Malgrado tutto

Ho un cuore forte
se perfino resiste ai rovesci d’inchiostro
allo stormire altrove
ai graffi sulla luna d’inverno.

Ti girano le spalle quando temi
la neve
e l’ansia è una coperta ancora viva.

Finiranno le cose le parole i giorni
tutto ciò che si amava
il senso e il dissenso
i capannelli al centro delle piazze
i dialoghi aperti, anche le porte
e i merletti sui vetri

rimarranno però scritte nel santo
luogo del divenire
le faville degli occhi sciolte in pianto
a far da lume a canti* e discendenti*.

Cristina Bove

* Nda: angoli bui ed eredi

Respirano lievi gli altissimi abeti

DIE HOHEN TANNEN ATMEN

Die hohen Tannen atmen heiser
im Winterschnee, und bauschiger
schmiegt sich sein Glanz um alle Reiser.
Die weißen Wege werden leiser,
die trauten Stuben lauschiger.

Da singt die Uhr, die Kinder zittern:
im grünen Ofen kracht ein Scheit
und stürzt in lichten Lohgewittern, –
und draußen wächst im Flockenflittern
der weiße Tag zu Ewigkeit.

§

Respirano lievi gli altissimi abeti
racchiusi nel manto di neve.
Più morbido e folto quel bianco splendore
riveste ogni ramo, via via.

Le candide strade si fanno più zitte:
le stanze raccolte, più intense.
Rintoccano l’ore. Ne viene
percosso ogni bimbo, tremando.
Di sovra gli alari, lo schianto di un ciocco
che in lampi e faville rovina.

In niveo brillar di lustrini
il candido giorno là fuori s’accresce,
diviene sempiterno, infinito.

RAINER MARIA RILKE

Ricordi croati

sovrani
ricordi improvvisi
reggenti
raggianti faville incoscienti
porporine dorate
sulle mie labbra saporite al sale
quando tu mi dicesti: “ sei il mare”
che potere mai avevamo per respirare
tanta bellezza?…

Aurelia Tieghi

Published in: on maggio 7, 2011 at 07:02  Comments (6)  
Tags: , , , , , , ,

Profumo d’infanzia

Il profumo dolcemente
pungente dei mandarini
mi riporta nel mondo fatato
della lontana mia infanzia,
scrigno d’affetto e felicità,
custodito con amore
nel fondo del cuore.

Allora
vedevo mia madre
tritare alacre
scorze di acri limoni
per i dolci natalizi;

vedevo mio padre
la sera, con noi attorno,
buttare nel fuoco
bucce d’arancia,
e sfrigolanti faville profumate
si disperdevano brillanti
come stelline rutilanti
su nel buio del camino;

vedevo i miei fratelli
gustare fresche fette
d’arance e mandarini;

sentivo me stesso
felice, protetto
dal caldo dell’amore.

Fuori fischiava il vento
e la luna combatteva
coi nembi minacciosi.
Nessun altro rumore,
se non l’allegro crepitio
della legna che ardeva
nell’ampio focolare.
Vedevo
sentivo
e il cuore era in pace.

Nino Silenzi

Risveglio

A dir che il fuoco invero era arso in noi
restano vaghe faville incenerite
da un’alba disattenta e frettolosa,
e, del profumo tuo, l’impronta
stampata a fuoco sulle labbra,
chiuse.
Debole il giorno scorrerà
in quel sapore di buono che hai lasciato
per l’aria ancora tiepida, che pare,
chiudendo gli occhi, di vederti ancora.

Aurora, bella luce
dal nome bello e puro
che vieni a sovrastare i sogni miei –
fumi evanescenti non svaniti in tutto –
e il posto prendi nel mio letto vuoto,
come stanotte lei,
rimani qui a farmi compagnia finché
lei tornerà di nuovo.
Resta, che, solo,
il giorno che porti e lei mi porta via,
non lo sopporterei;
lei, ch’è ancora qui, dipinta
con sprizzi d’anima nell’aria tua, incerta.

T’aspetterò,
amore,
stanotte e ogn’altra notte
ché il desiderio forte avvera il sogno,
e tu, che il mio bel sogno, sei,
verrai ancora a me, anima e corpo.

Armando Bettozzi

a Lisa

Vento solare

Sono amante del vento solare
al frugare delle sue faville
provo ad asciugare
dal mattino, tra il rosmarino e la siepe d’ alloro
appesa ad una corda tesa
sto, come un grembiule bianco che
sventola gioca palpita
fino sera
ma poi sotto la luna
ancora umidiccio cado
sull’erba fitta del prato

Aurelia Tieghi

Published in: on dicembre 4, 2010 at 06:50  Comments (5)  
Tags: , , , , , , , , , , , ,

La pallida pianista

L’eburnee piccole mani
fuggivano lievi, correndo,
fremendo sui lucidi tasti
volavano. Sfiorata. Dalle agili,
magiche dita destata dal sonno
la bianca tastiera vibrava
di garrule note in tripudio
nell’aria commossa con mille
faville qual vivida fiamma
salivano, ardenti tremavano
un attimo breve,  poi lieve
di suoni una pioggia fatata
dorata pareva  discendere,
dall’alto e al cuore fluire,
fasciarlo radiosa in morbido
e tenue calore.
–                                Il mio sguardo
immobile era fisso nel dolce
carissimo viso. Vedevo
la pallida fronte, gli intenti,
sereni occhi suoi, le gote,
le labbra rosate, i bruni capelli
fulgenti in un’ala di luce …
Armoniosa arcana dolcezza
mai conosciuta sentivo salire
nell’anima muta, vaporosa
sfumare nell’eco di tremuli
suoni: nel vuoto, nel nulla
d’intorno svanivano tutte
le cose. Poi sùbito, tacque
improvviso il soave concènto
e leggère fuggendo sull’ali
del vento le ultime note,
volse su me le sue grandi
pupille e in quell’attimo,
incanto d’un’ora divina,
mi parve rivivere tutto.

Paolo Santangelo

Dove siete?

Alle prime poesie perdute

Oh, dove sei tu,
vergine Poesia,
Vestale degli affetti
di me imberbe quindicenne?
Di te ricordo qualche verso:
“Sfavillano le faville del focolare
nel freddo della sera crepuscolare”.
Non sei più in quel quaderno segreto,
buttato un nero giorno nel fuoco.
E tu, oh, dove sei tu,
timida compagna,
Poesia lontana
nel tempo e nello spazio?
Il tuo inizio era:
“Passa la littorina sul ponte
e la valle rimbomba
al suono metallico e sbuffante”.
Non sei più nel cestino
appallottolata.
Dove siete, soavi creature
dell’età mia fatata?
Siete nella sorgente del mio cuore,
da dove all’improvviso scaturite,
fresche polle, a dolcemente lenire
le ferite della vita.

Nino Silenzi