A Erotion

Hanc tibi, Fronto pater, genetrix Flaccilla, puellam
oscula commendo deliciasque meas,
parvola ne nigras horrescat Erotion umbras
oraque Tartarei prodigiosa canis.
inpletura fuit sextae modo frigora brumae,
vixisset totidem ni minus illa dies.
inter tam veteres ludat lasciva patronos
et nomen blaeso garriat ore meum.
mollia non rigidus caespes tegat ossa nec illi
terra, gravis, fueris: non fuit illa tibi.

§

A te, padre Frontone, a te Flaccilla,
amata madre, affido questa bimba,
delizia mia, mio bacio: ché le negre
ombre non atterriscano la piccola,
povera Erotion, né l’orrida fauce
della belva del Tartaro. Sei giorni
soltanto le bastavano a varcare
il sesto dei suoi inverni. Giochi in pace,
da voi, gravi per gli anni, custodita;
e il mio nome, insicura, la sua bocca
pigoli ancora a lungo dolcemente.
Lieve la gleba copra le sue ossa
fragili. Terra, non gravarle addosso:
quando era in vita, ti sfiorava appena.

PUBLIO VALERIO MARZIALE