fanno queste turbe ploranti
di insetti ciechi, piegati, feriti,
davanti a un icòna a… un altare,
ad un simbolo? Sono Formiche
e loro sono state calpestate
da un… piede d’umano, destino
cieco stavolta, per loro terremoto:
spingendo da sotto il formicaio
è rovinato uccidendo il corpo
di giovani, vecchie, bambine…
formiche. Stavolta il libero arbitrio
è quel piede: disegno che loro
non sanno le Formiche. Con pavide
antenne tremanti un’arcàna potenza
esse invocano, Dio – che è anche
il loro – domina e vince, attende
eterno al di là della vita.
*
Gli umani son come formiche.
Non osano alzare la fronte,
ricever la luce del vero: lente
falangi passano, chino il capo.
Visi sparuti, occhi atoni. Non sanno.
Spenti, vesti a brandelli cadenti
poveri scheletri caduti. Fanciulli
già morti o scampati all’estremo,
coperti di sangue feriti affamati
assetati d’amore, vegliardi
che invano protendon la tremula
mano ad eroi sconosciuti, fratelli
disperati che tentano, li salvano
da fisica morte: strappandoli
alle macerie disastro del sisma:
suppliscono al libero arbitrio.
A Dio giustizia infinita, bisbigliano
preci quel fascio d’umani, sommessi
elevano pianti di gloria.

Paolo Santangelo

Blue

È che potrei bucarlo, guardandolo più forte.
Il vento ha tolto veli e vergogna alla mattina;
così che pare d’essere in mare
senza meta, il dito che si frange alla luna
il fascio d’acqua
che allaccia le mie scarpe, come mia madre, allora.
Il giorno che con l’aria sul collo io piangevo:
perché volevo avere la zazzera dei Beatles
la giacca di velluto
e gli occhiali per il sole.
Invece avevo solo un ombrello riparato
che aprirlo mi sembrava di fargli torto,
blue.

Massimo Botturi

Scorciatoia

Un fascio di luce
attraverso gli infissi
ogni batter di ciglia,
un velo strappato
tessuto di riso e di pianto,
un amplesso interrotto
in un mare di noia,
il sole che sorge
invade la stanza,
il letto disfatto
novello sudario,
lercia sindone
d’un amore mai nato.

Lorenzo Poggi

Tracce

Lasciano di sè indelebile traccia
il vento la pioggia anche lenti
privi di spessore molli incolori.
Quando costanti
su fogge rocciose e sculture
fin giù nel ventre
erodono il tempo che durano.
Non l’emozione il corpo
l’anima miei
che ti varcano d’alito affine
camminano dentro liberi
per volermi tu ricevere,
solo strusciano mai incidono
calco o mero alone
del loro passaggio
quand’anche l’amante che sei
tenero intenso vellutato
imprime di rose scarlatte
un fascio
sul mio assiduo paziente
pulsare in te, per te.

Daniela Procida