Dialogo trapassato

da dove nasce l’indifferenza
o l’apatia delle persone?
nei circuiti viziosi di spazi
gelosi di non condivisione.
sospensione di tristezze e affanni
in uno stand/by
circonciso da ombre
irrisolvibili eppur miti
e cronicizzate.
crescite irrisolte nel tempo
in cui giovane diventi
(per testardaggine) martire di te stessa:
ti affidi al vuoto d’un angolo ancora caldo
da prosciugare di fioriture meste ;
venando risoluzioni oblique
[scomode]
ti stiri in abiti geniali di penosa illusione
eppur torchiata di appartenere
ad un genere che di “contatti” vuole
ancora imparare molto.
“Come stai?”
“Bene.”
“Rientrata, si?”
“Si. Ti disturbo?”
“No. Sto preparando il pasto.”
“Ok.”
E’ sbucciare in queste parole
il delirio del rapporto
perché l’indifferenza
è nel tono d’una voce
che non vuole ascoltare
(ha le risposte pronte).

No.
E’ nella deflagrazione
dello scoprire
sempre
con stupore
che l’egoismo è figlia
d’una educazione venale
[quando racconti quel posto
che non esiste più
___perché la morte l’ha portata via___].
non per questo da giustificare
se il primo passo
appartiene ormai
ad un indelebile trapasso.

Glò

Solitudine

Amica di tanti, imposta ai più, figlia di una società insensibile
e frettolosa.
Chi non ti conosce si sente al sicuro tra le tue braccia,
mai pensa che, incontrandoti anche solo per poco,
poi non ti lascia più, entra nel tuo labirinto, non trova
più l’uscita.
Tu porti ricordi lontani di una giovinezza che spesso
non c’è più, rivivi momenti a volte tristi, altri felici,
chi ti è compagna, spesso, cerca compagnia, discreta
senza pretese.
Qualcuno ti parla; altri ascoltano in silenzio il battito
del loro cuore.
Chi parla ti racconta il suo dolore, tu non puoi rispondere,
sei la solitudine.

Gianna Faraon

Primavera in auto (Gloria)

 
Lui accostava l’auto con una scusa e scendeva
Lei restava con i piedi scalzi sul cruscotto o fuori dal finestrino
o li abbassava e si girava a parlare con noi.
Lei, Gloria, ci portava i dischi smessi dal juke-boxe
i Beatles i Rolling Stones
avevo un’ossessione per Lady Jane e anche
un po’ per Mellow Yellow di Donovan
le ascoltavo sempre nel mangiadischi
Dolcissima un po’ sciancata
ma non me n’ero accorta
dal naso pronunciato alla Picasso
e la linea di eye-liner agli occhi
figlia del medico del quartiere dalla malafama
dove proliferavano piccola delinquenza e balere
che ascoltava del mio amore deluso
che mi insegnava i punti del corpo
in cui mettere il profumo mentre crescevo.
Poi lui tornava con un mazzo di margherite
o un ramo fiorito rosa o bianco – era primavera –
e lei d’impulso lo abbracciava.

azzurrabianca

La figlia di Iorio

FRANCESCO PAOLO MICHETTI – 1895

Published in: on marzo 16, 2012 at 07:27  Comments (2)  
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L’uomo nasce figlio di molte madri

che sia nel grembo protetto o al seno della madre attaccato
un imbranato che corre dietro la sottana della prima ragazza  
o dalle labbra di un bacio appeso.
che sia confuso davanti ad un altare scambiando le fedi e promesse
d’amore e tuttavia felice
o diventato padre si commuove mentre tra le braccia tiene un figlio suo

o al matrimonio di una figlia, affidandola ad un uomo che non sia lui
o settantenne magari che alla moglie borbotta le stessi frasi di una vita;
sposarti è stato la mia condanna; il caffè è pronto? la camicia stirata?
per poi prenderla dolcemente per mano mentre con lei passeggia e
dirle in silenzio guardandola che perderla sarebbe peggio di morire

egli rimane sempre un bambino.
è il bambino di tutte le donne della sua vita.

che si atteggi da strafigo facendo lo stupido con le altre
di aspetto colto e sicuro di uno in carriera o raffinato e gentile
d’altri tempi cavaliere
o uno di quelli che credono di poter tutto che giocano con altrui destini
a testa o croce.
che sia un poveraccio con il cuore nella mano e un sogno nel petto
che offre poesia e petali sbiaditi di rose finte
o il bastardo di turno uno come tanti che lascia il segno,  di chi  non ci si
può scordare

è uomo se tale soprattutto e spesso soltanto
dinnanzi a se stesso.

la fama, il potere, la forza, la ricchezza, nulla contano se poi
non raggiungono la fine prefissa, il vero intento;
conquistare lei che tutto possiede – la donna interamente, almeno
una sola volta –

non il suo corpo caldo, seducente, desiderato, abusato,
stuprato più volte da se stessa anche, né il suo cuore ferito,
spezzato, amato, donato, venduto persino da alcune

ma la mente sua
che genesi è di tutte le cose, caos e ordine, oblio e vita,
fonte di guerre e meraviglie

la mente di colei ch’è sempre in fuga di mistero in mistero
e tuttavia ferma
– perché figlia anche lei di quella imperfezione
che rende umani –
prigioniera a sua volta dell’inganno sottile della vita.

Anileda Xeka

Silvia Tassone

(x Silvia zilla4ever)

 
Seme poi piccolo fiore
piantato sulla terra dall’amore
hai sorriso alla vita ai giorni di sole
alla pioggia alla neve
a chi ti ha amato fin dal primo momento
e ti ha cullato per ogni pianto
tutta la notte ti ha cantato sulle labbra
mille ed una ninnananna.
Io ti ho incontrata per caso
e per caso ho scoperto che il dolore ti ha danzato
dentro addosso per tanto tempo
e poco è durato il tuo vivere
ma abbastanza per capire
che l’unica risposta vera è l’ Amore
perché noi sconfitti arresi alla malattia
possiamo per un momento
smettere di sentirci figli di un Disegno più grande
ma Lui, non smetterà di essere Padre
di fronte alla nostra presunzione.
Io ti ho vista nelle foto sempre sorridente
Zilla cara, alla vita come al dolore
sempre all’arcobaleno ed alla notte
e spero nel mio povero cuore
di avere un giorno la tua stessa certezza
di essere figlia dell’Amore per Amore.

Maria Attanasio

Per sempre

 
Per  sempre
mia figlia che ride
una giornata di sole a Gennaio
un attimo d’ispirazione
poesia nuova e vecchio dolore.
Per sempre
una fetta di limone nel tè
la ricerca riuscita di me
due occhi innamorati nei miei
mia figlia che prega
le poesie migliori nei giorni dispari
una casa sul Lago
un uomo fedele
o solamente buono.
Per sempre
la pace nel mondo
(come sono banale,
ma ancora ci credo)
una voce amica  al telefono
io molto innamorata
compassionevole
innocente come un bambino appena nato
o un pazzo qualunque.
Per sempre
parole in movimento
ed io che le raccolgo sottovento
io che mi raccolgo sottovuoto e fermo il tempo
io che mi rassereno e faccio tutto di meno
io che metto insieme i pezzi del mio piccolo cielo
io che riesco a sentire nella città
qualcosa di buono.
Per sempre
io che finalmente
comprendo il dono del perdono
e ritrovo volti e cellule del mio sangue
sparse per il mondo.

Maria Attanasio

Il mare racconta

Se non sei me, non puoi immaginare
l’assenza di paura in piena notte,
sia essa gelida e figlia dell’inverno
o soffocante in opprimente agosto.

Ho visto stelle correre al riparo
al sopraggiunger di maligne nubi
ed altre, a mo’ d’affascinanti donne,
spogliarsi d’ogni ultimo brillante.

Nei suoi tre giorni e nelle sue tre notti,
a Santiago ho fatto compagnia
mentre adescando il fiero nostro marlin
pescava invero il suo coraggio estremo.

Bonacce, è vero che ne ho mandate
ma il mio vecchio mai ha più saputo
di quanto ancora sono amareggiato
per le tempeste che non ho evitato.

Se mai qualcuno ti dovesse dire
che solo d’acqua sarei fatto io,
non annuire e sii anzi tentato
di venire a vedere la mia anima.

Aurelio Zucchi

Con occhi di fanciullo

Io ti guardo
mia ragazza
madre e figlia
donna e bimba
mentre corri
e t’affanni
dormi e pensi
lavi e scrivi
leggi e spazzi
e  vorrei sgravarti
fatiche
senza sapere che
tu stai sgravando me.

Tinti Baldini

Published in: on luglio 6, 2011 at 07:07  Comments (10)  
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Don Raffae’

Io mi chiamo Pasquale Cafiero
e son brigadiere del carcere oinè
io mi chiamo Cafiero Pasquale
sto a Poggioreale dal ’53

e al centesimo catenaccio
alla sera mi sento uno straccio
per fortuna che al braccio speciale
c’è un uomo geniale che parla co’ mmè

Tutto il giorno con quattro infamoni
briganti, papponi, cornuti e lacchè
tutte l’ore co’ ‘sta fetenzìa
che sputa minaccia e s’a piglia co’mmè

ma alla fine m’assetto papale
mi sbottono e mi leggo ‘o giornale
mi consiglio con don Raffae’
mi spiega che penso e bevimm’o cafè

A che bell’o cafè
pure in carcere ‘o sanno fa’
co’ a ricetta ch’a Cicirinella
compagno di cella
ci ha dato mammà

Prima pagina venti notizie
ventuno ingiustizie e lo Stato che fa
si costerna, s’indigna, s’impegna
poi getta la spugna con gran dignità
mi scervello e mi asciugo la fronte
per fortuna c’è chi mi risponde
a quell’uomo sceltissimo immenso
io chiedo consenso a don Raffae’

Un galantuomo che tiene sei figli
ha chiesto una casa e ci danno consigli
mentre ‘o assessore che Dio lo perdoni
‘ndrento a ‘e roullotte ci tiene i visoni
voi vi basta una mossa una voce
c’ha ‘sto Cristo ci levano ‘a croce
con rispetto s’è fatto le tre
volite ‘a spremuta o volite ‘o cafè

A che bell’ò cafè
pure in carcere ‘o sanno fa
co’ à ricetta ch’à Cicirinella
compagno di cella
ci ha dato mammà

A che bell’ò cafè
pure in carcere ‘o sanno fa’
co’ à ricetta ch’à Cicirinella
compagno di cella
precisa ‘a mammà

Qui ci stà l’inflazione, la svalutazione
e la borsa ce l’ha chi ce l’ha
io non tengo compendio che chillo stipendio
e un ambo se sogno ‘a papà
aggiungete mia figlia Innocenza
vuo’ marito non tiene pazienza
non chiedo la grazia pe’ me
vi faccio la barba o la fate da sé

Voi tenete un cappotto cammello
che al maxiprocesso eravate ‘o chiù bbello
un vestito gessato marrone
così ci è sembrato alla televisione
pe’ ‘ste nozze vi prego Eccellenza
mi prestasse pe’ fare presenza
io già tengo le scarpe e ‘o gillè
gradite ‘o Campari o volite ‘o cafè

A che bell’ò cafè
pure in carcere ‘o sanno fa’
co’ à ricetta ch’à Cicirinella
compagno di cella
ci ha dato mammà

A che bell’ò cafè
pure in carcere ‘o sanno fa
co’ à ricetta ch’à Cicirinella
compagno di cella
precisa ‘a mammà

Qui non c’è più decoro le carceri d’oro
ma chi l’ha mi viste chissà
chiste so’ fatiscienti pe’ chisto i fetienti
se tengono l’immunità

don Raffaè voi politicamente
io ve lo giuro sarebbe ‘nu santo
ma ‘ca dinto voi state a pagà
e fora chiss’atre se stanno a spassà

A proposito tengo ‘no frate
che da quindici anni sta disoccupato
chill’ha fatto quaranta concorsi
novanta domande e duecento ricorsi
voi che date conforto e lavoro
eminenza vi bacio v’imploro
chillo duorme co’ mamma e co’ mmè
che crema d’Arabia ch’è chisto cafè

FABRIZIO DE ANDRÉ