La lista dei profumi

 
La lista dei profumi non è più facoltativa,
se l’uno dovrai sapere di rose
il quindici ti forniremo di tabacco e catrame e zolfo e marmellate acide
mentre alla fine del mese sarai tu a fornirci di sangue
                                                                                     dagli occhi.
Le lavanderie automatiche ripuliranno il tuo viso
facendoti rotolare come una gallina prima che le venga spezzato il collo.
.
Prima però, amore, voglio dirti che verrò a bere dalle piccole rughe delle tue mani
dove decollano pesci volanti e tappini rossi delle penne rosse
e ti dirò che sei la figura perfetta della visione
la perforazione di una stella attraverso la vena
il sangue di cristo
l’universo in miniatura
una gabbia per uccelli
divelta
           su una spiaggia occidentale.
.
Ma dal momento che la lista dei profumi non è più facoltativa
credo che farò di tutto per non morire prima del prossimo secolo
non posso permettere a queste stupide forze invisibili di separarci
che vengano pure a prendere dai miei occhi il sangue colorato degli dei
che mi strappino dal collo la pelle
per le loro borsette aziendali
che distribuiscano parti del mio pene dalle macchinette automatiche
che si prendano anche il mio cuore nero per far accendere le luci
dei casinò
io (se non mi avranno già strappato la lingua per farci linguette per le scarpe)
griderò che sono venuto con le peggiori intenzioni:
.
VENGO PER L’EUCARISTIA ED IL DISARMO!!!
.
Scusami amore se non sono ancora venuto tra le tue labbra di sotto
e se non fossi uno sbandato sarei una stella
credo che questi assassini della lista dei profumi
non abbiamo ancora capito
che tremo ancora quando tento di amare – e chi dovrebbero ammazzare? Me?
.
Siamo venuti. L’uno su l’altra.

Massimo Pastore

Il mio corpo, la mia figura invecchiano

è una ferita d’orrido coltello.
Io non so sopportare. E a te mi rivolgo
Arte della Poesia, che un poco sai di farmaci,
e del dolore una narcosi tenti
nella parola e nella fantasia.

E’ una ferita d’orrido coltello.
Oh, rècami i tuoi farmaci, Arte della poesia,
che inavvertita rendono, per poco, la ferita.

KONSTANTINOS PETROU KAVAFIS

Il mediocre

Vive all’ombra della gente,
non esprime i suoi pensieri,
e non si schiera apertamente

I discorsi ? Sempre e soli…
imperniati vagamente

Una figura inesistente!

Un vero scendiletto nel lavoro
e tutto ciò…
per la pacca sulla spalla
del diretto superiore

La strategia è vincente
e continua…
la sua ascesa coi parenti

Ecco, allora, che
porta il cane della moglie
a far la piscia nel giardino
le faccende di casa,
e tutto il resto un suo dominio

Esso ambisce che nel letto,
a chiusura di giornata,
per la grossa faticata
ci sia la giusta…
ricompensa meritata

Ma , lei è stanca,
le sue chances
le ha già spese stamani…
con l’amante,
e…
allora gli consente
in via del tutto eccezionale,
e solo per un attimo…
di fargliela guardare

Ciro Germano

Se sai che vuol dire

odiare,
hai mai odiato
l’Amore
quello che rima
con fiore e cuore?
Sai che vuol dire
sentire
di non meritare
di sentirlo
di non meritare
di poterlo rubare
e insieme
che sia una figura
così lontana
e così piccola
che nemmeno merita
il tuo interesse?
Capisci quanto sembri
non umano
odiare l’amore?

Nicole Marchesin

Published in: on aprile 13, 2012 at 06:57  Comments (3)  
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Dopo una separazione

Sto cercando di rimuovere il grigio,
brandelli di vecchie tappezzerie
restano attaccati come
croste residue
di un male feroce

Se provi a rimuovere le croste
la carne ferita ancora risanguina,
ogni volta, crudele, il dolore
riaffiora e la memoria non muore.

Con le unghie non vale graffiare
la crosta pesante,
il dolore è presente ancora,
forse solo più pallido
ma col ghigno maligno si appropria
del tuo pensiero costante.

Non vale sovrapporre
altra tappezzeria, magari fiorita
o di color più brillante,
il grigio permane e soffocante
vanifica il desiderio di restauro.

Forse sarebbe la soluzione migliore
gettar della calce su quel muro graffiato,
riempire gli spazi e bruciare le attese,
colmare i solchi e ripianar le fessure.

Una bianca parete di nuovo
pulita e spianata
potrebbe far sempre la sua bella figura!

Anna Maria Guerrieri

Il canto della sirena

Sottile e increspato
o dolce creatura
lontano ho viaggiato
e non conosco paura
di terra, uomo, cielo
ne ho visto le forme
dagli occhi ho tolto il velo
nel sentiero le mie orme.
Ma quale voce potente
seta, roccia, mai uguale
che nessun mortale sente
e così vera appare
muta, brillante lama
di sole nel temporale
luccica, è di squama
o miraggio del male?
Canta, nascosta al giorno
guidami nell’oblio
perchè è da questo mondo
che desidero l’ addio,
non morte, nè dolore
cullami nelle tue note
mostrami l’ amore
nelle mie stanze vuote,
ma non siano di rabbia
i versi tuoi sublimi
e coprirò di sabbia
coloro che per primi
hanno scorto tra le onde
una figura misteriosa
che fugge tutte sponde
e di creder non si osa
e la mia sarà certezza
di tenerti sopra i flutti
e con semplice carezza
cancellare ciò che tutti
han voluto che tu fossi
solo voce, niente corpo
perchè dall’ invidia mossi
e grazie a te io son risorto
e te guardo, tu sei vera
e i miei giorni potrai cantare
ma ricordati alla sera
non ti lascerò più andare.

Gian Luca Sechi

Nymphaea lotus

Segretamente vivo la verità dei pesci
un mondo dove l’acqua mi regge
e il tempo è niente.
Un mondo dove il solo perimetro è un’ellisse
e come una clessidra sei tu
quando mi vieni, con la mia tazza della domenica
e un ulivo.
A dirmi che una bella figura faccio ancora,
e che restarmi addosso sa di ciliegie al sole.

Massimo Botturi

Published in: on aprile 1, 2011 at 07:08  Comments (6)  
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Banchina Crocelle


Quel bambino ribelle,
che correva giù al mare,
alla banchina Crocelle…
a guardare le stelle
Le stelle marine…
e la vita sommersa,
che risaliva la china,
delle barche a riposo,
dei pescatori in attesa
dell’alba seguente,
e…
una figura di mamma,
preoccupata e ansimante,
che da lontano chiamava,
quel bambino ribelle…
che dal ciglio, era intento …
a guardare le stelle

Ciro Germano

Mai più!

Sentivo intorno
un mormorio di attesa
sospesa, immaginavo
il tuo ritorno.
Quarantacinque anni,
volati via nel vento
cosa contava il tempo!
I miei occhi hanno colto
là in fondo a un corridoio
quale casa non so
la tua figura,
fra un via-vai di folla
più giovane però.
Ti sono corsa incontro
tutto il dolore ho sciolto
contro il tuo petto;
neppure il tempo
di posare le rose che hai portato
credo, per me!
Si cancella il passato,
forse c’è
ancora un’ occasione
alla tua vita, alla mia?
Tendo le braccia d’edera
cingo il tuo collo
e stretta mi ci avvinghio
per non farti andar via
mai più.
Poi, come fu?
Un’emozione così forte e intensa
un’onda di marea
mi ha risvegliato
lasciandomi negli occhi e sulle labbra
un umore salato.

Viviana Santandrea

Il torrente

Mi sono acciottolato sul greto
per veder passare la storia
d’un vecchio tronco senza memoria.

Mi sono spinto nell’acqua
a cercar le orme trasparenti
di pellegrini d’altri tempi.

Mi sono affacciato dal ponte
sporgendomi quasi a toccare
le mani gelide del torrente.

Ho cercato una figura amica
che mi venisse incontro

per portarmi via.

Ho sentito il soffio d’una carezza
e un’occhiata lunga
trasportata dalla corrente.

Lorenzo Poggi

Published in: on gennaio 12, 2011 at 07:14  Comments (3)  
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