Violino antico

Suonava per la via il suo violino antico,
magico strumento reso scuro dal tempo.
Antiche, straniere e struggenti armonie
fluivano nell’anima mia portate dal vento.
Le agili dita sulle tese corde danzavano,
il capo ondeggiante, gli occhi socchiusi,
cercar pareva nella mente melodie
che scese dal cielo i cuori riempivano.
Disegnava nell’aria magiche figure
quell’arco da maestra mano guidato,
viaggiarono ascoltate nel tempo, ballate
in notti dall’odore di tizzone bruciato,
nel profumo di candele in sale fastose,
nel momento di tregua di un povero soldato,
nelle feste gitane sulle vie polverose,
accarezzando il cuore delle novelle spose.
Al tempo sopravvisse quel magico liuto,
simbolo è la musica di arte immortale.
Da quante mani fu suonato, posseduto
e quante mani ancora, dopo l’avranno.
Piccolo, grandioso strumento d’armonia,
tra mille mani perpetuerai il tuo viaggio,
è tuo destino suonar di tristezza e allegria
con nuovi padroni dal cuore randagio.
È questo che pagherai come ovvio tributo,
da un uomo sei nato e con lui hai vissuto.
Scivola nell’aria una malinconica sinfonia,
vola lasciando dietro struggente traccia,
si allontana da me cercando un’altra via
oppure un’assolata e solitaria piazza.

Claudio Pompi

Inverno

Pensieri rappresi
tra albe gelate,
figure ghiacciate
avvolgono l’aria,
si sente un latrare inciso
sulla corteccia del pioppo,
il fiato condensa parole
fumetti di labbra socchiuse,
il fiume bisbiglia sommesso
navigando a vista tra infide lastre,
il cerbiatto rovista col muso
annusando il rumore della primavera.

Lorenzo Poggi

Published in: on febbraio 11, 2012 at 06:57  Comments (9)  
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Chattare e…fantasticare

La fantasia è di rigore
in questo gioco curioso;
una moltitudine di anime
lo rende gioioso.

I nomi son bizzarri,
a volte un po’ matti,
è un circolo aperto
dai magici effetti.

Appaiono,
e scompaiono
le figure d’estranei,
ma ti senti attratto
da alcune…
le senti vicine.

Sei calamitato
dal video,
e da questi soggetti,
che, certo, di molti
non vedrai mai il volto

Rimarrà solo il ricordo…
del magnetismo,
nato dalla realtà…
dell’astrattismo

Ciro Germano

Il tessitore

Ripasso la trama,
rintreccio l’ordito,
fornisco armatura
alla tela di lino;
dono vigore
a drappi di raso.

Mescolo fili
di tinte distinte.
Offro più tono
alla stoffa pregiata,
rivesto di nuance
gli sguardi in velluto.

Invento disegni
di segni mai visti,
per indisiare
nuove figure,
per concepire
ricami preziosi.

Tesso e ritesso,
i licci danzanti
col filo in viscosa
di morbida mano.

Tesso e ritesso,
la navetta
incerata,
genero e filo
denari e discorsi,

Traccio e ritaglio,
la maschera in seta
e affronto passanti,
passerelle ed astanti

Flavio Zago

Nel chiostro

Fiori ed erbe rare
coltivate con cura
teneri germogli di meditazione
mortificazione del corpo
esaltazione dell’anima
concimata col pentimento
annaffiata con la penitenza.
Intorno ad un pozzo
passi lenti di sandali
consumati dagli anni
passati a levigare ciottoli
antichi come il tempo
Figure scure nel chiostro
bisbigliano sussurri
pronunciando preghiere
nel silenzio assoluto.
Tocchi di campanella
a richiamar le ore
sofferte in umiltà
e mani giunte
a raggiungere un cielo
sempre troppo lontano.

Sandro Orlandi

Al torrente

Riflessivo, paziente
attende,
il pescatore del ricordo.
Maestro di rivi,
bello di solitudine,
riemerge umide figure.

Sul ballatoio crepato
gerani spiumati e
il balletto spirato
di calzini bucati,
sciorinati in parata.

Giorni fanciulli
decantano miti
di riti di elfi,
nell’albero cavo
sulla tana del tempo.

Il potere assoluto
un caco verde
caduto, fra tanti
e scagliato
al nemico stregato

Verità smarrite,
cantilene sbiadite
in minuetti lontani,
confuse
nelle nebbie
dei rimpianti.

Ripone ora la canna,
il pescatore.
Ritorna.
Riveste il presente
per non perdersi,
come vorrebbe,
tra alluci al vento,
tra rami di pruni,
suoi dedali d’allora

Flavio Zago

Adagio

Adagio van le nubi in ciel, silenti
e con le lor movenze fantasiose
affrescano l’azzurro coi sapienti
disegni di bambagia… E sono ariose

figure di animali sorprendenti,
di personaggi, o di svariate cose,
che durano soltanto dei momenti,
ché a quell’artiste tant’assai estrose

un soffio giunge, e il quadro si scombina,
sfilaccia, fugge…e vanno a almanaccare
per disegnare un’altra figurina,

e poi un’altra, e poi un’altra ancora
finché c’è chi con loro sa sognare,
finché pian, piano, il cielo si scolora…

Armando Bettozzi

Published in: on gennaio 13, 2011 at 07:30  Comments (5)  
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Natale

Natale. Guardo il presepe scolpito,
dove sono i pastori appena giunti
alla povera stalla di Betlemme.
Anche i Re Magi nelle lunghe vesti
salutano il potente Re del mondo.
Pace nella finzione e nel silenzio
delle figure di legno: ecco i vecchi
del villaggio e la stella che risplende,
e l’asinello di colore azzurro.
Pace nel cuore di Cristo in eterno;
ma non v’è pace nel cuore dell’uomo.
Anche con Cristo e sono venti secoli
il fratello si scaglia sul fratello.
Ma c’è chi ascolta il pianto del bambino
che morirà poi in croce fra due ladri?

SALVATORE QUASIMODO

Dolcezza solitaria

Battiti di ali diafane,
nel cuore, azzurre
d’oro cerule, che tentano
d’uscire salire su coi venti
nei cieli iridescenti.

I miei pensieri:
come luci che sfolgorano
fantastiche, di sùbito
si spengono in nubi:
a fiocchi, arabeschi
variopinti, abbozzi
di paesaggi immaginari,
castelli in fiamme,
forti diroccati, onde
azzurrine cerulo-crinite,
montagne nere aureolate
d’oro, chiome bionde
d’angeliche figure,
mostrichimere, bianche
mareggiate, pallide
iridescenze del tramonto.

I miei pensieri:
come tremule verdi
gemme che non daranno fiore.
Come crisalidi iridate
che non avranno mai
metamorfosi. Così…
Sono effimeri sogni
come quelle nubi
che affollano lo spirito,
cullandosi sull’ali d’un’estatica
dolcezza solitaria.

Paolo Santangelo