Tardo autunno a Venezia

SPÄTHERBST IN VENEDIG

Nun treibt die Stadt schon nicht mehr wie ein Köder,
der alle aufgetauchten Tage fängt.
Die gläsernen Paläste klingen spröder
an deinen Blick. Und aus den Gärten hängt

der Sommer wie ein Haufen Marionetten
kopfüber, müde, umgebracht.
Aber vom Grund aus alten Waldskeletten
steigt Willen auf: als sollte über Nacht

der General des Meeres die Galeeren
verdoppeln in dem wachen Arsenal,
um schon die nächste Morgenluft zu teeren

mit einer Flotte, welche ruderschlagend
sich drängt und jäh, mit allen Flaggen tagend,
den großen Wind hat, strahlend und fatal.

§

La città più non fluttua come un’esca
a captare ogni giorno che s’affacci;
ora al tuo sguardo i vitrei palazzi
dànno un suono più crudo. E dai giardini penzola

l’estate come marionette in mucchio,
a testa in giù, estenuate, uccise.
Ma dal fondo, da antichi scheletri di foreste,
una volontà sale, come se l’Ammiraglio

dovesse in una notte raddoppiare le galere
nell’Arsenale in veglia a incatramare
già la prossima brezza mattutina

con una flotta che a forza di remi
avanza e empiendo il giorno di pavesi
prende il gran vento, raggiante e fatale.

RAINER MARIA RILKE

Inventando

Nella mia notte le ho contemplate
scapigliata flotta di mari lontani
chioma petto cosce dilaganti
carne soda desolata e fulva

Verdi deliqui, rose durature.

Capelli biondi d’oro mossi nel vento
occhi pervinca e pelle blanca
ma il vello schietto e biondo
diceva tutta la forza dei suoi lombi.

La tua anima dov’è
io l’ho dislocata al sicuro
e lo svago della carne scivolò
in seno ad una tacita morte.
dopodichè niente tempio sul mare
niente sirene e vestali
resta per me un tugurio stretto
fatto di solitudine.

Marcello Plavier

Così anche con me

Perfino la flotta rientra al porto.

Perfino il treno corre verso la stazione.

E io verso di te ancor più,

perché io amo,

sono proteso e attirato.

Il cavaliere avaro di Puskin scende

ad ammirare e frugare nei suoi sotterranei.

Così io

ritorno a te, o amata.

Mio è questo cuore:

lo ammiro.

Voi tornate a casa contenti.

Vi raschiate la sporcizia,

radendovi e lavandovi.

Così io

ritorno a te,

e andando

verso di te,

non vado forse a casa?!

Il grembo terrestre i terrestri accoglie.

Noi torniamo alla nostra meta finale.

Così io

verso te

Inesorabilmente tendo,

anche appena separati,

e persi di vista appena.

VLADIMIR VLADIMIROVIČ MAJAKOVSKIJ (da “Amo”)