Miracolo

Andava da Betania a Gerusalemme,
oppresso anzi tempo dalla tristezza dei presentimenti.
Un cespuglio prunoso sull’erta era riarso,
su una vicina capanna il fumo stava fermo,
l’aria era rovente e immobili i giunchi
e immota la quiete del Mar Morto.

E nella sua amarezza che contendeva con quella del mare,
andava con una piccola folla di nuvole
per la strada polverosa verso un qualche alloggio,
in città, all’incontro coi discepoli.

E così immerso nelle sue riflessioni
che il campo per la melanconia prese a odorare d’assenzio.

Tutto tacque. Soltanto lui là in mezzo.
E la contrada s’era abbattuta nel sonno.
Tutto si confondeva: il calore e il deserto,
e le lucertole e le fonti e i torrenti.

Un fico si ergeva lì dappresso
senza neppure un frutto, solo rami e foglie.
E lui gli disse: «A cosa servi?
Che piacere ne ho della tua rigidità?

Io ho sete e desiderio, e tu sei uno sterile fiore,
e l’incontro con te è più squallido che col granito.
Oh, come sei increscioso e inutile!
Resta così, dunque, sino alla fine degli anni. »
Per il legno passò il fremito della maledizione
come la scintilla del lampo nel parafulmine.
E il fico fu ridotto in cenere.

Avessero avuto allora un attimo di libertà
le foglie, i rami, le radici e il tronco,
le leggi della natura sarebbero potute intervenire.
Ma un miracolo è un miracolo e il miracolo è dio.
Quando siamo smarriti, allora, in preda alla confusione,
fulmineo ci raggiunge di sorpresa.

BORIS LEONIDOVIČ PASTERNAK

Bellezza

 
Dolce astrazione che
inaspettata giungi
a carpirci i sensi;
talvolta nuda
ti mostri e ingenua
oppure scaltra
con artifici, gesti
o con parole
vario è il fattore
in cui ti manifesti.
Prendi i cuori e li accendi,
doni ad alcuni
tutto il tuo splendore
ad altri solo
una dolcezza amara.
Prodiga oppure avara
vieni e accarezzi
la nostra esistenza
lo spazio di un mattino
mentre già te ne vai.
Ma la tua vera essenza
la sveli al sorgere
di ogni creatura:
sta racchiusa
in quell’attimo
nel bocciolo che schiude
nel primo raggio,
nel tenero stupore
di ogni piccolo nato;
solo lì intatta e pura
lì,  sei principio e fine
tu, la chiave di volta del Creato
è per te che noi siamo.

Viviana Santandrea

Il ritorno del sole

Da troppo tempo aspettavo quel ritorno,
al silenzio delle sensazioni ha posto fine,
ad un concerto di nuova vita ha dato inizio.
Aspettavo quel caldo abbraccio come di chi
troppo tempo è stato lontano da chi l’ama.
Posa il suo raggio sul fasciame di una barca
sull’arenile adagiata come animale che dorme.
Lentamente nell’aria si spande il profumo
del legno dal mare corroso, del ferro di scalmo
di salsedine adorno.
È il profumo del sole che il mare risveglia.
Nell’ora più alta dei panni stesi a lui offerti
come saluto, libera il profumo di pulito,
libera dalla finestra aperta l’odor di cucina
che il desinare prossimo annuncia.
Posa il suo raggio sul prato e dell’erba,
di questa torni a respirar l’essenza.
Si posa sui miei occhi chiusi d’amante
che della sua carezza gode e la sua forza sfida.
Si posa lieve sulla pelle di lei ed il profumo
di questa respiro senza guardarla.
Tutto intorno è dolce calma e di parlar piano
hai voglia per non turbare quel primo incanto.
Meraviglioso giorno per tornare alla vita,
giorno ideale per salutar la stessa con un addio
scritto nel sole con un suo raggio.

Claudio Pompi

Big Crunch Apocalypse

I

Primo
Creatore
Mente
fulgida, viva,
sempre pensa
alla nostra stanza
d’aspettativa.
Senza dolore,
senza
sentimenti, lucida,
fredda.
.
E vive,
in atàvico
del passato
il ricordo,
della fine
il futuro.
.
Termini umani
per la descrizione
mai ci saranno:
solo . . . pensieri.
Dell’ apocalittico
ritorno:
.

II
.
Rosso
e tanto
più fugace, quanto
più atroce.
Rimbombo
fino a squarcio
di udito.
Disintegrato
umano
in solo istante.
.
Macro risucchio
nella notte,
il Caos:
.
Spasimo
fuggente che ritorna
nel nero opaco
d’ eterno d’ infinito
finito.
.

Implosione
orrenda, continua
e ciò che era

il nostro
Universo
si restringe, si imprime
e con il tutto
atrocemente
assembla
uomini e cose,
case, mare e montagne
coi cieli e con le stelle
e tutte
le galassie
lontane insieme
in unico, infinitesimo
pesante,
tra quàsar e pùlsar,
senza
distinzione
tra la materia
e la luce . . . :
.
III
.
Invisibile,
greve,
pesante,
si riaffaccia
in altra
Dimensione
ed ecco . . .
.
l’ inimmaginabile
Esplosione . . .
.
Nel Nuovo,
di Nuovo,
col Nuovo,
Cosmo ancòra,
galassie
stelle ed altri
mondi:
nuova,
divisa da Materia,
vivida Luce . . .
.
IV
.
Nel Silenzio
spande –
d’ un colpo annichilando
la particella in sé
e trasformando massa
in energia –

Fuori dal Nuovo
ecco,
la Mente,
Fulgido evento
di pensiero
puro
.
in ricomposta ripetuta
stanza d’ aspettativa,
senza dolore,
senza sentimenti d’ uomo,
lucida,
fredda
senza
speranza –
.
E PLURIBUS
UNUM
ed al Tutto
Niente –
.
di cambiare,
magari in meglio,
di tutti gli Esseri
la Vita.

Paolo Santangelo

Quello che le donne non dicono

Ci fanno compagnia certe lettere d’amore
parole che restano con noi,
e non andiamo via
ma nascondiamo del dolore
che scivola, lo sentiremo poi,
abbiamo troppa fantasia, e se diciamo una bugia
è una mancata verità che prima o poi succederà
cambia il vento ma noi no
e se ci trasformiamo un po’
è per la voglia di piacere a chi c’è già o potrà arrivare a stare con noi,
siamo così
è difficile spiegare
certe giornate amare, lascia stare, tanto ci potrai trovare qui,
con le nostre notti bianche,
ma non saremo stanche neanche quando ti diremo ancora un altro “si”.
In fretta vanno via della giornate senza fine,
silenzi che familiarità,
e lasciano una scia le frasi da bambine
che tornano, ma chi le ascolterà…
E dalle macchine per noi
i complimenti dei playboy
ma non li sentiamo più
se c’è chi non ce li fa più
cambia il vento ma noi no
e se ci confondiamo un po’
è per la voglia di capire chi non riesce più a parlare
ancora con noi.
Siamo così, dolcemente complicate,
sempre più emozionate, delicate,
ma potrai trovarci ancora quì
nelle sere tempestose
portaci delle rose
nuove cose
e ti diremo ancora un altro “si”,
è difficile spiegare
certe giornate amare, lascia stare, tanto ci potrai trovare qui,
con le nostre notti bianche,
ma non saremo stanche neanche quando ti diremo ancora un altro “si”

ENRICO RUGGERI

Notte strana

Sono alla fine del secondo pacchetto,
e forse ne fumerò altre ancora
in questa notte strana che di me
non ne vuole sapere.
Vorrei viaggiare nei sogni che
mi vedono vittima e carnefice,
coraggioso e impaurito.
Questa è una notte strana amica mia,
silenzio ideale per nuova poesia,
pensare a te che lontana mi pensi
e mi scacci.
Pensiero leggero e ingombrante,
essenza di incertezza per te
Notte strana che non vuole essere
nè madre ne culla
Sono fuori dal mondo che aspetto
ogni sera per fermare la morte
che ogni giorno mi entra negli occhi,
nelle orecchie che ha voce di donna,
pianto di bambino, disperazione
di uomini senza patria, senza lavoro.
Maledetta notte che mi ha chiuso fuori
negandomi il suo onirico abbraccio.
Dorme il mio cane sulla poltrona,
ha il muso sereno di chi di una carezza
gioisce, sogna le corse sui prati
chissà se il tuo lume ha smesso di brillare,
se anche tu hai cominciato a sognare
notte strana la mia, dormi tu , dorme
il mio cane…svegli restiamo io e …
questa notte infame.

Claudio Pompi

L’uomo nasce figlio di molte madri

che sia nel grembo protetto o al seno della madre attaccato
un imbranato che corre dietro la sottana della prima ragazza  
o dalle labbra di un bacio appeso.
che sia confuso davanti ad un altare scambiando le fedi e promesse
d’amore e tuttavia felice
o diventato padre si commuove mentre tra le braccia tiene un figlio suo

o al matrimonio di una figlia, affidandola ad un uomo che non sia lui
o settantenne magari che alla moglie borbotta le stessi frasi di una vita;
sposarti è stato la mia condanna; il caffè è pronto? la camicia stirata?
per poi prenderla dolcemente per mano mentre con lei passeggia e
dirle in silenzio guardandola che perderla sarebbe peggio di morire

egli rimane sempre un bambino.
è il bambino di tutte le donne della sua vita.

che si atteggi da strafigo facendo lo stupido con le altre
di aspetto colto e sicuro di uno in carriera o raffinato e gentile
d’altri tempi cavaliere
o uno di quelli che credono di poter tutto che giocano con altrui destini
a testa o croce.
che sia un poveraccio con il cuore nella mano e un sogno nel petto
che offre poesia e petali sbiaditi di rose finte
o il bastardo di turno uno come tanti che lascia il segno,  di chi  non ci si
può scordare

è uomo se tale soprattutto e spesso soltanto
dinnanzi a se stesso.

la fama, il potere, la forza, la ricchezza, nulla contano se poi
non raggiungono la fine prefissa, il vero intento;
conquistare lei che tutto possiede – la donna interamente, almeno
una sola volta –

non il suo corpo caldo, seducente, desiderato, abusato,
stuprato più volte da se stessa anche, né il suo cuore ferito,
spezzato, amato, donato, venduto persino da alcune

ma la mente sua
che genesi è di tutte le cose, caos e ordine, oblio e vita,
fonte di guerre e meraviglie

la mente di colei ch’è sempre in fuga di mistero in mistero
e tuttavia ferma
– perché figlia anche lei di quella imperfezione
che rende umani –
prigioniera a sua volta dell’inganno sottile della vita.

Anileda Xeka

Davanti allo schermo

Ecco ! Ora entro
col pseudonimo di sempre.
Saluto, per prassi,
la marea virtualmente
qualcuno, alquanto,
risponde celermente,
gli altri, tra loro,
a parlar animosamente

I nomi sono strani
bizzarri ed arcani,
molti inventati, volgari
o alludenti rappresentanti
la multi specie festosa,
costituita da gente sana,
ma anche mostruosa

I dialoghi si aprono
con grande fervore,
i racconti son tanti…
molti espressi col cuore.

Occorre la sensibilità
d’intravedere il soggetto,
per poi intraprendere
gli argomenti oggetto.

Le discussioni
procedono per ore,
si conversa su tutto,
dalla famiglia al lavoro

Tra persone cortesi
si stabilisce l’intesa,
e l’amicizia, a volte,
si trasforma in amore:
bella la chat …
se questo è il suo fine.

Ma, la cosa che odio,
e che più mi ripugna
son coloro…
che entrano mirati
col sesso in pugno :
i maniaci perversi,
e le ninfomani di turno…
pronti a dar sfogo
ai loro complessi interiori
davanti allo schermo…
con immenso squallore

Ciro Germano

Magari domani

Volesse il cielo in un futuro
certo che mi farebbe piacere
fare un po’ di baccano

Svegliare tutti gli amori addormentati
e osservarli abbracciarsi
senza alcun fine
se non l’amore di cui son fatti

Intravederli poi salpare
dal porto dove son nati
per arrivare in mezzo al mare
ed affogare il tempo che …..

che son stati lontani

E poi la notte non più quella nera
e stanca la solitudine
solo un ricordo

e di quel fiore secco
che è rimasto
si chiuda il diario delle pene

Sicuro di vederli
finalmente
come stelle brillare

Pierluigi Ciolini

Published in: on febbraio 12, 2012 at 07:15  Comments (7)  
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