Ticchettio di ore

 
passate tra luci
e scure ombre
male e bene
si contendono
il primato
perdo il fiato
a trovarne
il capo celato
tra giornate
o le nottate
trascorse
a scacciare
pensieri neri
a immaginare
gai sentieri
da attraversare
rotolano sassi
posso inciampare
ma afferro l’arbusto
solido s’affaccia
dall’albero amico
riprendo a camminare
incerta nel procedere
ma certa di arrivare…

Antonietta Ursitti

Published in: on luglio 13, 2012 at 07:30  Comments (2)  
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Il cuore

 
Muscolo che non posso comandare,
brocca di vetro con pesce rosso
che gira in tondo ignaro del proprio destino,
dente malato che cade all’improvviso,
buco nel mio soffitto e piove ormai da ore.
Campana stonata che segue i suoi rintocchi
senza riconoscerli mai rassegnata,
pagina letta e riletta  da un vento troppo caldo,
fiato corto dopo una corsa inutile,
stanco e solo come chi nasce per essere unico
in qualunque posto del mondo,
il mio cuore.

Maria Attanasio

Published in: on luglio 2, 2012 at 07:44  Comments (3)  
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Distanze

Oscillante tra noi
è questa distanza incolmabile.

Non sono
al di là degli orizzonti
gli spazi terreni
E il tuo abbraccio nella notte
spezza soltanto un fiato gelido.

Resta indecifrata la mancanza…
questa cappa nera
che incombe sovente nella mia mente,
come un passerotto solitario
che inciampa nella tesa tagliola

Michela Turchi

Published in: on giugno 17, 2012 at 06:55  Comments (5)  
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Filastroccando in fil_affondo

Invaso parole e date
con terra di poco conto,
e invece delle rose
pianto un’altra croce,
che a farci l’abitudine
straccetti d’ossa un secchio,
e lego al palo il costo
per un altro mucchio.
E c’è chi canta maggio
seduto in una stanza,
chi invece disfa l’orto
dopo averlo sistemato.
Io fisso sempre un punto
ma il cielo non lo trovo,
slacciata nel mattino
mi offro al fiato e al vetro,
poi gioco con la luce
di una lampada a risparmio,
pensieri srotolati
mi montano la testa:

– e scatta la prudenza –

ma annegano sul fondo
ubriachi di malconcio,
si sedimenta il pianto
in un bicchiere vuoto.

Beatrice Zanini

Mi ascolto

É a notte della non deriva
quando friggono – i silenzi –
quando mutano – le stelle –
che io mi ascolto…

Voce, allora, arriva chiara.
Contro muro si fa palla,
fino ai bordi l’aria colma,
del respiro m’assicura.

E mi ascolto dentro l’ora
di felicità aggiustata
e non fiato, non rispondo
se non per dirmi ciao.

Aurelio Zucchi

Published in: on marzo 9, 2012 at 07:27  Comments (2)  
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Se potessi farmi carico

 
Se potessi
farmi carico del tuo dolore
lo disperderei al vento
e ti darei due ali al posto
delle spalle di piombo
voleresti azzurro
oltre la stupida ottusità della gente
saresti libero
nel fiato limpido del giorno
abbracciato e protetto
dal sole di verità
mio dolce bambino stregone
creatura innocente
orfana d’amore.

Roberta Bagnoli

(1° classificata al Concorso “Insieme nel Mondo” di Savona, 2011)

Published in: on febbraio 24, 2012 at 07:46  Comments (11)  
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L’ansia dei musicisti

 
Nel pomeriggio afono di voce
ricerco con vigore la chiave di volta
che mi lasci nel cuore tocco lieve
di sublime amore.
Tornerà l’equilibrio
nella stanza della musica
sarà melodia di sangue innamorato
che schizzerà improvviso sulla carta
e imbratterà il pentagramma di stupore
nel dolce fragore di note sciolte al sole.
Si accompagneranno le ore stonate
al fiato degli ottoni lucidati,
ci sarà posto per tutti su nei loggioni
e giù in platea danzeranno giovani emozioni,
si scioglierà l’ansia dei musicisti
negli applausi prolungati di calde mani.  

Roberta Bagnoli

Inverno

Pensieri rappresi
tra albe gelate,
figure ghiacciate
avvolgono l’aria,
si sente un latrare inciso
sulla corteccia del pioppo,
il fiato condensa parole
fumetti di labbra socchiuse,
il fiume bisbiglia sommesso
navigando a vista tra infide lastre,
il cerbiatto rovista col muso
annusando il rumore della primavera.

Lorenzo Poggi

Published in: on febbraio 11, 2012 at 06:57  Comments (9)  
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Dal soffitto

di stalattiti incombenti
e precise
il fiato si condensa eppure qui fa caldo
nella camera ad est
basta però non sporgersi a guardare
i rigori d’un forestiero inverno

starsene avvinghiati a sé stessi
sorretti a malapena dalle scarpe
traballa perfino il lavandino
appoggio
antiscivolo
verso

un attraversamento verticale
sublima il vomito e
quel ricadere goccia dall’alto
spartiacque dei polmoni
carica a manovella il cuore
fuori
appare tutto uguale –il viso—
ceramica pallida
se qualche verdefiore sullo sfondo
fosse d’azzuro
a inscriverlo in un tondo della Robbia
e l’immortale

Cristina Bove

Spalle al muro

Spalle al muro,
Quando gli anni, son fucili contro,
Qualche piega, sulla pelle tua,
I pensieri tolgono, il posto alle parole,
Sguardi bassi alla paura, di ritrovarsi soli.
E la curva dei tuoi giorni, non è più in salita,
Scendi piano, dai ricordi in giù,
Lasceranno che i tuoi passi, sembrino più lenti,
Disperatamente al margine, di tutte le correnti.
Vecchio,
Diranno che sei vecchio,
Con tutta quella forza che c’è in te,
Vecchio
Quando non è finita, hai ancora tanta vita,
E l’anima la grida e tu lo sai che c’è.
Ma se Vecchio,
Ti chiameranno vecchio,
E tutta la tua rabbia viene su,
Vecchio, si,
Con quello che hai da dire,
Ma vali quattro lire, dovresti già morire,
Tempo non c’è ne più,
Non te ne danno più …!
E ogni male fa più male,
Tu risparmia il fiato,
Prendi presto, tutto quel che vuoi,
E faranno in modo, che il tuo viso, sembri stanco,
Inesorabilmente più appannato, per ogni pelo bianco.
Vecchio.
Vecchio.
…………..
Vecchio…!!!
Mentre ti scoppia il cuore, non devi far rumore,
Anche se hai tanto amore, da dare a chi vuoi tu!
Ma sei vecchio.
Insulteranno Vecchio
Con tutto quella smania che sai tu,
Vecchio, si…
E sei tagliato fuori,
Quelle tue convinzioni, le nuove sono migliori,
Le tue non vanno più,
Ragione non hai più.
…………………..
Vecchio si …
Con tanto che faresti,
adesso che potresti non cedi perché esisti,
perché respiri tu

MARIELLA NAVA