Tramonto autunnale

I pensieri vanno e vengono
come nuvole gonfie e nere
nel cielo pallido e grigiastro
di questo giorno dicembrino.
Raggi di luce rosa
saettano come strali,
e vibranti salutano
i monti austeri
e l’amico mare.
Il sole sembra divertirsi:
si nasconde dietro una vermiglia
nube carica di pioggia.
I pensieri vanno e vengono
con il vento di libeccio
che s’aggira virulento
tra le siepi e le piante;
schizza gocce irrequiete
d’acqua tiepida
su terrazze, finestre e strade.
I pensieri vanno e vengono
tra i celesti lontani squarci
che combattono con le nuvole
e si beano di rosea luce.
La sera scende a poco a poco
tra bagliori che si spengono
ed ombre che s’accendono.
I pensieri vanno e vengono
nella solitudine mia serena,
nella pace della mia sera.

Nino Silenzi

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Dolore

ho chiuso le finestre perché sentivo freddo
che l’inverno abbia anticipato il suo arrivo
precedendo persino l’autunno?
dormivo forse mi dico, o sto dormendo.

la bambina dell’ombrellone accanto gridava:
mi bruciano i piedi
credette che la sabbia fosse una specie
di drago dormiente e se svegliato

ti scagliava a raffica le sue mille lingue
di fuoco invisibili.

Anileda Xeka

Published in: on giugno 6, 2012 at 07:49  Comments (3)  
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Io trasporto

 
Un terremoto di alfabeti monchi
di consonanti disadorne
di vocali affilate come lame di amore denutrito
mentre muori parafrasando arcobaleni miopi
e giumente negre…
bella, Lou, annegata nella melma dell’etica e dei narcotici
con i piedi intinti nel colore blu per lasciare tracce di cielo
sui pavimenti bianchi dello spaccia angelo bianco degli elettro fans ,
shock di paradisi ampere
shock di dormitori anoressici
shock di elettroshock eterosessuale
sperimentazione artistica
osso
per i cani…
i buchi che hai nelle braccia lasciano presagire brandelli di materiale cosmico
e detriti di occidente denuclearizzato,
oh, Lou, che passasti da monastero a bordello a portaombrello a corsia d’emergenza
in turbo barella priva di freni e sterzo e navigatore stellare
lucidando cappelle mostruose in vagoni merci del cuore
deglutendo sconfitta abbassando mutande e detergenti intimi e poeti post bellici
cantatori dei tuoi seni cannibali cresciuti tra allevamenti in gabbia
tra luce calda e scimmie di stagnola
Lou, divulgatrice delle finestre cieche e degli amplessi sottomarini
Lou, stelo bucato
trapassato remoto
trapassata
dai mille aghi muti
                                di dio.
Non ci si può liberare dal tuo odore, dalla tua biblioteca di profumi segreti,
vorrei dormire ogni notte nell’accogliente grotta della tua anima
e danzare come una bestia affamata grammo dopo grammo liberandoti le vene
e sfiorare la tua schiena,
Lou,
         dove ogni neo è il capitolo di un bacio.

Massimo Pastore

Esegesi di un amore

e dai…
trasciniamo ancora un po’
il discorso razionale
sulla linea di confine
dove al di là di questo
le parole saprebbero far male
…un turbine pazzia nei pensieri
delle parole prigionieri…
ma per fortuna alle stanze chiuse si aprono le porte
alle finestre si cavano le sbarre
ai giardini si svellano le erbe
e dai balconi ci si aspettan tuffi in mare
poi, per parlar con te,
da tutto questo grande amore
liberato da impressioni irrazionali 
in fretta rubate alle parole
non mi resta in mano 
appesantita
che un sottile dizionario amaro…

Enrico Tartagni

Ritorno nell’anima

Pareti di stanze vuote e disadorne
dove eco di voci ancor si propaga,
luce che filtra da finestre socchiuse,
rumori di emozioni che restano fuori.

Ora come non mai odo i miei passi
in questo strano silenzio che pare
di esistenza conclusa senza ragione.

È come se il tempo si fosse fermato
dopo esser fuggito verso altra vita,
come se stanco fui di veder me stesso,
la mia ombra sempre uguale.

Accarezzo ora quelle bianche orme
sulle pareti graffiate, tracce di foto,
quadri di paesaggi vissuti, immagini
disperse di poesia che a fatica ricordo.

Bianco disegno di un mobile antico,
lì c’era il mio cuore, rifugio segreto
dei miei pensieri che lasciai e persi
lasciandoli morire d’abbandono

Colori sbiaditi di un tempo sereno,
per sempre perduto ed ora rimpianto,
rimorso per non aver capito e preso
quel che quel tempo mi aveva donato.

Vedo ora la mia ombra farsi più lunga
nel sole che impietoso su di me tramonta,
sfioro invano quel che non è più, scorre
piatta e senza pieghe sulle pareti vuote.

Esco tristemente da quella casa antica
che fu l’anima mia più bella.
l’ombra mia si contorce in giochi deformi
prima di darsi alla notte che rapida avanza.

Mi troverà in quest’anima di dolore colma,
piena di illusioni e di colpe che sono crepe,
piena di pesanti incertezze senza luce.

Claudio Pompi

Sole

Sole scalda il mio cuore
che ha freddo
scalda parole
che non riesco più a dire
scalda l’aria
che ha alzato nebbie grige
riempi di colori
sensazioni
che non riesco più ad afferrare
illumina il mio viso
rigato di lacrime
asciugale, soffia
un alito di primavera
sciogli le porte di ghiaccio
apri finestre frantumate
illumina la strada da percorrere.

Maristella Angeli

Il giorno

.
Grigia
statica facciata
incisa
da finestre cuneiformi
oltre
gli angoli acuti
la rotondità
del Sole.
.
Graziella Cappelli
.
Published in: on marzo 19, 2012 at 06:54  Comments (14)  
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Si nasce ciechi

Le foglie grinze,
quel forte odore d’azzurro
masticato in silenzio
nell’alba del morire.

Si nasce ciechi
eppur sappiamo già
i capezzoli dell’immenso.
E ci si insegna, poi,
a dimenticarsi l’un l’altro
appena il chiodo sfiora il legno.

Quale musica se non che il tedio
vestito a festa
spesso troviamo indenne
tra le righe passe ?!

Se sarò amico
non ditelo alle finestre,
fatene unguento per i feriti dall’ovvio,
per le colombe storpie,
i passeri a cui strappiamo
le ali.

Stefano Lovecchio

Noi siamo briciole

 
Vedi, le tormente !
Eppure le ho viste morire
ai piedi di un giglio
che cantava per un petalo
solo
.
Hanno grazie acute
e tolgono le finestre
mentre rubi.
Hanno le sete piu belle
ma vestono di cilicio
gli occhi persi.
 .
Pòrtati sempre una poesia
nei tuoi occhi.
Ne temono gli eserciti,
che una sola virgola
strappa notti intere.
.
Il pane, il pane!
Noi siamo briciole
per i passeri senza cielo,
siamo la prova del dono,
un catino di limo
che sa fiorire….

Stefano Lovecchio

Scuola

Negli azzurri mattini
le file svelte e nere
dei collegiali. Chini
su libri poi. Bandiere
di nostalgia campestre
gli alberi alle finestre.

SANDRO PENNA

Published in: on gennaio 12, 2012 at 07:05  Comments (5)  
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