Il sogno

Non posso dimenticare
le favole:
esse regalavano sempre
la felicità finale.
Com’è triste la realtà
che la vita invece ci presenta!
I sogni del mattino
la sera si oscurano di ombre
e la scarna luce
delle strade del mondo
ci fa inciampare
su ciottoli sconnessi
che balbettano strani messaggi
a cui nessun cartomante
darà mai risposta credibile.
Anche la mia cenerentola
s’è invischiata in una ragnatela
appiccicosa.
Inutilmente il principe azzurro
si affannerà per liberarla
dal bozzolo in cui il ragno
l’ha imprigionata e confusa.
La nuova vita
le regalerà un destino diverso?

Salvatore Armando Santoro

Io, gli arcobaleni

.
Prova a  navigare
i miei occhi chiusi;
ma portati le preghiere
dai nodi fini
per contare le bufere
d’indaco.
 
La mia porta
è un oceano senza
zavorre
ma entra solo chi sa
morire
per un sorriso in più;
il mio selciato
è fatto di respiri levigati.
 
Io gli arcobaleni
li ho seminati tra le zolle
più nere,
io gli arcobaleni
li raccolgo tra abisso
e abisso.
 
E sto in silenzio
eppure,
ho scritto favole,
ma non so la pagina
dell’io
.
Stefano Lovecchio
.

A te che stai nascendo…

 
…in questo mondo di favole smarrite
quale ninna nanna ti potrà salvare
dal rumore di un odio che stride
con l’amore che ti sarà tepida culla?
In questo  mondo senza poesia   
dove non necessita la fiaba
per raccontare di famelici lupi
che divorano i deboli indifesi.
La cattiveria ora a te ignota
elude l’amore per il fratello                                 
Crescendo sarai disorientato
da un azzurro tingersi di sangue
e non saranno le fate a sopperire
al tuo giusto sdegno per l’orrore.
Io ti vorrei salvare dall’insorgere
di brama a rivendicar giustizia.
Riempi presto l’anima e la mente
di solo due parole
che sono dei miracoli la genesi:
perdono e amore.
Non ti chiedere perché: ama!
Non chiederti se è giusto: perdona!
Altra via da percorrere non c’è
affinché il tuo respiro sia di pace
che non si conquista con la spada
ma solo rivestendosi dei panni
di chi odiar vorresti e capirai che
è l’amore che nel mondo manca
e perdonando te ne arricchirai.

Elide Colombo

Ndr: questa poesia ha ottenuto il 3° posto assoluto in classifica, per le poesie inedite, nel concorso letterario “L’integrazione culturale per un mondo migliore” indetto dalla CEAC- Centro Ecuadoriano di Cultura in Milano-

L’Africa

Tutto si smaltisce
con l’euforica corsa
al progresso.
Mani e menti
elaboratori di denaro
e potere
… … …
forse è solo un bisogno
di sopravvivenza
l’atto di svendita
di piccole essenze
private d’infanzia?

Tutto si smaltisce
con una corsa
alla comprensione
… (finta)…
del mondo occidentale
che scolpisce solide colonne
di educazione illusoria
smembrando famiglie
consumate dai morsi
della vera fame
… … …
un fiume in piena
che non scorre,
un pezzo di pane
mai cotto e profumato,
un assillo di parole
che non hanno né suono
né significato
se si da un senso lontano
alle ingiustizie
che ogni giorno
decolora un paese
mostrato e disegnato
da finte favole
di beneficenza.

E seduta
davanti ai poteri
di alte cariche
determinanti e ricche
(basterebbe un anello religioso
a sfamare piccoli desideri
di naturale sopravvivenza)
un brivido di movimento tellurico
solo alla vista dei tanti
“uomini e donne”
bianchi e grassi
di protagonismo ignorante
… … …
L’Africa muore ingoiata
in un morso d’alito
di confusionale indifferenza.

Glò

Dove sei???

 
Dove sei ora,
che la nave del giorno è salpata
e nuda si dona all’altra metà del pianeta,
pian-piano scompare
nel rosso orizzonte
Ora che la notte bussa ai portoni
delle case nel vecchio quartiere
tre volte, prima d’entrare e s’accomoda
nel salotto vicino ad un camino acceso
ove la nonna racconta favole
prima che i bimbi s’addormentano
mani  delicate di fanciulle
tessono i sogni…
Quale dei tanti, ci affiderà stanotte?
Ora che ho finito il verde smeraldo
per dipingere i tuoi occhi
sulla mia tela spoglia, sopra il cavalletto
in fondo alla stanza, m’interroga:
“Come possono due mani imitare
due pennelli
del cielo, le stelle  – i bianchi sorrisi?”
Ora, che nel cervello
mi rimbomba il becco d’un picchio
che  martella la corteccia
e mille lupi ululano dentro me
al chiarore della neve – luna
spalancando le porte del anima
[Ho occhi sordi e cieche orecchie]
Dove sei amor mio,
ora che vorrei essere il vento
che t’ accarezza il viso
con ansia nei polmoni
sotto la brina in superficie
goccia per goccia
ti respiro

Anileda Xeka

Stelle

Tornano in alto ad ardere le favole.
Cadranno colle foglie al primo vento.
Ma venga un altro soffio,
Ritornerà scintillamento nuovo.

GIUSEPPE UNGARETTI

Published in: on febbraio 6, 2011 at 07:41  Comments (2)  
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In quel sospiro

C’è una magia antica nel tuo sospiro,
sul suo spandersi come refolo leggero
che sa di eterna primavera, volano
i tuoi pensieri di donna.
In un sospiro racchiudi e liberi
l’essenza di un amore vissuto, perso,
ricordato.
In un sospiro parli a te stessa di emozioni
che ad altri raccontar non puoi.
È in un lungo sospiro che nell’intimità
plaudi il piacere provato, lusinghi
l’amante.
È in sospiro vestito da un sorriso
che saluti chi più non ti è caro
e a rassegnarsi lo inviti.
In quel sospiro c’è tutto il tuo mondo
segreto.
Sospiri alle stelle che ad una ad una
conti per ricominciar da capo.
Sospiri alla luna e racconti favole
uscite dai tuoi sogni.
A quel sospiro affidi la speranza
che s’avverino.

Claudio Pompi

Se…

Se si camminasse con la testa all’ingiù
per far sì che la testa serva a qualcosa.
Se in fondo alla via ci fosse un’uscita.
Se al confine del mare ci fosse un cancello.
Se quello che appare fosse vero.
Se le favole tornassero indietro.
Se tutti sedessero a terra
a riscrivere le regole del gioco.
Se tutto ciò non bastasse.
Se la bestia urlasse ancora nella grotta.
Se l’eremita si accorgesse di esistere.
Se unissimo tutti insieme gli sforzi.
Se fosse bello guardarsi intorno.
Se …fosse abolito il concetto del se.

Lorenzo Poggi

Published in: on dicembre 16, 2010 at 07:37  Comments (5)  
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Spot

Immagini
dentro schermi
saccenti.
Echi d’acquisto
equipaggiati
di castelli,
mulini,
madri volanti,
padri sorridenti,
figli sguazzanti
in favole di pane
o di biscotti
senza toccare mai
la fragilità
di un guscio fresco
tra calli
teneri di fatiche,
senza specchiarsi mai
nella perla di un sudore
sopra occhi
di chi ha visto scorrere
anni di progresso
poi affacciati
alla rovina
di genuinità
sotto l’età
del sole stanco
… … …
Cosa conosce
l’anima di un bambino
se non una corsa
accerchiata
dal (finto) benessere
filastroccato?
Solo il voler avere
tra segmenti pindarici
della pretesa.

Glò

Buonanotte all’Italia

Di canzone in canzone
di casello in stazione
abbiam fatto giornata
che era tutta da fare
la luna ci ha presi
e ci ha messi a dormire
o a cerchiare la bocca
per stupirci o fumare
come se gli angeli fossero lì
a dire che si
è tutto possibile

Buonanotte all’Italia deve un po’ riposare
tanto a fare la guardia c’è un bel pezzo di mare
c’è il muschio ingiallito dentro questo presepio
che non viene cambiato, che non viene smontato
e zanzare vampiri che la succhiano lì
se lo pompano in pancia un bel sangue così
Buonanotte all’Italia che si fa o si muore
o si passa la notte a volerla comprare
come se gli angeli fossero lì
a dire che si
è tutto possibile
come se i diavoli stessero un po’
a dire di no, che son tutte favole

Buonanotte all’Italia che ci ha il suo bel da fare
tutti i libri di storia non la fanno dormire
sdraiata sul mondo con un cielo privato
fra San Pietri e Madonne
fra progresso e peccato
fra un domani che arriva ma che sembra in apnea
ed i segni di ieri che non vanno più via
di carezza in carezza
di certezza in stupore
tutta questa bellezza senza navigatore
come se gli angeli fossero lì
a dire che si
è tutto possibile
come se i diavoli stessero un po’
a dire di no, che son tutte favole

Buonanotte all’Italia con gli sfregi nel cuore
e le flebo attaccate da chi ha tutto il potere
e la guarda distratto come fosse una moglie
come un gioco in soffitta che gli ha tolto le voglie
e una stella fa luce senza troppi perché
ti costringe a vedere tutto quello che c’è
Buonanotte all’Italia che si fa o si muore
o si passa la notte a volersela fare…

LUCIANO LIGABUE