Nevicata

Neve morbida
s’imbeve dell’impronta lasciata
ghiaccio fissa per poco la traccia
nuovi fiocchi candidi ricoprono i passi

un pettirosso si nasconde fra i rami
intirizzito dal gelido vento
si ricopre di foglie resistendo al gelo

si staglia fioco un raggio di sole
ragnatele ghiacciate brillano
rispecchiando riflessi arcobaleno

tutto sembra fermarsi silenziosamente
lo sguardo soppesa la purezza
di quel bianco manto

Maristella Angeli

La bianca signora

La neve è arrivata silenziosa
stanotte e, artista senza tempo,
ha dipinto tetti alberi siepi strade
di bianchi cristalli che brilleranno
ai raggi del primo sole. Ora scende
bianca dal cielo grigio chiaro
che incupisce verso l’orizzonte.
Danza con i suoi fiocchi,
bianche farfalle della mia infanzia,
col vento che volentieri l’accompagna
a passo di valzer su davanzali e terrazze
a spruzzare di bianco il verde dei fiori,
che l’attendono timorosi, a capo chino.
Il suo vestito ampio e arioso
dalle infinite tonalità di bianco
copre la spiaggia e si scioglie
tra le onde fredde e biancastre del mare
che la chiama rauco con voce d’amore.
Volano rapidi e taciti tra i fiocchi vaganti
bianchi gabbiani e merli neri.
Il silenzio è attraversato da qualche
grido felice di bimbo. Un cane abbaia festoso.
E la neve, bianca ed elegante signora,
continua a spargere con la sua bianca mano
bianche farfalle volanti sulla città
raccolta in se stessa e quasi in pace.

Nino Silenzi

Gennaio

sotterra l’anno morto,
spegne le luci di Natale
solleva in fretta il sole
dal fondo del solstizio…
Cade la neve
a fiocchi di speranza
copre gli aridi spogli
e poi conduce
progetti,
speranze,
promesse
di un anno migliore…
Prendi lo spunto
di questo primo passo
per seguire
un indirizzo buono,
conta una strada irta di scalini
per abbracciare il quadro
dove pullula il coro
di lacrime e soprusi,
grida una parola
contro il male …
forse tutti insieme
potremo riuscire
a spaventarlo.

Giuseppe Stracuzzi

Contrasti

Scorre la vita
e non aspetta:

nemmeno quando ci sbatti contro
e tutto si ferma.

O mentre tu assapori ignaro
il gusto dell’essenza, c’è
 chi come Paolo
           -muore-
 senza una ragione ben precisa.

Fiocchi d’amaranto piovono
sulla neve ancora fresca …
sa di nuovo l’acciaio al polso
            senza vita.

Beatrice Zanini

Published in: on novembre 20, 2011 at 07:16  Comments (8)  
Tags: , , , , , , , , ,

Scirocco

E sovra i monti, lontano sugli orizzonti

è lunga striscia color zafferano:

irrompe la torma moresca dei venti,

d’assalto prende le porte grandi

gli osservatori sui tetti di smalto,

batte alle facciate da mezzogiorno,

agita cortine scarlatte, pennoni sanguigni, aquiloni,

schiarite apre azzurre, cupole, forme sognate,

i pergolati scuote, le tegole vive

ove acqua di sorgive posa in orci iridati,

polloni brucia, di virgulti fa sterpi,

in tromba cangia androni,

piomba su le crescenze incerte

dei giardini, ghermisce le foglie deserte

e i gelsomini puerili – poi vien più mite

batte tamburini; fiocchi, nastri…

Ma quando ad occidente chiude l’ale

d’incendio il selvaggio pontificale

e l’ultima gora rossa si sfalda

d’ogni lato sale la notte calda in agguato.

LUCIO PICCOLO DI CALANOVELLA

Fredde gocce d’inverno

Gocciola fredde gocce d’inverno
il paradiso disteso sul monte.
Come una mano gelata, accarezza
cime e pendii…E scalda il mio cuore.

Cogli ermellini, candidi manti,
sembrano andare – gli abeti – al passare
di teleferiche, come sospese,
spinte dai soffi di gelidi fiati.

Voli biancastri sul fondo azzurro
passano in alto da un picco ad un altro:
si fanno ombre che corrono via
sopra il mantello incantato del gelo.

Di pace intensa il bianco profumo
scivola libero per ogni dove.
L’eco trascina per tutta la valle
lo jodler trapunto di stelle alpine.

Una ad una rispondono l’orme
con lo strumento fragrante dei passi:
un suono lieve di fiocchi pressati,
di leggerezza di paradiso.

Armando Bettozzi

Dliiin!

Dita tremanti
lente
a slacciare fiocchi rossi
sull’ovale caldo del mouse,
a svelare palpiti
inseguirsi in schermi muti
come occhi
in cui cercare avidi
l’altro sguardo.
E allora
sensualmente
pervade
orecchio e corpo
quell’onda acustica
rapida, liscia,
quel lieve, acuto
elettronico tintinnio
di lattescente posta.
Sospirato
“dliiin!” di ricezione
che s’attende
sapendolo arrivare,
che non vedendolo
impallidisce il viso,
che quasi accidentale
bussa al video, poi,
annunciando amore
entrare in te
in sinuosa forma
di nuovo messaggio,
da leggersi piano
per prolungare l’attimo…
E intorno il nulla.

Daniela Procida

Just like a Woman

Nobody feels any pain
Tonight as I stand inside the rain
Ev’rybody knows
That Baby’s got new clothes
But lately I see her ribbons and her bows
Have fallen from her curls
She takes just like a woman, yes she does
She makes love just like a woman, yes she does
And she aches just like a woman
But she breaks just like a little girl.

Queen Mary, she’s my friend
Yes, I believe I’ll go see her again
Nobody has to guess
That Baby can’t be blessed
Till she finally sees that she’s like all the rest
With her fog, her amphetamine and her pearls
She takes just like a woman, yes she does
She makes love just like a woman, yes she does
And she aches just like a woman
But she breaks just like a little girl.

It’s was raining from the first
And I was dying there of thirst
So I came in here
And your long-time curse hurts
But what’s worse
Is this pain in here
I can’t stay in here
Ain’t it clear that.

I just can’t fit
Yes, I believe it’s time for us to quit
When we meet again
Introduced as friends
Please don’t let on that you knew me when
I was hungry and it was your world
Ah, you fake just like a woman, yes you do
You make love just like a woman, yes you do
Then you ache just like a woman
But you break just like a little girl.

§
PROPRIO COME UNA DONNA
Nessuno non ha sofferenze
Stanotte mentre sto sotto la pioggia
tutti sanno
che Baby ha dei nuovi vestiti
ma di recente ho visto che i suoi nastri e i suoi fiocchi
sono caduti dai suoi riccioli
Lei parla proprio come una donna
Lei fa l’amore proprio come una donna, si, è così
e lei fa soffrire proprio come una donna
ma lei va in crisi proprio come una bimba.

La regina Mary é mia amica
Si, credo che andrò ancora a trovarla
Nessuno deve credere
che Baby non può essere benedetta
fino a che lei non si accorga di essere come tutti gli altri
con la sua nebbia, le sue anfetamine e le sue perle
Lei parla proprio come una donna
Lei fa l’amore proprio come una donna, si, è così,
e lei fa soffrire proprio come una donna
ma lei va in crisi proprio come una bimba.

Stava piovendo dall’inizio
e stavo morendo di sete
cosi sono entrato
e la tua antica maledizione ferisce
ma quello che é peggio
è questa sofferenza
Non posso restare qui
è chiaro
che proprio non ci riesco
sì credo sia l’ora di lasciarci
quando ci incontreremo ancora
presentati come amici
per favore non far capire che mi conoscevi quando
io ero affamato, e quello era il tuo mondo
ah tu fingi proprio come una donna, sì
tu fai l’amore proprio come una donna, sì, è così,
poi fai soffrire proprio come una donna
ma vai in crisi come una bimba.

BOB DYLAN

Neve di maggio

Il silenzio sui campi fioriti
e nel silenzio c’è la tua essenza.
Leggera e impalpabile
cade e risale
la neve di maggio.
Fiocchi inafferrabili portati via dal vento tiepido
ad essi affido i miei pensieri.
Mi lascio andare, sprofondare
nella pace di un campo di papaveri in fiore
e vedo te
il tuo viso
il tuo sorriso.
Eleganti e maestosi
i caldi fiocchi
volano via orizzontalmente
ovattano l’erba e i fiori in boccio
riempiono di significato
la primavera,
come tu riempi il mio cuore.
Un glicine carico
espande il suo profumo generoso
C’è odore di te.
Il cielo mi chiama
e nel silenzio chiudo gli occhi
un violino suona silenzioso dentro
e un passero cinguetta cantando.
C’è suono di te.
Una forza smisurata
mi esplode dentro
e inspiro l’essenza
l’odore,
il suono.
Lacrime improbabili allagano gli occhi.
Che sia questa la felicità?

Sandro Orlandi

Fiori d’arancio

Come un preludio peccaminoso è marzo
la nudità che vuole l’artista,
il suo chimono,
fatto di luce e tempo sospeso.
In sponde opposte
è questo svilimento di arance a farci giorno
l’assenza delle onde
il labbro che si spacca: tributo passeggero
alla santità d’inverno.
Ci spiumano traversi dei fiocchi, a pieno viso
l’aridità del vento in pianura
muore l’erba, le mani nelle tasche
le isole felici.
Così procede, alterno a singhiozzi
il passo d’api
il fragile ricamo d’uccellagione insorta.
I vetri fanno mille e più crepe alla memoria
mille e più te riflessa
aggrappata alla mia schiena;
germogli che affamati succhiavano la vita.

Massimo Botturi