L’appuntamento

C’è chi ti chiama a torto sorella,
c’è chi stupido ti cerca e ti adora,
c’è chi poeta ti chiama signora,
chi come me dalla mente ti cancella

Io per te non nutro nessuna stima
la tua presenza odiosa non accetto,
fastidio è sentirti respirare vicina
stando ad un passo dal mio letto.

Non perdi la minima occasione
per mostrare il fascino perverso
che in me scenda come attrazione
e a te mi leghi per sempre e perso

Verrà purtroppo il dì dell’incontro,
sarai tu a decidere, stanca dell’attesa,
il modo e lo scenario del confronto
ma è certo che di me non vedrai la resa.

Semmai sarò il tuo fedele sposo
lo sarò con quell’abito che mi resta.
Ti donerò il mio corpo nudo e corroso,
donato avrò alla vita quello della festa.

Claudio Pompi

Che male mai sarà

immaginarsi un dio di carità
benevolenza e umanità.
Che male mai sarà
pensare di rubare un pò d’amore
agli antipodi di un mondo
che chiamano aldilà.
Che male mai sarà
chiudere i battenti
alla casa dei tormenti
dove dietro un credo
o uno spergiuro
ovunque ho visto
alzare un muro.
Ognuno creda e faccia
secondo la coscienza
purchè la tolleranza
non diventi prepotenza
In piena libertà
esprimere un pensiero
che sia un credo
o un non credo
fastidio non darà
se non fomenteremo
con le provocazioni
la libertà
di agire e di pensare.
Nello spazio di un’azione
ognuno sia padrone
di una volontà
che non intacchi dell’altro
la ragione.

Beatrice Zanini

Un sogno mi ha preso

un sogno mi ha preso sottobraccio
ma io non ricordo i sogni
era un arcobaleno di luci
a cui non ero abituato
una nebulosa m’era attorno
ma non era oscura
era un arcobaleno di colori
a cui non ero abituato
s’aprì un sipario di pensieri
alcuni saggi
inutili i più
che mi destarono
nel fastidio che provavo
a leggere di quel che si nutre
l’umana vanità

sono diventato ombra
aprendo gli occhi
ho chiuso quel sipario
scoprendo il nulla
che mi ha circondato

Gavino Puggioni

Published in: on novembre 27, 2011 at 07:12  Comments (6)  
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Una mattina a Monte Sole

 
Vi ho guardate dormire
come prese da morte
nella stanza un sonno
disteso e immobile
a prendere tutto lo spazio
nei vostri corpi poggiati
sui letti scomposti bocconi
non vi vedevo i volti.
Nella luce fioca del mattino
filtrata dalla tenda
nulla di sospeso
tutto pareva irrimediabilmente
definito e statico.
Solo il suono ritmato
del sonno di Giulia
era nell’aria chiusa
segnale di vita.
Ho disceso adagio i gradini
un grillo accanto alla doccia
le gocce fresche sulla pelle
hanno tolto quella frase d’angoscia
sono entrata in silenzio in cucina
alla finestra aperta
ho raccolto le tazze sporche
preparato il caffè
piccoli rumori quotidiani
gesti spesso vissuti
con noia fastidio indifferenza
ora densi di senso
ricomponevano il mondo
per voi tutti e tutte che dormivate
e vi sareste svegliate
E’ lì che è arrivata tua madre

azzurrabianca

Prudore

 
Sospetto
d’aver il sospetto.
Sospetto
un sospetto.
Io so
che tu sai
che io so.
E sai
com’ io so.
Perplesso
di molto perplesso,
domando facendo
domande.
Risposte
non sono appaganti,
t’attacchi su specchi
cadendo.
E resta
un fastidio insistente.
In mezzo, 
là proprio,
alla fronte.

Piero Colonna Romano

Published in: on ottobre 28, 2011 at 07:30  Comments (5)  
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Appartenenza

 
 
 
Cosa posso scrivere
oggi che guardo il mio paese
alla vigilia di una festa storica
ancora non assimilata e osteggiata
da chi rifiuta la propria italianità
come se fosse la peggiore condanna
cosa posso dire a questi connazionali
ingrati che hanno lo stesso sangue
di Garibaldi, Mazzini, Mameli
e tutti gli altri, nessuno escluso
e se parlano lo devono proprio a loro
avessero almeno la compiacenza di guardare
e composti, civilmente educati rispettare
il nostro quieto ed orgoglioso moto di rivalsa
che vedano sventolare il vessillo di gioia
verde, bianco e rosso
che lo vivano poi come un funerale
poco importa, ma sappiano
che noi siamo vivi e consapevoli
i morti sono altrove,
eroi intoccabili e magnifici
non danno fastidio più a nessuno
vivono nel ricordo per l’eternità
la resurrezione tocca solo ai puri
a chi crede nel sacro valore
della giustizia, della libertà
dell’amore e dell’unità, valori
per cui vale sempre la pena morire.

Roberta Bagnoli

L’ispirazione

Detta così l’ispirazione:
la mia libera fantasia s’appiglia
sempre a quei luoghi dov’è umiliazione,
dov’è sporcizia e tenebra e indigenza.
Laggiù, laggiù, con più umiltà, più in basso, –
di là si scorge meglio un altro mondo…
Hai mai visto i bambini a Parigi
o sul ponte i poveri d’inverno?
Dischiudi gli occhi, schiudili al più presto
sul fittissimo orrore della vita,
prima che un grande nubifragio spazzi
tutto quello che c’è nella tua patria, –
lascia maturare il giusto sdegno,
prepara al lavoro le braccia…
E se non puoi, fa sì che in te si accumuli
e divampi il fastidio e la mestizia…
Ma di questo vivere mendace
cancella l’untuoso rossetto
e, come talpa timida, nasconditi
sotto terra alla luce ed impietrisci,
tutta la vita odiando con ferocia
e tenendo in dispregio questo

ALEKSANDR ALEKSANDROVIČ BLOK

Quando la morte verrà

C’è chi ti chiama a torto sorella,
c’è chi, stupido ti cerca e ti adora,
c’è chi, poeta, ti chiama signora,
chi come me dalla mente ti cancella

Per te non nutro nessuna stima
la tua presenza odiosa non accetto,
fastidio è sentirti respirare vicina
mentre ad  un passo sei dal mio letto.

Non perdi la minima occasione
per mostrare il fascino tuo perverso
che in me scenda come attrazione
che a te mi leghi, in te per sempre perso

Verrà purtroppo il dì del nostro incontro,
sarai tu a decidere, stanca dell’attesa,
il modo e lo scenario del confronto
ma  certo in me non vedrai la triste resa.

Semmai sarò il tuo fedele sposo
lo sarò con quell’abito che mi resta.
Ti donerò il mio corpo nudo e corroso,
donato alla vita avrò quello della festa.

Claudio Pompi